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Perché andare al cinema ci fa stare meglio

Perché andare al cinema ci fa stare meglio

I meccanismi neurobiologici del nostro cervello di fronte alle scene di un prodotto cinematografico, con le relative emozioni

da in Psicologia, Salute
    Perché andare al cinema ci fa stare meglio

    Perché andare al cinema ci fa stare meglio? Gli esperti affermano che si va al cinema per provare emozioni intense, le quali non escludono quelle tristi. La sala cinematografica è ideale anche per piangere, a partire dalla disposizione del pubblico, rivolto verso lo schermo e ostacolato nel guardarsi negli occhi. Non soltanto, quindi, si va al cinema per ridere, ma anche per provare la tensione generata dai momenti più significativi. Secondo Frederick Luis Aldama, esperto di psicologia dell’Ohio State University, si può capire cosa succede nel nostro cervello proprio attraverso la sperimentazione dell’emozione, anche quella che proviamo al cinema.

    Alcuni studiosi hanno cercato di analizzare i meccanismi neurobiologici che si mettono in atto quando le emozioni generate da un film attivano il cervello degli spettatori. Sono stati fatti degli studi particolari, utilizzando la risonanza magnetica funzionale, per esplorare le reazioni di diverse aree cerebrali alle scene che si vedono nei film.

    Una delle pellicole cinematografiche utilizzate per questo tipo di esperimenti è stata “Il buono, il brutto e il cattivo” di Sergio Leone. La visione di questo film e l’esplorazione cerebrale per mezzo della risonanza magnetica hanno consentito di riscontrare un’attività cerebrale simile per tutti gli spettatori. Questo vuol dire che il film è stato capace di attivare in persone diverse la stessa zona della corteccia cerebrale.

    Nello specifico sono state attivate le aree visive, quelle uditive, quelle critiche per il linguaggio. Molto sorprendente è stato scoprire come si siano attivati movimenti molto simili anche a livello oculare. Tutto questo è stato il risultato di un insieme di tecniche tipiche del cinema, come il montaggio, la durata delle scene, le luci e la scelta delle inquadrature.

    Secondo ciò che ha scritto l’esperto Salman Akhtar in un articolo pubblicato sull’American Journal of Psychoanalysis, il cinema sarebbe capace di evocare la rappresentazione psicoanalitica delle fasi della vita attraverso l’identificazione con i personaggi.

    Gli studiosi sostengono che l’individuo abbia la tendenza a ripetere degli schemi originali nel rapportarsi con gli altri, delle tipologie entrate a far parte del proprio modo di essere. Secondo la psicoanalisi, la qualità delle nostre prime relazioni ha un ruolo determinante nel condizionare il rapporto con gli altri. I film agirebbero come strumento di cambiamento, proponendo delle nuove esperienze da vivere, anche se virtuali.

    Al cinema non si provano soltanto emozioni positive o negative, ma ci sono anche quelle che ruotano intorno alla paura. Particolarmente attrattive sono quelle pellicole che si incentrano sulla suspence. E’ come se fossimo attratti dal provare di fronte ad uno schermo quella tensione che invece tutti vorrebbero evitare nella vita reale.

    Come è possibile tutto ciò? Julian Hanich, dell’Università di Groningen, spiega che la tensione interiore di fronte ad una scena potenzialmente travolgente paradossalmente è capace di allentarsi. E’ come se alla fine lo spettatore avesse paura della paura stessa. Questo meccanismo della psicologia umana, secondo l’esperto, entra in funzione anche quando si rivede una scena spaventosa, di cui già si conosce il finale.

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