Stupro Rimini, Meloni contro Boldrini: così abbiamo davvero toccato il fondo

La leader di Fratelli d'Italia tira in ballo la presidente della Camera per non aver detto nulla sul 'branco di vermi magrebini', la terza carica dello Stato risponde dalle pagine di Repubblica e ricorda che sul web anche esponenti politici le augurano di essere stuprata. Com'è possibile che il livello della politica sia caduto così in basso?

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    Stupro Rimini, Meloni contro Boldrini: così abbiamo davvero toccato il fondo

    La vicenda del duplice stupro di Rimini sta svelando quanto sia caduto in basso il dibattito politico in Italia. Non fossero bastati i commenti choc piovuti dal web, ora ci si mettono anche politici di professione, deputati della Repubblica Italiana e leader politici a trasformare un episodio abbietto di violenza in un teatrino di propaganda dai toni beceri e razzisti. A dare il via questa volta è Giorgia Meloni che da Facebook attacca Laura Boldrini per non aver detto nulla sullo stupro di Rimini perché i presunti colpevoli sarebbero stranieri. “Veramente la donna che ricopre il più alto incarico della Repubblica Italiana, non ha nulla da dire sui gravissimi stupri di Rimini commessi da un branco di vermi magrebini?“, scrive la leader di Fratelli d’Italia. Tirata in ballo, la presidente della Camera risponde dalle pagine di Repubblica: “Stiamo toccando il fondo“, dice, ricordando che ci sono esponenti politici che “evocano lo stupro nei confronti delle avversarie politiche“.

    Lo scontro Meloni-Boldrini sugli stupri di Rimini è la fotografia di quanto sia scadente e becero il livello della discussione politica in Italia, specie sul tema dell’immigrazione. Se poi ci aggiungiamo anche quello sulla violenza sessuale (sarebbe meglio definirla violenza di genere visto che le vittime sono una donna e una transessuale) il mix tra discriminazione, razzismo e xenofobia raggiunge l’apice.

    Come detto, Meloni ha usato Facebook per attaccare Boldrini sulla vicenda di Rimini. Da “donna, da madre e da cittadina” si scaglia contro la presidente della Camera perché non ha detto nulla sul “branco di vermi magrebini” che avrebbe commesso la violenza. “Veramente in nome della difesa ideologica dell’immigrazione di massa è disposta ad accettare la violenza sessuale come un “male necessario” del multiculturalismo?“.

    La risposta di Boldrini è arrivata da un’intervista a Repubblica. “Trovo agghiacciante il livello del dibattito di questi giorni. Come se la gravità della violenza dipendesse da chi la mette in atto o da chi la subisce“, dice la presidente che sottolinea la sua “condanna incondizionata” sulla vicenda.

    Ci sono delle indagini in corso ma a prescindere da chi sarà ritenuto colpevole spero che la giustizia comminerà pene adeguate alla gravità del reato. Ogni giorno purtroppo abbiamo notizie di violenze, non faccio dichiarazioni di condanna su ogni singolo episodio“, ricorda.

    Fatto ancora più grave, la violenza sessuale viene invocata contro di lei anche da esponenti politici, come il responsabile di Noi con Salvini di San Giovanni Rotondo che da Facebook si chiedeva “quando succederà alla Boldrini e alle donne del PD?“.

    Cercano la visibilità con questi argomenti, evocando lo stupro nei confronti delle avversarie politiche. Non credo che queste modalità siano tollerate in altri paesi democratici. Sciaguratamente le ho viste praticate solo in teatri di guerra, con conseguenze devastanti“, ricorda ancora Boldrini che per anni ha lavorato in zone di conflitti e ha visto cosa significa lo stupro come arma di guerra.

    Boldrini è diventata il bersaglio prediletto di certa destra perché donna di sinistra e di potere. Se dice lei che i migranti sono una risorsa, la sua pagina Facebook si riempie di insulti, compresi auguri di stupri e violenze: se lo dice il direttore dell’Inps Tito Boeri con numeri alla mano, il silenzio.

    Al di là delle opinioni politiche, la cosa più aberrante è l’uso strumentale di un duplice stupro da parte del branco solo perché magrebini: dov’era Giorgia Meloni quando a Napoli un branco di ragazzi italianissimi (tra cui dei minorenni) violentavano una 15enne in spiaggia? Dov’era quando un branco di minorenni violentava un ragazzino disabile? Dove era quando un branco di ragazzi italiani violentava per anni una 13enne a Melito di Porto Salvo? E dove era quando questa violenza sessuale di gruppo, protratta per anni ai danni di una bambina, veniva definita colpa della vittima “che se l’è andata a cercare”? Dov’era quando a Rimini due ragazzi italiani hanno picchiato, insultato e derubato sul bus una donna incinta al sesto mese solo perché di colore?

    Da “donna, madre e cittadina” non avrebbe dovuto scagliarsi contro tutte le violenze, compresi i 150 femminicidi registrati solo quest’anno da parte di italianissimi e spesso cattolicissimi uomini?

    Perché si attacca Laura Boldrini che è una delle poche donne in politica a combattere la violenza contro le donne in ogni occasione e che subisce attacchi vergognosi sul web ogni giorno? Perché prendersela con lei che ha deciso di denunciare chi insulta e istiga alla violenza sul web?

    Si può non essere d’accordo con lei e con la parte politica che rappresenta, ma addossarle le colpe di uno stupro o, peggio ancora, sperare che venga violentata a sua volta, come fanno ogni giorno da mesi centinaia di imbecilli vigliacchi sul web, non può più essere tollerato.

    Come può un politico di qualunque fazione usare la violenza sessuale come arma di propaganda politica? Davvero Meloni e chi come lei vuole farci credere che siano solo gli stranieri a stuprare le donne? Davvero stiamo cadendo così in basso, a discutere di razze e religioni?

    La violenza sessuale è un’aberrazione che non conosce confine. Uomini di tutte le religioni violentano ogni giorno donne di tutte le religioni. Nessun credo religioso giustifica lo stupro: non lo fa l’islam come non lo fa il cattolicesimo.

    È la cultura maschilista a giustificare la violenza sessuale, il vedere la donna come oggetto sessuale e non come persona, usare la forza bruta per vivere il sesso, non sopportare un no. Sono le persone che violentano, non le religioni o le razze. Di questo dovrebbe parlare la politica, di come portare avanti il cambiamento culturale di tutti gli uomini, a partire dagli italiani.

    Meloni però è solo la punta dell’iceberg. Parte della destra e della stampa di riferimento se l’è presa con la presidente Boldrini per non aver condannato, a loro dire nei tempi giusti, i fatti di Rimini. Il Tempo per esempio, ha pubblicato la lettera di una giovane lettrice vittima di una violenza sessuale da parte di alcuni rom. “Supplico tutti a finirla con questo politichese da schifo, col perbenismo, coi due pesi e le due misure. Perché quel che è capitato a me può capitare stasera a vostra figlia“, scrive la giovane dopo aver raccontato la sua storia. “Vorrei che la signora Boldrini, che tanto si batte per i diritti delle donne, non avesse remore a parlare di immigrati se immigrati sono gli stupratori, o di italiani se un italiano fa cose del genere. La violenza sessuale non ha colori, ideologie, religione“. Come darle torto?

    A questa ragazza e a tutte le vittime di violenza sessuale di qualsiasi età, genere, religione, etnia e credo la politica tutta, destra e sinistra, deve dare risposte e aiuto. Lo stupro non è e non può diventare terreno di scontro ideologico.

    Quando Franca Rame subì lo stupro di gruppo da parte di alcuni neo fascisti perché moglie del comunista Dario Fo, decise di raccontare cos’era stata quella violenza cieca nel monologo “Lo Stupro”: consigliamo a tutti, politici, leoni da tastiera e da bar di leggerlo più e più volte prima di parlare a vanvera.