Gabriele Del Grande in Turchia: raggiunto da delegazione consolare italiana

Il documentarista italiano bloccato nel penitenziario di Mugla, sta praticando lo sciopero della fame da martedì. L'incontro di oggi avviene dopo che al vice console italiano ad Ankara e al legale turco di Del Grande era stato vietato di vedere il regista.

da , il

    Gabriele Del Grande in Turchia: raggiunto da delegazione consolare italiana

    Gabriele Del Grande è bloccato in Turchia: il reporter italiano di Lucca che da 12 giorni si trova in una prigione turca, precisamente nel penitenziario di Mugla, situato sulla costa del Mar Egeo, dopo essere stato fermato a un controllo al confine con la Siria, martedì 18 aprile, è riuscito a parlare con la famiglia e ha dichiarato: ‘Faccio lo sciopero della fame’. Oggi, venerdì 21 aprile, il regista è stato raggiunto da una delegazione consolare italiana.

    L’incontro con la delegazione consolare italiana

    Il ministro degli Esteri, Angelino Alfano, a proposito dell’incontro della delegazione consolare italiana con Gabriele del Grande, in Turchia, ha dichiarato: ‘L’incontro di Gabriele del Grande con il console e l’avvocato ha già avuto luogo. Gabriele ha già avuto l’opportunità anche di incontrare da solo il suo avvocato. Ci risulta stia bene che stia facendo uno sciopero della fame nutrendosi solo di liquidi. Ha comunque l’assistenza di un medico che io ho chiesto e ottenuto dalle autorità turche’.

    Il primo contatto con la famiglia

    Gabriele del Grande, giornalista e documentarista italiano, è detenuto in una prigione turca da più di dieci giorni, nonostante ciò, sta bene, le sue condizioni sono ottime. Sono state giornate convulse, fatte di appelli, minacce e annunci rivelatisi falsi, ma ora la sua famiglia ha avuto la migliore delle rassicurazioni (possibili): Gabriele, martedì pomeriggio, ha potuto chiamare Alexandra, sua moglie e madre dei suoi figli, dopo nove giorni di assenza assoluta. Una chiamata che ha squarciato il silenzio e ha messo almeno parzialmente a tacere le urla sorde della paura. Anche i genitori del giornalista, Massimo e Sara, titolari di un ristorante a Panicagliora in Valdinievole nel Pistoiese, hanno potuto tirare un sospiro di sollievo.

    Queste le prime parole di Gabriele, blogger italiano bloccato in Turchia, al telefono con la moglie: ‘Non mi è stato torto un capello ma non posso telefonare, hanno sequestrato il mio cellulare e le mie cose, sebbene non mi venga contestato nessun reato’. Proprio per questo, ha dichiarato ufficialmente di voler iniziare lo sciopero della fame e ha invitato ‘tutti a mobilitarsi per chiedere che vengano rispettati i suoi diritti’.

    Il documentarista italiano ha poi spiegato riguardo alla sua attuale situazione: ‘Mi hanno fermato al confine, e dopo avermi tenuto nel centro di identificazione ed espulsione di Hatay, sono stato trasferito a Mugla, in isolamento. I miei documenti sono in regola, ma non mi è permesso di nominare un avvocato, né di sapere quando finirà questo fermo legato al contenuto del mio lavoro’.

    Dopo questa prima e unica telefonata ai familiari, Del Grande è rimasto senza contatti con l’esterno nel centro di Mugla.

    Incontro negato al vice console italiano e all’avvocato turco di Del Grande

    La situazione a un certo punto è diventata ancora più tesa: al vice console italiano ad Ankara e al legale turco di Del Grande è stato vietato l’incontro col documentarista. Secondo quanto riferito dal ministro Alfano, si tratta di un dossier di massima sensibilità. Alfano ha inoltre aggiunto che il governo turco ha garantito il massimo impegno affinché ‘le procedure verranno concluse al più presto’. Il ministro ha poi assicurato: ‘Il caso è seguito al massimo livello e con la massima attenzione possibile’.

    La politica italiana in difesa di Gabriele del Grande

    In difesa di Gabriele, ha parlato anche la Farnesina, mandando un chiaro messaggio ad Ankara: ‘Del Grande sia rimesso in libertà, nel pieno rispetto della legge. Il ministro Alfano ha disposto l’invio a Mugla, dove il giornalista è detenuto, del console d’Italia a Smirne per rendere visita al connazionale. L’ambasciatore d’Italia ad Ankara ha trasmesso alle autorità turche la richiesta di visita consolare, come previsto dalla Convenzione di Vienna del 1963′.

    La presidente della Camera, Boldrini, ha dichiarato con un messaggio su Facebook: ‘Conosco bene l’impegno, lo slancio e la serietà di Gabriele Del Grande perché quando ero portavoce dell’Unhcr abbiamo avuto occasioni di collaborazione. Con il suo osservatorio sulle vittime delle migrazioni ‘Fortress Europe’ per anni ha tenuto alta l’attenzione sui flussi migratori e sui morti nel Mediterraneo. Mi unisco a quanti, a partire dal governo, stanno sollecitando il suo rilascio immediato e chiedono che, nel frattempo, gli venga data la possibilità di avere assistenza medica e legale’.

    Le parole della moglie di Gabriele del Grande

    La compagna di Gabriele Del Grande, Alessandra d’Onofrio, nonostante la preoccupazione, ha dichiarato intervenendo telefonicamente a Uno Mattina: ‘La Farnesina sta facendo un enorme e delicato lavoro per ottenere al più presto la liberazione di Gabriele. Sentiamo la Farnesina ogni giorno e chiediamo che il console e un avvocato vadano a trovarlo al più presto’.

    Le parole del padre di Gabriele del Grande

    Il padre di Gabriele, Massimo, è rimasto colpito dall’affetto della gente, dai numerosi messaggi di affetto e solidarietà che continuano ad arrivare per suo figlio: ‘Tutte le manifestazioni di affetto che si stanno moltiplicando in giro per l’Italia, ci fanno un immenso piacere: dimostrano che la libertà è un bene importante a cui tutti tengono e contribuiscono a non farci sentire soli’. Sui social network gli appelli affinché Gabriele venga liberato al più presto, si moltiplicano.

    La famiglia di Gabriele ha inviato un messaggio, in occasione della conferenza stampa al Senato, con Luigi Manconi. ‘La sua voce è arrivata come un grido disperato di aiuto – hanno scritto – la sua frustrazione era palpabile per il fatto di trovarsi in uno stato di privazione della sua libertà e dei suoi diritti, senza essere accusato di nessun reato penale’.