Malasanità in Italia, un tema da risolvere: i casi più sconvolgenti

Malasanità in Italia, un tema da risolvere: i casi più sconvolgenti
da in Malattie, Medicina, Salute, Sanità, Servizio Sanitario Nazionale
Ultimo aggiornamento: Sabato 20/02/2016 09:12

    In Italia la malasanità rimane un tema da risolvere, con numeri che spaventano per la loro gravità. Un recente rapporto presentato dalla Commissione parlamentare d’inchiesta sugli errori in campo sanitario e sulle cause dei disavanzi sanitari alla Camera, ha registrato 570 casi presunti da aprile 2009 a dicembre 2012: in 400 casi si è avuta la morte del paziente. Il ritratto della sanità italiana che emerge dal rapporto è l’ennesimo grido d’allarme: nel nostro Paese ci sono ancora gravi problemi che gravano sul sistema sanitario nazionale, con punte preoccupanti al Sud. Alcuni casi recenti hanno riportato alla ribalta la questione: tagli e incompetenza in un settore così delicato spesso significa mettere a rischio la vita dei malati. Secondo il rapporto della commissione, dunque, in 3 anni circa sono morte 400 persone per malasanità con 570 denunce, per errore imputato al personale medico e sanitario o per disfunzioni e carenze strutturali. “Gli episodi di malasanità non sempre però hanno a che fare con l’errore diretto dell’operatore: spesso questi episodi derivano da disservizi, carenze, strutture inadeguate, inefficiente servizio di eliambulanza, lunghe attese al pronto soccorso, difficoltà di trasferimenti dal paziente da un ‘ospedale a un altro, casi di infezioni ospedaliere”, si legge nel rapporto. Su 570 casi di presunti errori monitorati, 117 si sono verificati in Sicilia, 107 in Calabria, 63 nel Lazio, 37 in Campania, 36 in Emilia Romagna e Puglia, 34 in Toscana e Lombardia, 29 in Veneto, 24 in Piemonte, 22 in Liguria, 8 in Abruzzo, 7 in Umbria, 4 nelle Marche e Basilicata, 3 in Friuli, 2 in Molise e Sardegna, 1 in Trentino. Ci sono certo errori umani, ma le cause nella maggior parte dei casi sono strutturali. Soldi letteralmente buttati in una voragine pubblica a cui attingono medici e politici, che gravano sulle spalle dei cittadini e soprattutto dei malati, spesso con conseguenze terribili. I tagli alla spesa sanitaria e la pessima amministrazione, fatta di favori e mazzette, sono le vere cause di una situazione che non si può più tollerare: investire nella salute significa investire nella vita.

    A Catania una neonata è morta a poche ore dalla nascita per una crisi respiratoria. Nicole, figlia di Andrea Di Pietro e di Tania, è nata con un parto naturale e tutto è andato per il verso giusto. Un attimo dopo il parto qualcosa non è andato bene e i medici di una rinomata clinica di Catania si sono accorti che la bambina era soggetta ad una crisi respiratoria, perché, dopo il primo vagito, era affannata ed era come se non respirasse. A quanto pare la piccola aveva ingoiato del liquido amniotico. I medici dovevano toglierlo dai polmoni e avevano bisogno di una cannula. L’hanno cercata invano senza trovarla e alla fine la bambina è morta.

    La piccola Gloria Ascia è morta a due anni al Policlinico di Tor Vergata per un’operazione di trapianto di midollo osseo: dalle prime indagini emerge che sarebbe stato usato un catetere troppo grande che avrebbe rotto una vena, provocando la morte della piccola.

    Tempo fa aveva fatto scalpore la morte di un uomo di 76 anni deceduto dopo una trasfusione sbagliata a Grosseto. Ricoverato per una polmonite, il paziente è morto per colpa di una sacca di sangue che era destinata ad un’altra persona ricoverata in un letto vicino.

    Valentina Col, 17 anni, è morta per una crisi respiratoria mentre stava effettuando una Tac all’ospedale di Orbetello. A stroncare la sua giovane vita un’embolia polmonare massiva, determinata da una trombosi della vena iliaca sinistra, un’infezione dovuta all’addensamento di sangue nel polmone, forse dovuto a una polmonite o alla caduta che le era capitata mentre era in vacanza a Marina di Camerota (SA). La ragazza si era rivolta alla clinica Corbellis, a Vallo della Lucania, dove era stata visitata per la febbre che non scemava: la radiografia aveva evidenziato la frattura di una costola che, secondo i medici, era minima e “non dava segni di perforazione del polmone o della pleura”. Dopo la conferma dell’autopsia, le indagini hanno dovuto risalire la catena delle responsabilità per capire se e chi ha sbagliato diagnosi, non accorgendosi della broncopolmonite che l’ha portata alla morte.

    Una donna siciliana di 40 anni è morta a seguito di un cesareo effettuato all’ospedale di Nicosia (EN): il bambino era nato morto e per lei era giunte complicanze che hanno reso necessario il ricovero in rianimazione, ma né al nosocomio né a Caltanissetta c’erano posti disponibili. L’elisoccorso di stanza a Caltanissetta guasto, un’attesa di due ore prima arrivasse un altro elicottero da Palermo, dopo l’intervento dei carabinieri: troppo tardi per la donna che è morta nell’ospedale di Sciacca.

    Una donna di 43 anni, è morta dopo 14 ore di attesa e dolore al Policlinico di Tor Vergata. Arrivata con forti dolori addominali alle 13, solo alle 19, con l’aggravarsi dela situazione, ha ricevuto la diagnosi di calcoli alla cistifellea. I medici hanno deciso di ricoverarla, dopo 8 ore trascorse in barella, ma non c’era posto ed è stata messa su un letto nell’astanteria del Dea: le hanno somministrato antidolorifici che non sono bastati. In mancanza di cure adeguate, la donna è morta alle tre del mattino dopo.

    A Modena è scoppiato un caso di grandi proporzioni quando i Carabinieri del Nas hanno arrestato nove cardiologi del Policlinico cittadino dopo una lunga e complessa inchiesta: secondo le accuse i medici avrebbero eseguito sperimentazioni cliniche sull’uomo di presidi sanitari fuori da ogni autorizzazione con uso abusivo di attrezzature sanitarie non autorizzate, portando effetti negativi sui pazienti e gravando indebitamente anche sul sistema sanitario nazionale.

    Per chiudere la breve ma esplicativa carrellata, ricordiamo il caso di Francesco Mastrogiovanni, il maestro elementare morto nell’agosto del 2009 nell’ospedale di Vallo della Lucania (SA) dopo un ricovero di quattro giorni a seguito di un trattamento sanitario obbligatorio. Legato al letto mani e piedi, l’uomo è stato lasciato solo, a morire lentamente di contenzione. Il caso si è concluso con la condanna per i sei medici del reparto di psichiatria per omicidio colposo, sequestro di persona e falso ideologico con pene dai 2 ai 4 anni e con l’interdizione dai pubblici uffici per cinque anni. Le immagini mostrate dai familiari del video di sorveglianza e pubblicate su l’Espresso avevano mostrato la brutalità dell’episodio in tutta la sua gravità.

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