I 208 esami e visite mediche che rischiano di diventare a pagamento

I 208 esami e visite mediche che rischiano di diventare a pagamento
da in Salute, Sanità
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    I 208 esami e visite mediche che rischiano di diventare a pagamento

    208 esami e visite mediche che rischiano di diventare a pagamento, se non sono ritenuti necessari per i pazienti. Arriva la stressa sulla Sanità per risonanze magnetiche, tac, esami di laboratorio e genetici, test allergici. Sono comprese anche pratiche comuni, dall’esame per il colesterolo all’estrazione dei denti. L’elenco di tutte le prestazioni sanitarie che da gratis potrebbero diventare a pagamento e ricadere così sulle spalle degli italiani è stato presentato ai sindacati dei medici, i quali potranno fare le loro osservazioni sull’argomento. Ottenuto il parere positivo del Consiglio Superiore di Sanità, che ha già dato un via libera preliminare, il testo potrà proseguire il suo iter verso l’approvazione.

    L’obiettivo di tutta l’operazione è arrivare ad una riduzione degli sprechi per le casse pubbliche. In particolare, infatti, sono coinvolte le risonanze magnetiche, quando vengono considerate degli esami inutili. Effettuare una risonanza magnetica costa molto e, a detta dello Stato, spesso questi esami vengono svolti anche quando non ce ne sia bisogno. Dai dati stimati è emerso che l’Italia è il primo Paese in Europa nella classifica di chi svolge il maggior numero di questi accertamenti.

    Se l’elenco delle prestazioni a rischio erogabilità a carico dello Stato entrerà in vigore, per esempio l’esame della colonna vertebrale senza mezzo di contrasto potrà essere a carico del Servizio Sanitario solo se il dolore alla schiena resiste alla cura e si protrae per almeno 4 settimane, in assenza di sindromi neurologiche o sistemiche. Se non ci sono particolari problemi, prima di potersi sottoporre di nuovo gratis ad un esame di questo genere, bisognerà aspettare un anno.

    Per quanto riguarda la risonanza magnetica alla colonna, sia con che senza mezzo di contrasto, è stato stabilito che, per essere a carico del Servizio Sanitario, ci deve essere un collegamento con una patologia oncologica o con problemi di carattere traumatico.

    Nell’elenco sono comprese anche molte prestazioni odontoiatriche, che già attualmente sono piuttosto difficili da far passare a carico di aziende sanitarie e ospedaliere. Si tratta di prestazioni, per le quali di solito ci sono tempi di attesa molto lunghi. Estrazioni, applicazioni di corone e inserimento di protesi potranno andare a carico del sistema pubblico, soltanto se il paziente è in condizioni di vulnerabilità sociale e sanitaria.

    L’idea che c’è alla base del provvedimento è quella di passare gratuitamente soltanto le prestazioni che rispondano ad un’indicazione specifica e che quindi possano essere ritenute davvero utili. Anche i medici dovranno stare attenti alla prescrizione degli accertamenti, perché, se dovessero stabilire degli esami considerati inappropriati, potrebbero andare incontro ad una sanzione pecuniaria. Ecco perché Massimo Cozza, della CGIL Medici, ha aspramente criticato questo sistema, che, secondo la posizione dei camici bianchi, rischierebbe di rompere il rapporto fra medici e cittadini.

    Sui tagli alla Sanità 2015 dello stesso parere è anche Domenico Iscaro, dal 2006 Presidente Nazionale dell’ANAAO ASSOMED (Associazione Medici Dirigenti), che ha riferito che i cittadini “saranno costretti a pagarsi di tasca propria le prestazioni che il medico ritiene opportune ma che non potrà prescrivere“. Fanno sentire le loro critiche anche i medici di famiglia, che promettono di alzare i toni della loro protesta. Secondo Silvestro Scotti, della Federazione dei Medici di Medicina Generale, questo provvedimento ridurrebbe il ruolo del medico.

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