Pane al carbone: sicuri che fa bene?

Pane al carbone: sicuri che fa bene?

CNA Alimentare avverte che i panificatori che in Italia utilizzano questa sostanza come additivo colorante potrebbero rischiare una denuncia per truffa

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    Pane al carbone: sicuri che fa bene?

    Pane al carbone: sicuri che fa bene? Dopo la truffa alimentare scoperta in Puglia, dove i titolari di 12 panifici sono stati denunciati perché commercializzavano prodotti alimentari al carbone vegetale aggiungendo il colorante E153, emergono delle novità sull’utilizzo del carbone attivo come ingrediente per la preparazione di pane e focacce. CNA Alimentare, infatti, ha invitato i panificatori a prestare molta attenzione all’uso di questo prodotto, perché si rischia una denuncia per truffa. Secondo l’associazione a tutela degli interessi delle piccole e medie imprese alimentari, infatti, il carbone vegetale è una sostanza classificata come additivo. In quanto tale, quindi, non può essere utilizzata come ingrediente nell’impasto.

    CNA Alimentare ha invitato, attraverso una comunicazione, tutti i panificatori italiani ad evitare l’utilizzo del carbone vegetale nella preparazione degli alimenti, anche perché il nostro Paese può vantare una posizione di rilievo in Europa per quanto riguarda la qualità del pane tradizionale. Tra l’altro, secondo le norme europee, non è possibile denominare “pane” un prodotto realizzato aggiungendo agli ingredienti di base (come acqua, farina e lievito) il carbone vegetale come additivo colorante.

    Appositi regolamenti europei chiariscono che non si possono aggiungere nelle etichette delle informazioni relative agli effetti positivi del carbone vegetale sul nostro organismo, visto che lo stesso viene utilizzato esclusivamente come additivo colorante. Anche la Coldiretti ha posto l’accento sull’argomento sul quale si discute molto nelle ultime settimane, specificando che l’aggiunta del colorante non è vietata solo in Italia e in Europa, ma anche negli Stati Uniti, dove la Food and Drug Administration sarebbe, secondo la Coldiretti, “di solito più aperta ad accettare margini di rischio”.

    Il carbone vegetale è molto utilizzato in diversi settori, anche in medicina, grazie alla sua proprietà di assorbire differenti sostanze. Spesso abbiamo sentito parlare dell’uso del carbone attivo per depurare l’acqua: a causa della porosità di questo elemento, vengono assorbite delle sostanze potenzialmente pericolose presenti nell’acqua, permettendo di ottenere un liquido più puro. Ma il carbone vegetale ha molti altri utilizzi.

    Uno degli usi del carbone attivo è quello relativo alla pratica medica. Questo elemento viene utilizzati, ad esempio, in unione alla lavanda gastrica, con l’obiettivo di assorbire delle sostanze con effetti dannosi che sono state ingerite. In questo caso il carbone evita un passaggio di elementi indesiderati nel sangue, con un’azione di prevenzione nei confronti di problemi di tossicità in cui l’organismo potrebbe incorrere.

    Il carbone attivo, inoltre, viene utilizzato contro alcuni disturbi gastrointestinali, come gonfiore addominale e flatulenza, assunto solitamente in una quantità giornaliera compresa tra uno e due grammi.

    Negli ultimi tempi si è diffuso sempre di più l’utilizzo del carbone attivo nei prodotti alimentari da forno. Considerata la correlazione tra alcuni fastidi gastrointestinali e il consumo del pane, si è pensato ad un’integrazione tra i due elementi. Ma, per capire la reale efficacia del carbone attivo, bisognerebbe analizzare in modo preciso le proprietà di questo prodotto.

    Sappiamo, infatti, che il carbone attivo limita l’assorbimento da parte dell’organismo di alcune sostanze. Assumerlo, quindi, senza un vero e proprio controllo medico, potrebbe compromettere anche il corretto assorbimento di alcuni medicinali. Immaginiamo cosa potrebbe succedere se il carbone attivo fosse in grado di limitare l’assorbimento di un farmaco salva vita. Le conseguenze potrebbero essere davvero gravi.

    Un altro elemento che deve far riflettere è il benzopirene, contenuto in generale nei prodotti di combustione, proprio come il carbone. Se la quantità di questa sostanza è sicuramente limitata nell’uso medico del carbone attivo, possiamo dire la stessa cosa dell’utilizzo alimentare? Per capire ancora di più quanto è importante fare attenzione, bisogna considerare anche la quantità di carbone attivo consigliata per un kg di farina: corrisponde a 10-15 grammi. Questo vuol dire che con una quantità ridotta di pane si può raggiungere facilmente la dose consigliata per uso erboristico di questo elemento.

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