Incontinenza urinaria: cause e cure

Incontinenza urinaria: cause e cure

I tipi, la diagnosi e le nuove tecniche per contrastarla

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    Incontinenza urinaria: cause e cure

    Incontinenza urinaria: vediamo le cause e le cure. Il problema colpisce soprattutto le donne per una serie di fattori che sono legati anche all’anatomia femminile. Esistono vari tipi di incontinenza urinaria, quella da sforzo, che si ha quando la perdita di urina si verifica in presenza di uno sforzo fisico; quella da urgenza, quando si manifesta un improvviso e necessario bisogno di urinare; quella mista, che si può manifestare sia a causa di uno sforzo fisico che aumenta la pressione addominale, sia per l’urgenza di effettuare la minzione. Andiamo a vedere più precisamente quali sono i fattori che influiscono sul disturbo e come è possibile rimediare.

    Possiamo distinguere vari tipi di incontinenza urinaria. Quella da sforzo, nota anche come incontinenza urinaria da stress, si caratterizza per delle perdite che si verificano quando si registra un aumento della pressione addominale. Il tossire e lo starnutire, le risate, il chinarsi o attività come il sollevamento o il salto con la corda possono costituire delle cause. Un altro tipo è l’incontinenza urinaria da urgenza. In queste condizioni si avverte improvvisamente un impellente bisogno di urinare. Di solito il soggetto non riesce a raggiungere il bagno e va incontro a fuoriuscite di grandi quantità di urina. Fattori di rischio sono costituiti dall’invecchiamento, dal cattivo svuotamento della vescica e da un’alimentazione abbondante di sostanze irritanti, come il cioccolato, il caffè, il tè e i succhi di frutta.

    Abbiamo anche una forma mista, che è una combinazione di incontinenza da stress e di quella da urgenza. Esiste una forma da rigurgito, che si verifica quando la vescica non si svuota completamente oppure quando un ostacolo impedisce il normale deflusso dell’urina. Le cause possono essere rappresentate da stitichezza, iperplasia prostatica benigna, danni ai nervi o tumori. Altri fattori possono includere il diabete, l’herpes zoster e la sclerosi multipla.

    L’incontinenza strutturale deriva da problemi congeniti, mentre quella funzionale interessa di solito pazienti con disabilità mentali o fisiche, che si verificano anche se il sistema urinario presenta una struttura intatta. Si può soffrire di incontinenza funzionale per disturbi della mobilità, a causa del morbo di Parkinson o dell’Alzheimer o per demenza. Si ha incontinenza transitoria, invece, quando il problema può essere causato da una ridotta mobilità, da gravi forme di stipsi o da insufficienza surrenalica.

    Le cause dell’incontinenza urinaria vanno rintracciate in quei fattori che facilitano l’insorgenza del problema. Si possono ricordare la stitichezza cronica, le infezioni frequenti alle vie urinarie, l’uso di alcuni farmaci, come gli antidepressivi, gli antipsicotici, i diuretici, i sedativi e gli analgesici. Anche la mancanza di attività fisica può influire sul disturbo e bisognerebbe stare attenti all’alimentazione, perché ci sono alcuni cibi che possono favorire l’insorgenza dell’incontinenza. Si tratta di alimenti come il limone, le mele, l’ananas, lo zucchero, l’aceto, il pomodoro, il tè e il caffè.

    Nelle donne una certa responsabilità si può attribuire anche alla menopausa, perché il calo degli estrogeni, da cui dipende in gran parte la tonicità muscolare, facilita l’incontinenza. Anche il parto per via naturale predispone a soffrire maggiormente del disturbo e lo stesso si può dire per gli interventi chirurgici che riguardano la zona pelvica. Influiscono anche alcune malattie neurologiche, come il Parkinson, e la depressione endogena può avere un certo ruolo.

    L’incontinenza urinaria in gravidanza costituisce un disturbo comune, soprattutto nelle ultime settimane della gestazione. Il fastidio è determinato da fattori fisiologici, a causa dell’ingrossamento dell’utero, che esercita pressione sulla vescica. Influiscono anche i fattori ormonali, visto che durante la gravidanza l’organismo produce progesterone, un miorilassante che, agendo sulla muscolatura del pavimento pelvico, ostacola il controllo consueto dello stimolo. Generalmente il problema si risolve dopo il parto ed è possibile attuare una forma di prevenzione.

    Per esempio, durante il parto, è opportuno evitare che il bambino rimanga eccessivamente a premere sopra il pavimento pelvico durante la fase espulsiva, in modo da non causare lacerazioni.

    L’incontinenza urinaria, specialmente quella in gravidanza, può essere attenuata con un’apposita ginnastica. Si può fare ricorso agli esercizi di Kegel.

    • Ci si sdraia supini sul pavimento, tenendo le gambe allargate e contraendo i glutei. Si inspira con il naso e poi si espira mentre ci si rilassa. Si ripete l’esercizio per alcune volte, effettuando 30 secondi di intervallo tra l’uno e l’altro.
    • Ci si mette in piedi, si inspira con il naso e si contraggono i glutei mentre si espira.
    • Ci si mette distesi su un fianco, tenendo le gambe leggermente piegate. Si inspira e si espira contraendo e rilassando i glutei.

    La diagnosi dell’incontinenza urinaria va fatta dal medico dopo un’anamnesi e un esame delle condizioni di salute del paziente. In particolare sarà l’urologo a raccogliere le informazioni che riguardano le abitudini individuali e quelle che fanno riferimento alla storia medica del soggetto. Si effettua un esame fisico, per individuare eventualmente alcuni fattori che possono causare l’incontinenza, come la stitichezza, il prolasso, l’ernia, l’ostruzione delle vie urinarie e i disturbi neurologici. Il paziente viene sottoposto anche ad un esame del sangue e delle urine, per riscontrare eventuale presenza di infezioni o di calcoli urinari. In base ai primi esami, il medico può decidere di sottoporre il paziente ad altre indagini, come la cistoscopia o l’urodinamica. Gli obiettivi di questi esami sono rappresentati dalla misurazione della capacità della vescica e del flusso di urina e dal possibile riscontro di un mal funzionamento dei muscoli del pavimento pelvico.

    Le cure per l’incontinenza urinaria consistono nell’uso di alcuni farmaci a base di sostanze come la solifenacina e la tolterodina. Si tratta di molecole che impediscono le contrazioni della vescica. Se il disturbo non è molto grave ed è limitato ai casi di sforzo, il medico può prescrivere dei farmaci inibitori della ricaptazione della noradrenalina e della serotonina.

    Soltanto in alcuni casi è consigliato l’intervento chirurgico e deve essere deciso dopo un attento esame. In alcuni casi è importante servirsi anche di un processo di counselling e di riabilitazione, attraverso il quale il paziente viene riportato ad un cambiamento positivo del suo stile di vita: evitare i cibi piccanti, il fumo, gli alcolici, controllare il peso corporeo e l’ingestione di acqua prima di dormire.

    La riabilitazione è costituita soprattutto da metodi che allenano i muscoli del perineo e li regolano. Esistono percorsi di fisioterapia che, attraverso adeguati esercizi, agiscono sulla muscolatura del pavimento pelvico, per tonificare i muscoli e migliorare la sensibilità.

    Fra le tecniche da utilizzare per risolvere il problema dell’incontinenza urinaria c’è anche il bladder training. Si tratta di una ginnastica della vescica. Il paziente viene invitato a compiere esercizi e a tenere un diario, per registrare le minzioni. Inoltre il soggetto viene educato a regolarizzare il consumo di liquidi. Attraverso il diario si impara ad autoverificarsi, anche per quanto riguarda l’andamento della cura, che viene proseguita generalmente per due o tre mesi. Si può fare ricorso anche a delle tecniche strumentali. E’ importante specificare che queste ultime non possono essere eseguite in gravidanza, in casi di neoplasie o di malattie infiammatorie dell’apparato urinario. Alcune di queste tecniche sono l’elettrostimolazione e la stimolazione magnetica, che utilizzano stimoli elettrici e campi magnetici per fare contrarre la muscolatura del perineo. In alternativa si può usare il biofeedback: attraverso il posizionamento di alcuni elettrodi sull’addome e sul perineo, il paziente percepisce le contrazioni muscolari del pavimento pelvico e porta avanti una specie di rieducazione dell’attività muscolare.

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