Decadenza Berlusconi: la corte di Strasburgo decide sull’ineleggibilità

Di decadenza e ineleggibilità di Silvio Berlusconi si è discusso nell'attesa udienza presso la Corte europea dei diritti dell’uomo di Strasburgo. La sentenza, prevista tra qualche mese, segnerà le sorti del Cavaliere alle prossime elezioni politiche: si potrà candidare oppure no? La Corte ha discusso sul ricorso presentato da Berlusconi contro la decadenza del suo mandato di senatore del 2013 e la conseguente ineleggibilità, sancite in base alla legge Severino

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    Decadenza Berlusconi: la corte di Strasburgo decide sull’ineleggibilità

    Di decadenza e ineleggibilità di Silvio Berlusconi si è discusso presso la Corte europea dei diritti dell’uomo di Strasburgo. La sentenza, prevista tra qualche mese, segnerà le sorti del Cavaliere alle prossime elezioni politiche: si potrà candidare oppure no?

    L’udienza di mercoledì 22 novembre, l’unica prevista, ha avuto il sapore dell’evento speciale. In un’aula strapiena sono arrivate oltre cinquecento persone accreditate: giornalisti, studenti, avvocati e giuristi. Non solo italiani, ma anche da altri paesi europei. Visto il pienone in aula, è stato possibile seguire l’udienza, durata un paio d’ore, attraverso schermi allestiti in tutto l’edificio.

    Perché questa udienza? La Corte ha discusso sul ricorso presentato da Berlusconi contro la decadenza del suo mandato di senatore del 2013 e la conseguente ineleggibilità, sancite in base alla legge Severino. Decisione ingiusta, secondo i legali del leader di Forza Italia, in quanto la legge sarebbe stata applicata in modo retroattivo.

    La decadenza di Berlusconi

    Tutto è nato dalla condanna di Berlusconi per frode fiscale, nell’ambito del cosiddetto processo Mediaset, arrivata il primo agosto 2013 in Cassazione, in via definitiva. Il 4 ottobre successivo la Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari del Senato votò a favore della decadenza di Berlusconi da senatore per effetto della legge Severino.

    Legge che (approvata nel 2012 dal governo Monti) stabilisce la sospensione dall’incarico di un amministratore pubblico, per un periodo di almeno diciotto mesi per i condannati anche in primo grado, per reati come corruzione, concussione, abuso d’ufficio e peculato.

    Il 19 ottobre 2013 la Corte d’appello condannò Berlusconi a due anni di interdizione dai pubblici uffici. Il 27 novembre 2013 il Senato convalidò la decadenza, in un’aula infuocata.

    Berlusconi, oltre a ritenere ingiusta l’applicazione della legge Severino in modo retroattivo, punta tutto sul precedente di Augusto Minzolini. A marzo 2017, infatti, il Senato ha salvato dalla decadenza (sempre per la legge Severino) l’ex direttore del Tg1 (sceso in politica accanto al Cavaliere), condannato per peculato.

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    Augusto Minzolini

    Strasburgo, l’udienza sull’ineleggibilità di Berlusconi

    Torniamo all’udienza. In aula, a Strasburgo, da una parte Giuliana Cinivini, in rappresentanza del governo italiano che si difende dal ricorso. Dall’altra parte Edward Fitzgerald, legale di Berlusconi:

    Secondo la Cinivini, il governo «ha rispettato la Convenzione dei diritti dell’uomo, nessuna violazione può essergli attribuita». La procedura seguita nel suo caso e quello di Minzolini, afferma, «è stata esattamente la stessa, la differenza è che per il primo si tratta di una non validazione del risultato elettorale, per Minzolini si tratta di decadenza» da senatore. E ancora: «Al Senato c’è stata una discussione ampia e libera e bisogna sottolineare che molti anche nel Pd hanno votato contro la decadenza di Minzolini», per cui «il Parlamento ha valutato che ci fossero dubbi sull’imparzialità del tribunale d’appello».

    Fitzgerald ha invece ribattuto: «La legge Severino è stata applicata a fatti contestati per gli anni 1995-1998, quindici prima che la legge fosse adottata». Berlusconi «è stato privato del suo seggio con un voto in un Senato composto a maggioranza da suoi avversari: non era giustizia ma un anfiteatro romano in cui una maggioranza di pollice versi o pollici in alto decidono se uno va su o giù».

    Berlusconi «fiducioso», e Renzi fa il tifo per lui

    In attesa della sentenza, prevista nei prossimi mesi, Berlusconi si mostra fiducioso: «Spero che in tempi brevi la corte accolga il mio ricorso – ha detto alla trasmissione Matrix su radio 105 – ma indipendentemente dalla candidabilità sarò in campo per portare il centrodestra al governo del paese».

    Questo il tweet postato in mattinata.

    Matteo Renzi, intanto, fa il tifo per lui, augurandosi di poterlo sfidare in campagna elettorale e alle urne.

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    Ingroia: «Berlusconi sa che meriterebbe di essere arrestato»

    Ecco altre reazioni della politica all’udienza di Berlusconi a Strasburgo. «L’applicazione ingiusta e retroattiva della legge Severino ha colpito non solo il presidente Berlusconi, ma la sfera politica, istituzionale e democratica dell’intero Paese. Strasburgo non potrà che riconoscerlo e sanare quanto prima una ferita profonda rimasta aperta per troppo tempo», scrive su Twitter Severino Nappi, responsabile del Dipartimento Politiche per il Sud di Forza Italia.

    «Tutti i sinceri democratici non possono che auspicare una pronuncia della Corte dei diritti dell’uomo di Strasburgo favorevole al ricorso di Silvio Berlusconi. Essa ripristinerebbe una regola basica della civiltà giuridica che il Pd non ha voluto osservare con il libero voto parlamentare che aveva a disposizione», afferma il senatore Maurizio Sacconi, esponente di Energie per l’Italia e presidente della commissione Lavoro del Senato.

    Totalmente opposto il pensiero dell’ex pm Antonio Ingroia, molto duro nei confronti di Berlusconi. «È capitato che quando si faceva l’ultima campagna elettorale, lui mi fece il gesto delle manette – racconta al programma radiofonico “Un giorno da pecora” – Un gesto simpatico, ma lui sotto sotto lo sa che meriterebbe di essere arrestato. Lui ha una serie di condanne, di fatti penali, politici ed etico morali pesantissimi. E ciò nonostante, oggi è ancora a controllare la politica del nostro. Bisogna abbatterlo politicamente».