Decreto Minniti sui migranti: cosa cambia con la legge della discordia

Vediamo quali sono le 'disposizioni urgenti per l’accelerazione dei procedimenti in materia di protezione internazionale, nonché misure per il contrasto dell’immigrazione illegale' presenti nel cosiddetto decreto Minniti sui migranti

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    Decreto Minniti sui migranti: cosa cambia con la legge della discordia

    Lo scorso 12 aprile il decreto migranti Minniti-Orlando sulla sicurezza ha incassato la fiducia alla Camera che lo ha approvato con 240 Sì, 176 No e 12 astenuti. La nuova legge sull’immigrazione e sulla sicurezza, però, è stata fortemente criticata per vari aspetti che cambiano con le nuove direttive. Il ministro dell’Interno Minniti coglie l’occasione appena può per ribadire di credere: “fermissimamente in questo progetto. Lo ritengo importantissimo perché su questo si gioca un pezzo del futuro della democrazia italiana per i prossimi 15 anni”. Ma cosa cambia con la conversione in legge del decreto che pone nuove norme in materia di protezione internazionale, sicurezza e contrasto all’immigrazione? Vediamo di seguito i quattro punti del decreto Minniti sui migranti e perché non si sono ancora placate le polemiche in merito a questa nuova legge.

    I PUNTI DELLA LEGGE MINNITI ORLANDO SULLA SICUREZZA

    Vediamo un sunto dei punti che formano la legge che porta il nome del ministro dell’interno Marco Minniti e del ministro della giustizia Andrea Orlando. La nuova norma contiene ”Disposizioni urgenti per l’accelerazione dei procedimenti in materia di protezione internazionale, nonché misure per il contrasto dell’immigrazione illegale”. Gli stessi ministri hanno commentato il decreto spiegando che nasce dall’esigenza del governo di velocizzare l’esame dei ricorsi sulle domande d’asilo per poter favorire le espulsioni di migranti irregolari. I punti del decreto sono:

    1) Abolizione del secondo grado di giudizio per i richiedenti asilo che hanno fatto ricorso a una precedente bocciatura; ci sarà però l’assunzione straordinaria di 250 specialisti per rafforzare le commissioni di esame delle richieste.

    2) Sostituzione nel primo grado di giudizio post ricorso del “rito sommario di cognizione” con un rito camerale senza udienza, quindi senza incontro tra giudice e richiedente asilo e senza contraddittorio. Il giudice può solo visionare la videoregistrazione del colloquio del richiedente asilo davanti alla commissione territoriale.

    3) Estensione (da 4 a 20) della rete dei centri di detenzione per i migranti irregolari, per favorirne il rimpatrio. I Cie si ‘trasformeranno’, si chiameranno Cpr (Centri permanenti per il rimpatrio) e ce ne sarà uno in ogni regione, per un totale di 1.600 posti.

    4) Introduzione del lavoro volontario per i migranti richiedenti asilo in lavori di pubblica utilità gratuiti, ad opera dei prefetti, d’intesa con Comuni e Regioni.

    CRITICHE AL DECRETO MINNITI SUI MIGRANTI: ‘E’ DI DESTRA’

    Nicola Fratoianni di Sinistra Italiana è stato uno tra i primi a commentare la nuova legge votata con la fiducia: “E’ un decreto pessimo che istituisce il diritto ‘etnico’. E’ un colpo all’idea di giustizia nel Paese. Il centrosinistra così assume i vizi della destra trattando l’immigrazione come un fenomeno emergenziale e non come un dato strutturale con cui fare i conti quotidianamente e a cui dare risposte efficaci. Si preferisce la scorciatoia: razzisti, fascisti, leghisti ringraziano il governo, il Pd e la sua maggioranza“.

    IL MONDO CATTOLICO CONTRO IL DECRETO MINNITI

    Il decreto migranti Minniti-Orlando non riceve nemmeno l’approvazione di chi di rifugiati e richiedenti asilo si occupa ogni giorno. “I muri si costruisco con cemento e filo spinato, ma si possono erigere anche con le norme e temiamo che questo stia avvenendo oggi in Italia”, commenta il presidente del Centro Astalli, padre Camillo Ripamonti, durante la presentazione del rapporto annuale del centro, esprimendo “preoccupazione” per il provvedimento. La serie “infinita e insopportabile” di attentati nel mondo “non contribuisce purtroppo a leggere il fenomeno migratorio in maniera corretta”: è solo “un’esca appetibile per chi non ha nessun interesse a offrire un contributo politico serio”, afferma monsignor Nunzio Galantino, segretario generale della Cei, e a chi in politica cerca di lanciare “messaggi inquietanti” ribadisce che “la Chiesa, sul tema della gestione dei flussi migratori, non fa nessun passo indietro”. “C’è chi cerca di lucrare consensi sull’immigrazione – afferma il segretario dei vescovi italiani – e non c’è niente di più penoso”. Resta necessario per Galantino aprire il permesso di soggiorno umanitario “anche per i numerosi diniegati che saranno 40mila”, per “ripartire dalla legalità, il primo passo verso una politica seria e intelligente di accoglienza”.

    MINNITI DIFENDE IL DECRETO MIGRANTI: ‘L’ACCOGLIENZA HA UN LIMITE’

    “Su sicurezza e immigrazione non basta la forza, ma occorre il concorso attivo di tutti”, ha dichiarato il ministro dell’Interno, Marco Minniti, spiegando che “la sicurezza dei cittadini e il governo dell’immigrazione non sono questioni di destra, ma di sinistra, perché impattano sui ceti sociali più deboli”. E precisa: “Chi lo nega dovrebbe domandarsi perché perdiamo voti soprattutto nelle periferie urbane…”. E sempre sulla sicurezza Minniti ribadisce che “anche se le statistiche ci dicono che i reati, tutti i reati, sono in diminuzione, la sicurezza non è una statistica, è un sentimento. E il sentimento di insicurezza avvertito dai cittadini non va mai sottovalutato”. Secondo il ministro, sui migranti “teorizzare la politica delle porte aperte non ha senso: l’accoglienza ha un limite naturale nella capacità di integrazione. Negarlo significa mettere a rischio le basi della democrazia del nostro Paese”.

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    MINNITI LANCIA IL PATTO PER L’ISLAM ITALIANO

    E per creare le condizioni per l’integrazione, Minniti ha promosso con tutte le associazioni dei musulmani il Patto per l’Islam italiano. Si fonda sul “rispetto della nostra Costituzione” e sul principio che “qualunque sopraffazione venga fatta in nome della religione deve essere considerata intollerabile”. Giusto è stato, in questo senso, disporre l’apertura dei centri per i rimpatri (Cpr) per gli immigrati pericolosi in attesa di espulsione. Mille e seicento posti non sono pochi – sostiene il capo del Viminale, “né si dimostreranno pochi i 135 giorni di detenzione massima previsti: con la Tunisia e altri paesi stiamo lavorando per arrivare a rendere operative le espulsioni nell’arco di massimo un mese”.

    GIORGIA MELONI CONTRO IL DECRETO MINNITI: ‘E’ PROPAGANDA’

    A criticare l’azione di Minniti c’è anche Giorgia Meloni, presidente di Fratelli d’Italia, che aveva apostrofato così il ministro Minniti durante la dichiarazione di voto sul decreto di contrasto dell’immigrazione illegale: “Dopo aver sentito il titolo altisonante per questo decreto legge gli scafisti di mezzo mondo si saranno allarmati e avranno detto: vuoi vedere che ora che agli Interni è arrivato Minniti e non c’è più Angelino Alfano, detto anche ‘Caronte’ il grande traghettatore di Africani in Italia, le cose sono cambiate? Ma lo sconcerto è durato solo il tempo di leggere il testo. Un po’ come quando si vede un minaccioso cartello con scritto “Attenti al cane”, ma poi dietro il cancello arriva correndo un chihuahua con un fiocco rosa. Il problema va affrontato a monte per impedire ai barconi di partire”.

    ‘MINNITI FORTUNATO, VIENE DOPO ALFANO’

    E ancora “Minniti, di lei si dice che sta facendo un grandissimo lavoro. Lei però ha avuto la fortuna di essere il successore di Alfano e questo vuol dire che se fa anche solo un comunicato stampa già sembra che stia facendo qualcosa di ottimo, ma questo provvedimento qui è propaganda, non è un decreto legge fatto per affrontare il problema ma per fare campagna elettorale e sono due cose molto diverse”, ha spiegato Meloni.

    DECRETO MINNITI E DEMOCRAZIA

    Minniti ha risposto alle voci critiche che hanno descritto il suo progetto su immigrazione e sicurezza urbana “troppo severo e poco liberale”. “La libertà di ciascuno ha un limite in quella dell’altro”, “La paura è un sentimento da superare non da biasimare. Dobbiamo affrontare il tema della sicurezza sapendo che quando parliamo di paura non dobbiamo avere un senso di supponenza”, ha aggiunto il titolare del Viminale, sottolineando che la paura “non è un sentimento che si combatte con le statistiche” sui reati in calo. “Una democrazia impaurita – ha aggiunto – è una democrazia più debole e lavorare per superare le paure è un modo per rafforzare la democrazia”, ha concluso Minniti.