Alimenti contaminati: la blacklist della Coldiretti

Alimenti contaminati: la blacklist della Coldiretti

Tra i cibi con irregolarità i broccoli provenienti dalla Cina

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    Alimenti contaminati: la blacklist della Coldiretti

    E’ allarme alimenti contaminati. La Coldiretti ha realizzato una vera e propria blacklist dei prodotti a cui prestare attenzione, il risultato degli studi realizzati dall’Agenzia europea per la sicurezza alimentare, che è stato pubblicato nel rapporto 2015 sui residui dei fitosanitari in Europa. In alto nella classifica ci sono i broccoli che provengono dalla Cina, il cibo considerato meno sicuro in base alle analisi effettuate sui campioni e alla rilevazione della presenza di residui chimici che possono risultare pericolosi per la salute. Quasi tutti i campioni analizzati di broccoli provenienti da questo Paese sono risultati irregolari.

    La presenza della Cina al primo posto della blacklist non è certo un caso, come ha spiegato la Coldiretti. Nel corso del 2015, infatti, il Paese asiatico è stato quello con il maggior numero di notifiche da parte dell’Unione Europea per la presenza di cibi considerati irregolari a causa di additivi, coloranti e micotossine che non rispettano le leggi. Proprio la Cina nel 2015 ha ottenuto 386 segnalazioni per irregolarità da parte dell’Europa (il 15% del totale di 2.967 allarmi). E non si tratta di un dato da sottovalutare, considerando ad esempio che il Paese nel corso dell’anno ha aumentato del 379% le esportazioni di concentrato di pomodoro in Italia. Nel 2015 si è trattato, in particolare, di 67 milioni di chili, circa il 10% della produzione nazionale.

    La blacklist stilata dalla Coldiretti include anche le melagrane provenienti dall’Egitto, che sono risultate irregolari in un caso su tre. Lo stesso Paese dell’Africa risulta nella classifica anche per quanto riguarda le fragole e le arance, che, attraverso le agevolazioni proposta dall’Unione Europea, arrivano anche nel nostro Paese. Grande attenzione bisognerebbe essere effettuata nei confronti del peperoncino proveniente dalla Thailandia e dei piselli del Kenia, sui quali sono state riscontrate delle irregolarità in un caso su dieci.

    Coldiretti spiega anche che sono stati riscontrati problemi nella frutta che proviene dal Sud America. A causa dell’utilizzo di Spinosad e Cypermethrin, sono stati considerati irregolari il 14% dei casi di meloni e cocomeri importati dalla Repubblica Dominicana.

    Qualche problema anche per quanto riguarda il Marocco, che invia nel nostro Paese arance, clementine, cetrioli, zucchine, olio d’oliva, pomodori, fragole e aglio, grazie a delle agevolazioni previste dall’Unione Europea. Un accordo che i produttori agricoli contestano in modo deciso, dal momento che nel Paese dell’Africa si possono utilizzare dei pesticidi che nel nostro continente sono vietati.

    Ecco nel dettaglio la lista dei prodotti contaminati sui quali sono state evidenziate delle irregolarità. Tra parentesi è indicata la percentuale di prodotti con irregolarità che vengono importati nel nostro Paese.

    1. Broccoli provenienti dalla Cina (92%)
    2. Prezzemolo proveniente dal Vietnam (78%)
    3. Basilico proveniente dall’India (60%)
    4. Melagrane provenienti dall’Egitto (33%)
    5. Peperoncino proveniente dalla Thailandia (21%)
    6. Menta proveniente dal Marocco (15%)
    7. Meloni e cocomeri provenienti dalla Repubblica Dominicana (14%)
    8. Fragole provenienti dall’Egitto (11%)
    9. Piselli provenienti dal Kenya (10%)
    10. Arance provenienti dall’Egitto (5%)

    Il dossier presentato dalla Coldiretti spiega che bisognerebbe prestare attenzione anche alla pizza nel nostro Paese. Molti prodotti utilizzati per la produzione della pizza, infatti, provengono da tantissimi chilometri di distanza e spesso non vengono fornite le giuste indicazioni ai consumatori. Il pomodoro concentrato proveniente dalla Cina, ad esempio, viene importato soprattutto in Campania. Lo stesso vale per le cagliate industriali. Il risultato consiste nel fatto che quasi due pizze su tre servite nei locali italiani sono realizzate con un miscuglio di ingredienti che provengono da altri Paesi.

    Un prodotto simbolo per l’Italia, che potrebbe però nascondere qualche problema, considerando che il fatturato da 10 miliardi di euro per il nostro Paese potrebbe provenire da ingredienti che arrivano da altri Stati, come 200 milioni di chili di farina, 30 milioni di chili di olio d’oliva, 260 milioni di chili di salsa di pomodoro e 225 milioni di chili di mozzarella. Il presidente della Coldiretti, Roberto Moncalvo, ha spiegato che la pizza rappresenta un vero e proprio simbolo dell’identità nazionale e garantire l’origine italiana dei prodotti per la sua realizzazione significa “difendere un pezzo della nostra storia”.

    Garantire la sicurezza alimentare con prodotti provenienti dalle regioni del nostro Paese è fondamentale, considerando che l’agricoltura italiana è la più attenta alla salute rispetto alle altre aree dell’Europa. Nel nostro Paese esistono 281 prodotti a denominazione di origine, c’è un grandissimo numero di aziende biologiche e il minor numero di prodotti alimentari con residui chimici considerati irregolari (0,4%), una percentuale inferiore di circa 4 volte rispetto alla media europea dell’1,4%.

    Il presidente della Coldiretti ha sottolineato che non c’è più tempo da perdere e che occorre rendere pubblici i flussi commerciali delle materie prime che provengono dagli altri Paesi, in modo che i consumatori possano conoscere i nomi delle aziende che utilizzano ingredienti realizzati all’estero. L’obiettivo, secondo la Coldiretti, consiste nel “liberare le imprese italiane dalla concorrenza sleale delle produzioni straniere realizzate in condizioni di dumping sociale e ambientale con rischi concreti per la sicurezza alimentare dei cittadini”.

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