Rosolia: sintomi, contagio, durata e cura

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    Rosolia: sintomi, contagio, durata e cura

    Rosolia: vediamo insieme sintomi, contagio, durata e cura di questa malattia infettiva. Viene provocata da un virus del genere rubivirus, della famiglia dei Togaviridae. Come altre patologie quali il morbillo o la varicella, colpisce prevalentemente nell’età infantile ma non sono rari i casi di rosolia negli adulti. Se contratta in gravidanza, può causare malformazioni del feto. Si manifesta con un’eruzione cutanea molto simile a quella del morbillo. Seguiteci per capire come evitare il contagio e riconoscere la malattia.

    Sintomi

    In bambini e adulti, la malattia esordisce con febbre, dolori articolari e arrossamento della faringe. Come per la manifestazione del morbillo, si verifica un esantema di breve durata. Occhi lacrimosi e leggera tumefazione dei linfonodi sono altri sintomi della rosolia. Dalle analisi, si evince anche una riduzione del numero di globuli bianchi nel sangue. Talvolta, però, la malattia può essere anche asintomatica.

    Contagio

    Il contagio della rosolia avviene per via diretta, attraverso le goccioline di saliva disperse nell’aria. L’incubazione dura 2-3 settimane prima della comparsa dei sintomi. La contagiosità si estende dai 7 giorni che precedono l’esordio ai 4 successivi. La situazione è diversa per i neonati che hanno contratto l’infezione durante la gravidanza: in questo casi si parla di rosolia congenita e il virus rimane in circolo per mesi o persino un anno. Per verificare se la donna in stato interessante è immune al virus, serve un esame che valuti la presenza di anticorpi IgG e l’assenza di anticorpi IgM. Quando sono entrambi assenti, si è non immuni e quindi potenzialmente a rischio di infezione.

    Durata

    I sintomi più comuni della rosolia sono di lieve entità ed evidenti per 5-10 giorni. Tuttavia i dati rivelano che in una percentuale che oscilla dal 20 al 50 per cento, possono non manifestarsi affatto.

    Cura

    La terapia della rosolia è solo sintomatica e prevede la somministrazione di paracetamolo per abbassare la febbre. E’ caldamente consigliato il riposo a letto e, in caso di complicazioni batteriche come otiti e broncopolmoniti, è necessario l’uso di antibiotici per la cura della scarlattina. Se esposte al contagio, nei primi tre mesi di gravidanza le donne devono essere allontanate perché esiste il pericolo di danno all’embrione: il virus può causare gravi malformazioni agli occhi, alle orecchie e al cuore, oltre che deficit mentale. Attualmente, è consigliato un vaccino preventivo con una prima dose verso i 12-15 mesi di età, e un richiamo a 5-6 anni.