Anisakis, sintomi e rischi nel mangiare pesce crudo

Anisakis, sintomi e rischi nel mangiare pesce crudo

Le larve di anisakis si annidano nelle pareti dell'intestino

    Anisakis, sintomi e rischi nel mangiare pesce crudo

    Anisakis: quali i sintomi e i rischi nel mangiare pesce crudo? Si tratta di vermi parassiti che sono diffusi principalmente nei Paesi in cui si mangia abitualmente il pesce crudo, come il Giappone. Da diverso tempo, però, da quando si è diffusa anche in Europa e in America la moda del sushi, questa malattia, chiamata anisakidosi, è presente in diverse aree del mondo. In generale sono a rischio i soggetti che consumano pesce o calamari crudi o cotti in modo insufficiente. Il modo migliore per prevenire questa patologia, che vede i vermi annidarsi nelle pareti dello stomaco, consiste nel non consumare questi prodotti.

    Sono differenti i sintomi dell’anisakidosi. Il quadro sintomatologico può comprendere dolore addominale, nausea, vomito, diarrea, distensione addominale, la presenza di sangue e muco nelle feci e una leggera febbre. Il dolore a livello dell’addome si avverte solitamente dopo alcune ore dall’ingestione delle larve e in alcuni casi il vomito permette la loro espulsione. Se le larve riescono a raggiungere l’intestino, si ha una vera e propria reazione immunitaria grave, nel giro di qualche settimana, con sintomi simili a quelli del morbo di Crohn.

    Quando la malattia si manifesta con una certa gravità, è possibile intervenire esclusivamente con l’intervento chirurgico, attraverso la rimozione dell’anisakis dalla lesione. Solo in questo modo si può alleviare la sensazione di dolore.

    Le larve in questione sono pericolose per l’uomo anche quando sono cotte, perché rilasciano alcune sostanze biochimiche e possono causare anche delle manifestazioni allergiche, come l’orticaria e lo shock anafilattico. Bisogna prestare molta attenzione ai sintomi, perché si tratta di una condizione che va trattata tempestivamente, per evitare complicanze molto gravi, come la perforazione intestinale.

    In genere la cura per l’anisakidosi prevede la rimozione del parassita dall’organismo, attraverso un’endoscopia o un intervento chirurgico. Esistono dei casi in cui l’infezione può guarire attraverso una terapia sintomatica, ma l’operazione può essere necessaria quando, ad esempio, si verifica un’ostruzione intestinale. Alcuni studi hanno dimostrato la possibilità di utilizzare l’albendazolo per la cura di questa patologia.

    La prevenzione è l’unico modo per evitare l’infezione. Bisogna evitare di mangiare pesce crudo o poco cotto. Per eliminare i parassiti che possono essere presenti nei prodotti ittici possono essere seguite delle regole ben precise che riguardano la modalità di cottura e il congelamento. La temperatura interna che devono raggiungere il pesce e i molluschi durante la cottura deve essere di almeno 63 °C. Per quanto riguarda il congelamento, la Food and Drug Administration consiglia di mantenere il prodotto per 7 giorni ad almeno -20 °C. In alternativa si può mantenere il pesce ad almeno -35 °C fino alla solidificazione, per poi conservarlo per 15 ore ad almeno -35 °C. Si può anche mantenere fino alla solidificazione il pesce ad almeno -35 °C, per poi conservarlo per 24 ore ad almeno -20 °C.

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