Mutismo selettivo: cause, sintomi e cosa fare

Mutismo selettivo: cause, sintomi e cosa fare

Le strategie da adottare nel caso in cui, in determinati contesti, il bambino non si esprima verbalmente

da in Psicologia, Salute
    Mutismo selettivo: cause, sintomi e cosa fare

    Mutismo selettivo: scopriamo le cause, i sintomi e cosa fare. Si tratta di un disturbo tipico soprattutto dell’età infantile, che si caratterizza per l’incapacità di parlare in alcuni contesti. Mentre in alcune situazioni il bambino si esprime verbalmente in maniera corretta, in altre tende a rinchiudersi nella non espressione orale. E’ possibile rimediare attraverso adeguate strategie terapeutiche, secondo anche ciò che è indicato nel manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali, nel quale il mutismo selettivo è classificato tra i disturbi d’ansia e da fobia sociale.

    Il mutismo selettivo è molto raro negli adulti, mentre interessa di più i bambini. Può comparire fra i 3 e i 5 anni, ma anche in età scolare, fra i 6 e i 10 anni. Può manifestarsi anche nell’adolescenza, fra gli 11 e i 13 anni. E’ collegato strettamente ad una condizione di disagio psicologico. Le cause principali sono state rintracciate in quelle intrinseche al carattere del soggetto, che generalmente è molto timido, oppure vanno rapportate all’ambiente familiare e ai rapporti che il piccolo ha con i genitori. Le situazioni più comuni in cui il bambino non parla sono il contesto scolastico e quelle in cui si verifica la presenza di estranei.

    Il sintomo tipico del mutismo selettivo consiste nell’incapacità di esprimersi verbalmente in un contesto sociale generalmente diverso da quello familiare. Non si tratta soltanto di una semplice timidezza, visto che i bambini che soffrono di questo disturbo di solito non riescono ad esprimersi verbalmente nei contesti che provocano loro ansia. Il bambino tende a selezionare in modo molto preciso gli ambienti in cui esprimersi.

    Il piccolo può manifestare il desiderio di parlare, ma è come se sentisse una sorta di “groppo alla gola”, che glielo impedisce. Il suo sguardo è assente e impacciato e, quando un estraneo gli parla, può girare la testa dall’altro lato, quasi si volesse nascondere.

    Può esprimersi a gesti, con dei cenni del capo o con le mani, attraverso i quali riesce a farsi comprendere.

    In chi soffre di mutismo selettivo a volte è possibile riconoscere una postura fisica peculiare dei disturbi ansiosi, come, ad esempio, le braccia rigide, la testa tenuta verso il basso o lo sguardo che tende ad evitare l’interlocutore. Possono manifestarsi anche attaccamento eccessivo ad un genitore, soprattutto la madre, e ansia da separazione. Possono essere frequenti disturbi del sonno e dell’alimentazione, attacchi di rabbia e tendenza a bagnare il letto di notte.

    Gli esperti suggeriscono di solito di non fare nulla, in quanto il disturbo tenderebbe ad essere transitorio. In alcuni casi, però, può essere efficace l’intervento attraverso una terapia cognitivo-comportamentale, specialmente se il mutismo selettivo persiste nell’età dell’adolescenza. Sono sempre il medico o lo specialista a decidere come procedere nei singoli casi, anche se di solito si tende ad evitare l’assunzione di farmaci.

    Molto importante è il comportamento adottato dai genitori e da chi opera nel contesto scolastico. E’ essenziale non sgridare il bambino e non forzarlo a parlare. E’ fondamentale non far percepire al bambino la propria ansia, quando lui si rifiuta di parlare, ed evitare di agitarsi. In presenza di estranei si può stimolare la comunicazione non verbale attraverso i gesti e gli sguardi. In questo modo il bambino può acquistare maggiore sicurezza in se stesso.

    A scuola, gli insegnanti devono essere a conoscenza del problema, in modo da poter mettere a punto un piano di insegnamento individualizzato e consentire al piccolo la progressione dell’apprendimento. E’ opportuno favorire l’interazione con i coetanei, senza però mai forzarla.

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