Aspettativa di vita in Italia: il Rapporto Osserva Salute 2015

Aspettativa di vita in Italia: il Rapporto Osserva Salute 2015

Il nostro Paese è fra gli ultimi in Europa in spesa per la prevenzione

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    Aspettativa di vita in Italia: il Rapporto Osserva Salute 2015

    L’aspettativa di vita in Italia, secondo i dati che emergono dal Rapporto Osserva Salute 2015, tende a calare o a non aumentare più. Ne viene fuori un ritratto del nostro Paese sempre più vecchio, con oltre un italiano su cinque che ha più di 65 anni. Nel 2015 si parlava di speranza di vita alla nascita di 80,1 anni per gli uomini e di 84,7 per le donne. Un’inversione di tendenza, se prendiamo in considerazione i numeri relativi al 2014: 80,3 per gli uomini e 85 per le donne. Il problema consisterebbe nel fatto che non vengono destinati abbastanza investimenti per la prevenzione delle malattie. L’Italia riserverebbe a questo settore soltanto il 4,1% della spesa sanitaria totale. Siamo fra gli ultimi posti in Europa, oltre a manifestare un divario evidente fra Nord e Sud nelle prestazioni di assistenza.

    I dati del Rapporto fanno risaltare un aspetto preoccupante. In un Paese in cui dovrebbero predominare i principi fondamentali della dieta mediterranea, che si propongono di essere salutari, continuano a crescere i dati relativi al sovrappeso e all’obesità. Dal 2001 al 2014, per il sovrappeso, si è passati dal 33,9% al 36,2% e, per l’obesità, dall’8,5% al 10,2%. Il problema avanza con l’aumentare dell’età. Tutto ciò è imputabile anche alle scelte alimentari: dovremmo mangiare almeno 5 porzioni di frutta e verdura ogni giorno, ma siamo lontani da questo traguardo. Dal 2005 al 2014 la percentuale degli italiani che seguono questo comportamento alimentare è calata dal 5,3% al 4,9%.

    Secondo i dati a nostra disposizione, i consumi di alcol in Italia starebbero leggermente crescendo. Non è cambiata di molto la percentuale di chi non beve sopra gli 11 anni: nel 2013 era del 34,9%, mentre nel 2014 è passata al 35,6%. Per quanto riguarda il fumo, la tendenza sembra mettere in evidenza una discesa continua. Lo si evince bene considerando i dati relativi agli ultimi anni: nel 2010 fumava il 22,8% della popolazione, nel 2011 il 22,3%, nel 2012 il 21,9%, nel 2013 il 20,9%. E’ risultato che i maggiori fumatori sono coloro che hanno più di 50 anni di età. L’incidenza appare maggiore nelle città più grandi e in alcune regioni in particolare, come, per esempio, la Campania. E’ in crescita il consumo di antidepressivi, pari a 39,30 dosi definite giornaliere su 1.000 abitanti al giorno (dato relativo al 2014).

    La vaccinazione antinfluenzale per chi ha più di 65 anni è scesa passando dal 2013 al 2015. Si è passati, infatti, dal 63,4% al 49%. Gli esperti si dichiarano preoccupati da questo dato, ritenendo che proprio gli anziani costituiscano il gruppo più a rischio per le complicanze. L’Organizzazione Mondiale della Sanità, in accordo con il piano nazionale di prevenzione tramite le vaccinazioni, ha giudicato come soglia minima il raggiungimento del 75% della copertura. L’ideale sarebbe l’arrivo al 95%, ma in Italia, con il 49% di copertura, siamo molto lontani da questi livelli.

    Non bene nemmeno per le vaccinazioni in età pediatrica.

    Nel 2013 era stato stabilito il raggiungimento del 95% della copertura entro i 2 anni di età per le vaccinazioni obbligatorie. L’obiettivo era stato raggiunto, anche se negli anni successivi si era registrato un leggero calo. Le uniche ad essere cresciute sono le coperture contro la varicella e contro lo pneumococco coniugato. L’andamento è invece critico per la copertura contro il morbillo, la parotite e la rosolia.

    Gli esperti sottolineano che si è avuto un incremento dell’incidenza di alcuni tumori, soprattutto quelli alla mammella e al polmone per le donne e al colon retto per gli uomini. Le differenze emergono soprattutto a livello territoriale: nelle regioni del Sud si hanno finanziamenti più bassi per la spesa sanitaria e, quindi, aumenta la mortalità e diminuisce la speranza di vita anche a causa di queste patologie. Nel 2014 il nostro Paese ha sostenuto una spesa di 1.817 euro pro capite. In linea di principio il dato non registra delle diminuzioni, però già siamo tra i Paesi che spendono meno, in perfetto allineamento con gli Stati dell’Europa dell’Est. Davvero poco, se si considera che la Germania ha speso il 68% in più e la Finlandia il 35% in più. La spesa a testa più alta è quella sostenuta nel Molise, con 2.226 euro a testa. La più bassa, invece, è quella della Campania, con 1.689 euro per ciascun cittadino italiano.

    Dal Rapporto Osserva Salute 2015 emerge che sono sempre di più gli italiani che praticano l’attività sportiva. Soprattutto aumentano i nostri connazionali a cui piace svolgere attività fisica, come le passeggiate, la bicicletta e il nuoto. Non si tratta, quindi, di attività sportive organizzate, ma di esercizio fisico portato avanti con regolarità, anche a livello individuale. Nel 2014 gli italiani che svolgevano attività fisica costituivano il 28,2% della popolazione, qualcosa in più rispetto al 2013, quando questa percentuale si attestava al 27,9%. A praticare più sport sono coloro che vivono nelle regioni del Nord, mentre il territorio con meno italiani sportivi è quello della Campania.

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