Tutte le cure innovative e sperimentali per la terapia del Parkinson

Tutte le cure innovative e sperimentali per la terapia del Parkinson
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Ultimo aggiornamento: Venerdì 25/11/2016 07:17

    cure innovative sperimentali terapia parkinson

    Vediamo tutte le cure innovative e sperimentali per la terapia del Parkinson. Questa malattia neurodegenerativa è caratterizzata dall’impossibilità della guarigione. I pazienti sono soggetti ad una progressione inevitabile in senso negativo. Tuttavia è possibile riuscire a controllare i sintomi della patologia. Rigidità, tremore, perdita di equilibrio, movimenti che diventano sempre più lenti e che influiscono in maniera pesante sullo svolgimento delle attività quotidiane: tutte manifestazioni sintomatologiche, sulle quali è possibile intervenire grazie ad alcune tecniche che, nel tempo, sono state messe a punto per trattare i problemi derivanti da questa malattia. Esaminiamo una panoramica di queste metodiche.

    infusione intestinale levodopa parkinson

    Un trattamento innovativo consiste nell’uso dell’LCIG, che è la sigla che indica il levodopa carbidopa intestinal gel. Si tratta di un gel intestinale, capace di assicurare il mantenimento costante del livello del farmaco dopo la somministrazione, nonostante lo svuotamento gastrico. Questo rimedio si è rivelato molto utile, sia per quanto riguarda le funzioni motorie che per il miglioramento della qualità del sonno soprattutto dei pazienti che si trovano in uno stadio avanzato della patologia.

    safinamide parkinson

    Di recente ha cominciato ad essere commercializzato in Europa un nuovo farmaco impiegato nel trattamento dei sintomi del morbo di Parkinson. E’ il safinamide. L’obiettivo di questo principio attivo è quello di ridurre le complicanze motorie, che spesso sono provocate da un uso prolungato del levodopa. Il safinamide riesce ad inibire l’azione di alcuni enzimi, che hanno il compito di metabolizzare la dopamina nel cervello. Inoltre garantisce un effetto di inibizione anche nei confronti del glutammato. Gli esperti ritengono che questo principio attivo, utilizzato insieme ad altri farmaci, possa essere particolarmente efficace, anche perché gli effetti collaterali segnalati sono stati davvero pochi.

    stimolazione cerebrale profonda parkinson

    Indicata con la sigla DBS, la stimolazione cerebrale profonda prevede di inserire un elettrodo in un punto del cervello. L’elettrodo è collegato ad un generatore di impulsi, che viene immesso sotto la pelle a livello del torace. Per mezzo di un telecomando si attiva o si disattiva lo stimolatore, che, generando impulsi elettrici, determina una diminuzione dei sintomi. E’ uno strumento molto utile e che dura nel tempo, perché le pile vengono sostituite soltanto dopo tre o cinque anni. Ultimamente sono stati messi a punto nuovi apparecchi, che presentano batterie ricaricabili, che possono durare fino a 25 anni. Non tutti i pazienti sono ritenuti idonei all’impianto di questo apparecchio. Il medico può decidere per l’applicazione di questa tecnica, tenendo conto di alcuni fattori, come il quadro complessivo dei sintomi, l’età del paziente, il decorso della malattia e l’ambiente in cui il paziente stesso si trova a vivere.

    immunoterapia parkinson

    L’immunoterapia consiste nell’uso degli anticorpi, con lo scopo di intercettare alcune proteine, che, accumulandosi, possono determinare la morte dei neuroni. L’idea di fondo è quella di impedire l’accumulo delle proteine, sia per arrestare la progressione della patologia, ma anche, eventualmente, per evitarne l’insorgenza. In Austria e negli Stati Uniti si sta studiando molto questa tecnica e tra qualche anno potremmo saperne di più.

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