Orfani di femminicidio, il ddl si ferma. L’allarme di DDiritto: ‘Dobbiamo tutelare chi resta’

Il provvedimento si è arenato al Senato per questioni prettamente politiche, l'avvocato Passerini: 'Non abbandoniamo chi è già rimasto solo'

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    Orfani di femminicidio, il ddl si ferma. L’allarme di DDiritto: ‘Dobbiamo tutelare chi resta’

    Non abbandoniamo chi è già rimasto solo“. L’appello arriva dall’avvocato Francesca Passerini, fondatrice di DDiritto.it, dopo lo stop al ddl sugli orfani di femmicidio. Chi ha visto morire un genitore, spesso ucciso dall’altro, rimane solo due volte perché abbandonato dallo Stato che non lo tutela per ragioni e scelte politiche. Lo stop al ddl sugli orfani di crimini domestici (questo il nome esatto) segna un brutto momento per il nostro Paese. I fatti sono questi: a marzo, a distanza di 4 anni dalla legge 119 del 2013 sul femminicidio e la violenza di genere, arriva alla Camera un disegno di legge sulla tutela dei figli delle vittime, che spesso lo sono anche dei carnefici. Il provvedimento passa all’unanimità e arriva in Commissione Giustizia al Senato, evitando il passaggio in Aula per accorciare i tempi. Il 6 luglio i senatori di Forza Italia, Lega Nord e Gal dicono no al ddl. Il motivo? Nel testo si fa riferimento ai figli delle unioni civili che, dicono dal centrodestra, non possono essere equiparate al matrimonio neanche quando si parla di omicidio in famiglia.

    Il testo si avviava a un’approvazione veloce, dopo anni di ritardo; invece è stato fermato, con il rischio che i tempi diventino lunghissimi, per quelle che i senatori di Forza Italia definiscono “imperfezioni tecniche” che rischiano di “far entrare dalla finestra” un tema ancora caldo e soprattutto “già affrontato in altra sede“, cioè le unioni civili.

    Non importa che il testo sia già stato approvato lo scorso 2 marzo con 376 sì e nessun voto contrario. “Vogliamo licenziare una legge tecnicamente corretta e che non sia lo strumento per ufficializzare normativamente le unioni civili“, ha dichiarato Francesco Nitto Palma, membro di FI in Commissione.

    Stupore e dispiacere“, è stato il commento di Maria Elena Boschi, sottosegretario alla presidenza del Consiglio con delega alle Pari opportunità, che ha rivolto un appello alle ex ministre Mara Carfagna e Stefania Prestigiacomo, da sempre attente al tema delle violenze in famiglia e sostenitrici del ddl alla Camera, perché facciano cambiare idea ai colleghi di partito.

    Mentre la politica litiga, cosa significa per le migliaia di orfani di femmicidio lo stop alla legge? Lo abbiamo chiesto all’avvocato Francesca Passerini, fondatrice e ideatrice di DDiritto.it.

    Il ddl sugli orfani di femminicidio si è fermato in Senato, ma cosa avrebbe rappresentato la legge per gli orfani e che novità avrebbe portato?

    Innanzi tutto chiariamo che la base su cui è nato il ddl è la nostra legge sul femminicidio che già lo prevedeva. Finalmente il 2 marzo era approdato alla Camera e votato all’unanimità, introducendo un testo che tutelava i figli delle vittime, per dar loro supporto economico e psicologico. Stiamo parlando di situazioni per cui spesso gli orfani si ritrovano senza entrambi i genitori, chi vittima e chi carnefice, quale che fosse il genere: purtroppo i casi di omicidio-suicidio in famiglia non sono pochi.

    Per coloro che io chiamo orfani dei crimini casalinghi, questo ddl prevedeva delle novità importanti. Innanzitutto il gratuito patrocinio, cioè la possibilità di ricorrere allo Stato per il pagamento degli oneri legali e processuali e per costituirsi parte civile nel processo penale e civile, a prescindere dal loro reddito, nei confronti dell’artefice dell’omicidio del genitore. È una cosa importante perché non faceva distinzione tra minori e maggiorenni e di reddito.

    Seconda novità, dava direttamente la pensione di reversibilità della vittima ai figli senza obbligo di restituzione. Si tratta di un aspetto molto pratico che ora invece non esiste più, visto che i colpevoli di femminicidio non hanno più diritto alla pensione e quindi non possono passarla ai figli. Quando l’omicidio avviene all’interno della coppia, il colpevole poi perde il diritto all’eredità: col ddl sarebbe andata direttamente agli orfani, così come il sequestro conservativo di tutti i beni dell’indagato, non ancora tacitato come colpevole, per assicurare agli orfani domestici il risarcimento dei danni. Ora tutto questo è stato cancellato.

    In più, nel testo era previsto lo stanziamento di un fondo da 2 milioni di euro. Anche se è poco in rapporto al numero dello vittime, era un segnale positivo e sarebbe servito per iniziative di supporto volte al reinserimento lavorativo, per l’assistenza psicologica, o l’istituzione di un fondo per le borse di studio, perché spesso a rimanere soli sono minorenni che ancora vanno a scuola.

    Qual è stato il motivo che ha portato al blocco del ddl al passaggio al Senato?

    Nella nuova versione non c’è più la distinzione dei figli delle unioni civili ed è questo che ha fatto saltare il tutto. È un passo indietro enorme: abbiamo già equiparato i figli nati fuori dal matrimonio con una legge vecchia di decenni, ma oggi si ha paura di dover riconoscerli se nati in famiglie omogenitoriali.

    Si sono tirate indietro alcune forze politiche compresa Forza Italia che negli anni passati avevano la delega alle Pari Opportunità, oggi del sottosegretario Boschi. Il suo appello alle ex ministre Carfagna e Prestigiacomo è sicuramente utile ma darà il fianco a punzecchiature politiche, anche perché la delega alle Pari opportunità è stata per anni in uno stato, diciamo così, di sonnolenza per poi quasi scomparire, con l’ex premier Renzi che l’aveva avocata a sé. Che la Boschi chieda aiuto alle colleghe che se n’erano occupate anni fa sarà una questione dibattuta, ma bisogna guardare lo scopo, cioè la tutela ai superstiti perché le leggi vanno fatte per chi resta.

    Quanto è importante il ddl sugli orfani dei crimini domestici?

    Questo ddl era una svolta e metteva l’Italia al pari dei paesi europei. Siamo stati tra gli ultimi ad avere una legge sul femminicidio e oggi avremmo potuto avere una legge sugli orfani che sarebbe stata un bel fiore all’occhiello per l’Italia soprattutto stante i numeri che registriamo nel nostro Paese ogni anno. Dare la tutela ai superstiti delle vittime significava dare l’esempio e non abbandonare coloro che già sono rimasti soli e deboli. Stiamo parlando di ragazzi, spesso bambini, sotto choc per quello che hanno visto e vissuto e che hanno bisogno di un supporto, ma aiutarli e dar loro questo supporto costa. Anche chi ha assistito a violenze che per fortuna non si sono tradotte di un omicidio-suicidio, ha bisogno di un sostegno per ritornare alla vita sociale: cosa vogliamo fare, lasciarli soli?

    Paolo Romani, capogruppo di Forza Italia al Senato, ha parlato di imperfezioni tecniche: secondo lei sarà possibile superarle in modo da approvare il testo senza snaturarlo?

    Tutto è possibile. Chi è contrario ritiene che aver menzionato le unioni civili nel testo sia un riconoscimento implicito alla loro parità col matrimonio e quindi alla liberalizzazione di tutti quegli argomenti che fino a oggi sono stati tenuti fuori. Mettere in un testo legislativo di così grande portata l’equiparazione unione civile e famiglia tradizionale potrebbe sdoganare molti argomenti. Secondo me il timore era quello aprire un po’ la diga ed essere investiti da un fiume in piena che non sarebbe più tornato indietro.

    La vera domanda da fare è perché discriminare un orfano a fronte di un delitto, perché è di questo che si tratta. La legge è importante e non solo per una questione economica, perché i 2 milioni promessi per il fondo sono comunque pochi rispetto ai 22 milioni previsti dalla legge sul femminicidio e che non sono stati stanziati.

    Col ddl Cirinnà si è riusciti a forzare la mano, aggirando il tema scottante della stepchild adoption per far approvare il disegno di legge: secondo lei sarà possibile fare una cosa del genere col ddl sugli orfani, anche col rischio di escludere chi è nato in una famiglia non tradizionale?

    Non si può mai escludere nulla, ma le parole sono importanti. Bisogna stare molto attenti quando si inseriscono le descrizioni di un beneficiario di qualcosa: basti pensare alla descrizione di un beneficiario di una polizza assicurativa, che ha mille cavilli e precisazioni. Certo si tratta di una questione delicata ma data l’importanza del tema, basterebbe la buona volontà e un’unione di intenti per tornare alla proposta originaria.

    La legge che noi chiamiamo sul femminicidio, è stata pensata neutra e si rivolge alla violenza di genere, senza identificare mai il genere della vittima o del carnefice perché la violenza può accadere all’interno di qualunque tipo di coppia.

    Allo stesso modo, il ddl sugli orfani è stato pensato in modo da considerare solo la situazione di coloro che restano, a prescindere dalla causa per cui sono rimasti soli, che fossero unioni, civili, figli di separati, adottati. Noi dobbiamo tutelare chi rimane, non chiederci da dove viene perché di certo non è un marziano. Mettiamoci una mano sul cuore. Siamo intervenuti su una situazione che stava registrando numeri stratosferici com’era la violenza domestica, perché fermarci ora?