L’intervento chirurgico per l’incontinenza urinaria: come funziona e quando va fatto

L’intervento chirurgico per l’incontinenza urinaria: come funziona e quando va fatto

Dalla colposospensione agli impianti di palloncini uretrali

da in Chirurgia, Salute
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    L’intervento chirurgico per l’incontinenza urinaria: come funziona e quando va fatto

    L’intervento chirurgico per l’incontinenza urinaria come funziona? Quando va fatto? L’operazione, che può essere condotta attraverso differenti tecniche, può essere risolutiva in alcuni casi, specialmente in quelli che non rispondono alle tradizionali terapie farmacologiche. L’incontinenza urinaria può essere veramente fastidiosa e, se all’inizio il soggetto la vive soltanto come un malessere, con il tempo può diventare causa di profondo disagio. E’ il medico a stabilire se sia opportuno intervenire chirurgicamente, valutando la situazione generale di salute del paziente. Esaminiamo alcune tecniche utilizzate per il trattamento chirurgico di questo problema.

    Per trattare chirurgicamente l’incontinenza da sforzo, si fa ricorso alla colposospensione. Si tratta della sospensione del collo vescicale, un intervento che è richiesto quando si hanno perdite involontarie di urina a causa dell’abbassamento della vescica. Quest’ultima viene suturata all’osso pubico, in modo che rimanga sospesa in posizione. L’operazione non richiede necessariamente la pratica di un’incisione grande nell’addome, visto che ultimamente sono state sviluppate tecniche chirurgiche mini-invasive. In alternativa alla colposospensione, si ha la sospensione ad ago: la vescica viene sospesa con un filo di nylon, in modo che possa arrivare fino alla superficie cutanea. Per rimediare al prolasso, che si verifica anche nella condizione in cui la vescica e l’uretra discendono nella vagina, si può mettere in atto una riparazione del segmento vaginale anteriore. E’ una tecnica correttiva, che interviene direttamente sulla parte prolassata.

    Un’altra tecnica chirurgica per trattare l’incontinenza consiste nell’uso dei palloncini uretrali. Questi ultimi sono impiantati in entrambi i lati dell’uretra e vengono riempiti con del liquido. Così riempiti, i palloncini mantengono sotto pressione l’uretra, facendola restare chiusa. Per regolare il volume del liquido introdotto, si utilizza un tubicino posizionato sotto la pelle.

    Il meccanismo di azione dello sfintere artificiale è molto simile a quello dei palloncini uretrali. Attorno all’uretra viene impiantata una struttura ad anello, che, riempita di liquido, esercita una pressione esterna. In questo modo si regolano l’apertura e la chiusura dell’uretra.

    Per aumentare la massa intorno all’uretra e, quindi, per fare in modo che l’apertura resti chiusa opportunamente, senza causare perdite involontarie, si può intervenire anche impiegando agenti volumizzanti uretrali. La tecnica consiste nell’effettuare iniezioni, immettendo delle cellule adipose o di collagene tratto da bovini. Questa tecnica richiede un trattamento ripetuto, perché di solito le sostanze utilizzate tendono ad essere riassorbite dal corpo nel giro di qualche tempo.

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