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Test per allergie e intolleranze alimentari: funzionano davvero?

Test per allergie e intolleranze alimentari: funzionano davvero?
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    Test per allergie e intolleranze alimentari: funzionano davvero?

    I test per allergie e intolleranze alimentari funzionano davvero? Spesso di discute di quanto sia importante effettuare una diagnosi corretta e si fa il punto sui falsi positivi, che a volte possono condizionare notevolmente le abitudini di vita dei pazienti. Una diagnosi che possa essere considerata valida non può limitarsi ai test, i quali sono presenti in gran numero e a volte riescono anche a dare, comunque, un’idea precisa. Spesso, però, alcuni esami mettono in luce numerose positività, che non sempre corrispondono alla realtà.

    Per questo motivo gli esperti fanno notare che si dovrebbe prestare molta attenzione ai test, perché a volte esami come l’analisi del capello o la biorisonanza possono dare dei risultati non corretti. In certi casi, dopo aver riscontrato delle positività con esami di questo tipo, viene raccomandato ai pazienti di eliminare molti cibi.

    Si tratta di alimenti che a volte possono provocare disturbi gastrointestinali, ma che non influiscono in modo determinante causando un’allergia. Per questo si finisce a volte per eliminare numerosi cibi, sottraendo all’organismo la giusta quantità di minerali.

    I test per le intolleranze alimentari, insomma, dovrebbero essere strettamente collegati ad una diagnosi maggiormente accurata, che preveda anche l’interpretazione dei sintomi nel paziente, la possibilità di escludere altre eventuali cause e la ricerca degli anticorpi di classe IgE nel sangue tramite delle prove immunochimiche.

    I test alternativi, quindi, vanno analizzati con grande attenzione, per evitare il rischio di falsi positivi e di risultati negativi non veritieri.

    Per scoprire se un paziente è intollerante ad un dato alimento, bisognerebbe anche sottoporlo ad una dieta che prevede l’esclusione di quel cibo per due settimane o per un mese. In questo modo si potrà tenere conto, eventualmente, del miglioramento dello stato di salute, che deve essere, comunque, notevole per poter parlare di una vera e propria allergia.

    Solo dopo un’analisi dettagliata relativa alla situazione nello specifico, il medico deciderà di ricorrere ai test cutanei, come lo scratch test o il prick test, per confermare correttamente la diagnosi. E’ importante, comunque, evitare di affidarsi a degli esami di dubbia efficacia, come il test di citotossicità o il test di scatenamento, che rappresentano degli approcci controversi, i quali, secondo alcuni studi clinici, non sarebbero considerati efficaci per diagnosticare delle allergie alimentari.

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