Referendum autonomia in Veneto, il 22 ottobre si vota: cosa cambia?

Vediamo le cose da sapere sul referendum Veneto per l'autonomia del 22 ottobre 2017 e cosa cambia in base ai risultati. Il presidente della Regione del Veneto, Luca Zaia, sta chiamando i suoi concittadini alla consultazione che si terrà domenica 22 ottobre: 'tutti alle urne: l'#autonomia e il futuro del Veneto sono nelle nostre mani!'. Le urne sono aperte dalle 7 alle 23, si vota con carta di identità al seggio indicato in tessera elettorale.

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    Referendum autonomia in Veneto, il 22 ottobre si vota: cosa cambia?

    Referendum autonomia in Veneto: si vota il 22 ottobre per chiedere maggiore autonomia allo Stato centrale, ma cosa cambia di preciso? Quali sono i pro e i contro di una vittoria del sì rispetto alla vittoria del no? Al referendum Veneto si vota per approvare o respingere il seguente quesito: “Vuoi che alla Regione del Veneto siano attribuite ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia?”. In pratica con il referendum consultivo, nel caso vincano i sì, la Regione Veneto, dopo aver consultato gli enti locali, aprirà ufficialmente il procedimento di richiesta di maggiore autonomia e avvierà la trattativa con lo Stato. Il governo però, per non creare un precedente e non dare adito ad altre regioni di fare lo stesso, potrebbe anche ignorare le richieste venete.

    Il 22 ottobre anche in Lombardia si tiene il referendum per l’autonomia, per ottenere maggiore autonomia.

    Referendum 22 ottobre, Veneto al voto

    Perché si vota al referendum in Veneto il 22 ottobre? I cittadini veneti, così come i loro ‘colleghi’ in Lombardia, sono chiamati a votare i referendum sull’autonomia regionale. Possono partecipare al referendum consultivo i cittadini iscritti nelle liste elettorali comunali, che dovranno recarsi al seggio elettorale (con un documento di riconoscimento valido) dalle ore 7:00 alle ore 23:00 di domenica 22 ottobre 2017. Il seggio dove andare a votare al referendum in Veneto è indicato nella propria tessera elettorale.

    Referendum Veneto per l’Autonomia

    Come si vota al referendum Veneto per l’autonomia? Mentre in Lombardia si voterà tramite tablet, ossia ci sarà la possibilità di sperimentare il voto elettronico, in Veneto si utilizzerà una scheda cartacea standard. L’elettore vota tracciando sulla scheda con la matita un segno sulla risposta da lui scelta.

    E’ previsto un quorum (al contrario della Lombardia, che non lo prevede), quindi il referendum si intende valido se ha partecipato alla votazione la maggioranza degli aventi diritto e se è stata raggiunta la maggioranza dei voti validamente espressi.

    “Una volta votato per l’autonomia del Veneto, se la partecipazione sarà forte, non ci saranno sconti per nessuno. Neppure, soprattutto, alla coalizione di centrodestra: la nostra autonomia dovrà essere parte predominante dell’accordo di governo in vista delle elezioni politiche del 2018!”. Così il governatore del Veneto Luca Zaia su Facebook in merito al referendum sull’autonomia in programma il 22 ottobre.

    Referendum Veneto, cosa cambia

    Il quesito del referendum in Veneto è: “Vuoi che alla Regione Veneto siano attribuite ulteriori forme e condizioni particolati di autonomia?”. Vediamo cosa cambia con il referendum in Veneto. In pratica, molto poco. Cioè si tratta di un referendum consultivo, con il quale si chiede un parere agli elettori, ma che non è vincolante né per la Regione né per il governo centrale. Con il voto al referendum veneto di domenica 22 ottobre, i cittadini sono chiamati a esprimersi sul tema dell’autonomia regionale, ma, volendo semplificare ancora un po’, nel caso vincesse il sì, il Veneto non diventerà una regione a statuto speciale.

    Questo perché, per farlo, è necessaria una modifica alla Costituzione, e non può essere realizzata con un referendum consultivo. Il massimo che si potrà ottenere sarà dunque avviare una procedura per chiedere maggiore autonomia allo Stato centrale, ossia avviare una trattativa con il governo nazionale per negoziare maggiori competenze (e quindi più fondi), secondo quanto stabilito dall’articolo 117 della Costituzione, nel quale sono elencate le 20 materie concorrenti e le tre esclusive dello Stato per cui le Regioni possono chiedere più autonomia. E sono: giustizia e norme processuali, ordinamento civile e penale e giustizia amministrativa; norme generali sull’istruzione; tutela dell’ambiente, dell’ecosistema e dei beni culturali.