Parto in anonimato: la legge in Italia che può salvare la vita ad un neonato

Parto in anonimato: la legge in Italia che può salvare la vita ad un neonato
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    Parto in anonimato: la legge in Italia che può salvare la vita ad un neonato

    Il parto in anonimato esiste e può salvare molte vite, evitando casi come questo. Un neonato privo di sensi e in arresto cardiaco è stato trovato a testa in giù nella tazza del water, in seguito all’intervento degli uomini del 118, che sono stati chiamati in un appartamento in zona Corvetto, a Milano. A telefonare è stata la sorella della donna che aveva appena dato alla luce il bambino. Aveva detto semplicemente che la madre non stava bene. I soccorritori, arrivati in casa, hanno trovato l’intera famiglia seduta a tavola. Hanno indicato che il bambino si trovava in bagno, mentre loro continuavano tranquillamente a cenare. Arrivati in bagno, gli uomini del 118 hanno estratto il corpo dalla tazza e hanno tentato di rianimarlo.

    Hanno usato il piano della lavatrice, perché l’unico tavolo della casa era occupato dalle stoviglie e nessuno ha manifestato l’intenzione di liberarlo. Il bambino è stato portato in ambulanza all’ospedale Fatebenefratelli e collocato nella sala di rianimazione. I soccorsi non sono valsi a nulla e il bambino non ce l’ha fatta. La donna che ha fatto nascere il bimbo è una romena di 43 anni e romeno è anche il suo compagno. E’ stata avviata un’inchiesta, per capire in che condizioni sia stato partorito il bambino, se direttamente nel water o se sia morto in qualche altro modo e qualcuno abbia tentato di disfarsi di quello che riteneva ormai un cadavere.

    LINYI – Il fatto è successo nel settembre del 2014 a Linyi, in Cina. Una donna ha partorito il suo bambino in un bagno pubblico, ha scaricato il bimbo con lo sciacquone, per poi scappare. Il piccolo è rimasto incastrato nei tubi di scarico e le urla hanno richiamato l’attenzione di alcune persone, che hanno dato l’allarme. I vigili del fuoco hanno dovuto rompere la conduttura e l’hanno estratto vivo.

    CARPI – Nel mese di febbraio del 2013 a Carpi, nel modenese, una donna moldava ha partorito un bambino, che è stato poi trovato morto nella lavatrice di casa. L’allarme è scattato dopo che la donna si è presentata in ospedale con una forte emorragia.

    ROMA – Nel febbraio del 2013 un bambino è stato gettato nel cestino davanti all’ospedale San Camillo di Roma. Il piccolo non ce l’ha fatta. Secondo le indagini Marika avrebbe nascosto la gravidanza in famiglia e poi avrebbe partorito nell’abitazione della sorella.

    Il bambino è stato avvolto in una busta di plastica e poi in un lenzuolo.

    ROMA – Nel dicembre del 2012 una donna ha partorito nel bagno di un McDonald’s di Roma in zona Eur. Ha gettato il bambino nel water ed è fuggita. Il piccolo è stato trovato da due ragazze, che hanno chiamato la polizia.

    BOLOGNA – Nel mese di luglio 2012 una 21enne di Ozzano, in provincia di Bologna, ha partorito in casa un bambino di 22 settimane. Lo ha messo in un sacchetto di plastica e lo ha gettato in un cassonetto della spazzatura. Il bimbo era soltanto uno dei due gemelli. L’altro è stato partorito all’ospedale. Sono stati proprio i medici che si sono resi conto che si trattava di un parto gemellare.

    Non sempre l’attesa di un bambino viene accolta come una notizia gioiosa. Spesso, a causa di situazioni di estremo disagio, le neomamme sono portate a compiere anche atti terribili. Eppure forse non tutti sanno che è possibile partorire in anonimato. E’ la legge italiana a stabilire tutto ciò: le donne in gravidanza possono trovare assistenza per loro e per il bambino al momento del parto in ospedale e hanno la possibilità di lasciare il neonato proprio presso la struttura sanitaria in cui si sono recate per darlo alla luce.

    In questa maniera è tutto più facile, perché si evitano tragedie che spesso rimbalzano agli onori della cronaca e si ha la certezza che il bambino sarà al sicuro, finché non troverà una famiglia disposta ad accoglierlo. In questo modo le donne non vengono nemmeno colpevolizzate, perché la loro viene considerata una scelta libera.

    La donna che ha lasciato il bambino in ospedale non può nemmeno essere identificata e rintracciata. Infatti sul certificato di nascita del bambino, la cui dichiarazione viene effettuata dal medico, sarà indicata la dicitura “nato da donna che non consente di essere nominata”.

    Per i bambini lasciati in ospedale la direzione sanitaria effettua una segnalazione alla Procura della Repubblica presso il tribunale dei minori, spiegando la questione del neonato non riconosciuto. Viene avviato così il percorso necessario perché il piccolo venga adottato da una famiglia ritenuta idonea. E’ molto importante che gli stessi ospedali e i medici portino avanti l’obiettivo di informare quanto più possibile le future mamme sulla possibilità di restare in segreto, garantendo la possibilità di tutelare la salute delle donne e quella dei bambini.

    Photo credit: Paul

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