Influenza suina, sintomi: è ancora pericolosa?

Influenza suina, sintomi: è ancora pericolosa?

Il virus potrebbe tornare a far paura: ogni anno sono molte le persone colpite dall'infezione, anche in Italia

da in Influenza, Salute
    Influenza suina, sintomi: è ancora pericolosa?


    L’influenza suina, con i suoi sintomi caratteristici, è ancora pericolosa? Il virus A(H1N1) che ha causato la pandemia del 2009 e del 2010 è ancora in circolazione e non ha smesso di colpire la popolazione, anche in Italia. Nella scorsa stagione, ad esempio, si è verificato un aumento dei casi anche nel nostro Paese, il numero maggiore dal 2005: 6 milioni di italiani sono stati costretti a rimanere a letto a causa di un’infezione di questo tipo e circa 650 persone hanno dovuto affrontare una polmonite grave in rianimazione. Un numero molto elevato, che dovrebbe spingerci a prestare attenzione alle informazioni che si diffondono in Italia in relazione ai virus influenzali.

    Di recente, infatti, si è parlato a lungo del rischio di un’epidemia da virus influenzale EAH1N1, una variante del virus H1N1 che circola tra gli animali dal 1979. E’ stato visto che questo virus può trasmettersi in alcune condizioni anche tra gli esseri umani e le informazioni su questo virus hanno fatto scattare l’allarme in diversi Paesi del mondo.

    E’ bene ricordare, però, che non si sono verificati casi recenti e solo diversi anni fa c’è stata una vittima in Cina. Per il momento, quindi, come afferma anche Stefano Prandoni, pediatra e mebro della rete FluTracjers, che si occupa di sorveglianza delle epidemie, non c’è nessun rischio derivante da questa variante del virus.

    Non si dovrebbe trascurare, invece, il rischio che potrebbe derivare dal virus A(H1N1), che, dopo l’epidemia iniziale, è stato un po’ sottovalutato dal punto di vista della comunicazione e della prevenzione. Non si è parlato molto del virus nella stagione 2010/2011 e proprio in quell’occasione molto probabilmente, secondo Prandoni, un numero elevato di ricoveri si sarebbe potuto evitare con un’adeguata informazione da parte delle autorità e con una corretta campagna di vaccinazione.

    Ecco perché questo virus continua a far paura, considerando anche che, relativamente ai casi gravi dell’anno scorso, 9 su 10 hanno riguardato persone non vaccinate. Nella stagione 2014/2015 la polmonite ha colpito in misura maggiore persone giovani o di mezza età, soprattutto fumatori sovrappeso, senza patologie gravi.

    Pier Luigi Lopalco, che quando si è verificata la pandemia era a capo del Programma malattie prevenibili col vaccino del Centro europeo per il controllo delle malattie, ha spiegato che l’80% dei virus influenzali che attualmente vengono isolati nel continente europeo appartiene al ceppo A e tra questi la maggior parte (80%) è di tipo H1N1. Questo ceppo pandemico è particolarmente associato ad insufficienza respiratoria grave, che spesso richiede il ricovero in rianimazione.

    Il quadro sintomatologico dell’influenza suina è simile, inizialmente, a quello di altre infezioni influenzali. Si possono riscontrare febbre, brividi di freddo, naso congestionato, bruciore agli occhi, dolori muscolari, mal di gola, tosse secca, stanchezza e affaticamento, problemi gastrointestinali e mancanza di appetito.

    Tra le complicanze possiamo ricordare una sovrainfezione batterica e, di conseguenza, una polmonite, l’insufficienza respiratoria, l’aggravamento di patologie croniche del soggetto e problemi neurologici. Sono maggiormente a rischio le persone sopra i 65 anni di età, i neonati e i bambini piccoli, soggetti con malattie come diabete, asma e cardiopatie, donne in gravidanza.

    In occasione della prima pandemia è stata realizzata una vera e propria rete nazionale che attualmente comprende 16 centri altamente specializzati per il trattamento delle infezioni, anche attraverso l’utilizzo di strumenti avanzati. Nei casi gravi, infatti, è necessario intervenire con l’ECMO, un metodo di circolazione extracorporea per favorire l’ossigenazione del sangue evitando la ventilazione artificiale. La rete nel corso degli anni è stata chiamata “ReSpIRA” (Rete Specialistica per l’Insufficienza Respiratoria Acuta).

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