Rimpatri dall’Italia: chi paga?

Spesi 115mila euro per riportare in patria 29 tunisini

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    Rimpatri dall’Italia: chi paga?

    I rimpatri di migranti sono troppo pochi. A bacchettare l’Italia è stato il Consiglio d’Europa, attraverso un report realizzato nel nostro Paese tra il 12 e il 21 ottobre da Tomas Bocek, rappresentante speciale del Consiglio per le migrazioni e i rifugiati. La causa? Da un lato i flussi migratori sono talmente massicci che gestirli è un’impresa, dall’altro la complessità delle procedure italiane. Quanti sono i migranti arrivati in Italia nel 2016 ma, soprattutto, i rimpatri chi li paga? Prima di rispondere a queste due domande, analizziamo il report del Consiglio d’Europa.

    Premessa: il report, essendo stato realizzato in autunno, non tiene conto dei provvedimenti adottati dal ministro dell’Interno Marco Minniti (non ancora approvati), come la nuova legge che si propone di proteggere i minori non accompagnati, istituendo un sistema nazionale di accoglienza, garantendo il diritto allo studio e l’assistenza sanitaria. Ad oggi, attacca il report, «il sistema di custodia legale per i minori non accompagnati non funziona», gli hot spot (i centri di primo soccorso e accoglienza dei migranti subito dopo lo sbarco) sono «luoghi inadatti a garantire le loro necessità», le condizioni «variano da centro a centro» e in alcuni di essi ci sono «dubbi sul rispetto dei diritti umani». Insomma, in Italia «la capacità di accoglienza dei richiedenti asilo e dei minori non accompagnati è insufficiente».

    Una delle questioni più spinose, secondo il Consiglio d’Europa, è proprio quella dei rimpatri volontari e delle espulsioni forzate. Le «debolezze» nella loro gestione da parte dell’Italia rischiano di «incoraggiare le partenze dei migranti irregolari». La colpa è degli altri Stati che non collaborano abbastanza, ma anche delle procedure italiane. Il report invita quindi l’Italia a rendere le pratiche più efficienti e gli altri Paesi (non solo Ue) a maggiore collaborazione. «Il problema della immigrazione non lo cancella neanche il mago Merlino. Ma è possibile sostituire quella clandestina irregolare e micidiale per i migranti con flussi e canali. Questo è l’obiettivo della Ue e spero che a Bruxelles si facciano passi in più per aiutare il lavoro di avanguardia dell’Italia», ha commentato il premier Paolo Gentiloni.

    Quanti migranti sono arrivati in Italia nel 2016

    Ma qual è la situazione dei migranti in Italia? Nel 2016 ne sono arrivati oltre 175mila: un numero record. Secondo i dati del Viminale aggiornati a dicembre, i migranti accolti in Italia nel 2016 sono stati 175.339, a fronte dei 103.792 accolti nel 2015 e ai 66.066 di due anni prima. Insomma, rispetto al 2015 si è registrato un aumento del 17,28%.

    A dicembre erano presenti 137.555 migranti nei Cas (Centri di accoglienza straordinari); 13.963 nei Cda (i centri di prima accoglienza), e i Cara (i centri riservati ai richiedenti asilo); 760 negli hot spot (i centri d’identificazione e di primo soccorso) e 23.061 nel circuito Sprar (il Sistema di protezione per i richiedenti asilo che hanno ottenuto lo status di rifugiato politico).

    Nel 2016 sono anche raddoppiati gli sbarchi di minori stranieri non accompagnati: se nel 2014 erano stati 13.026 e nel 2015 12.360, l’anno scorso sono stati 25.846. Il dato è stato reso noto dalla responsabile della struttura di missione per l’accoglienza dei minori stranieri non accompagnati, istituita presso il dipartimento per le Libertà civili e l’Immigrazione.

    Quanti sono stati i rimpatri?

    Secondo un dossier pubblicato dal Corriere a dicembre, su 175mila stranieri arrivati in Italia nel 2016 ne sono stati espulsi 17mila. Solo in 5000 sono stati rimpatriati: meno del 3%. Ricordiamo che vanno rimpatriati solo coloro a cui non viene riconosciuto il diritto all’asilo. Come funziona il meccanismo del rimpatrio lo spiega il Viminale: «I rimpatri avvengono solo con i paesi con i quali ci sono accordi di riammissione. I consoli certificano la nazionalità dell’espulso e forniscono i documenti per il rimpatrio. Il viaggio può avvenire via traghetto, sui charter come per i nigeriani o su voli di linea, come verso il Marocco con massimo otto espulsi per volta, accompagnati ciascuno da due agenti. Molti Paesi d’origine infatti preferiscono accogliere piccoli pacchetti».

    Quanto costa rimpatriare un migrante?

    Difficile stabilire con certezza quanto costa all’Italia rimpatriare un migrante. A fare una stima è stato il quotidiano Repubblica in un’inchiesta di dicembre, in cui raccontava come per scortare 29 tunisini lo Stato italiano ha messo a disposizione 74 persone. Il limite che l’accordo bilaterale Italia-Tunisia prevede per una singola operazione di rimpatrio è infatti di massimo 30 persone. Il gruppo è stato trasportato da Roma Fiumicino ad Hammamet, su un volo della Bulgarian Air affittato dal Viminale, con scali a Lampedusa e Palermo. Ad accompagnarlo 69 agenti di scorta, un funzionario della polizia, un medico, un infermiere, due delegati del Garante nazionale dei detenuti. Costo stimato per l’operazione: 115mila euro. Un costo esorbitante: quasi 4000 euro a migrante, in questo caso.

    Il Giornale, ad agosto, aveva raccontato in un’inchiesta che per rimpatriare in Romania un romeno espulso da Crotone la spesa era stata di oltre 1000 euro. Ai 480 euro del biglietto aereo da Fiumicino a Bucarest andava aggiunto il costo del tragitto stradale da Crotone, gli straordinari degli agenti e il pernottamento. Emanuele Palmarini, segretario regionale vicario per la Toscana del sindacato Ugl Polizia, aveva spiegato: «Prima di tutto ogni volta che gli agenti debbono accompagnare un ex carcerato in aeroporto per il rimpatrio, anche se lo fanno in orario di servizio, hanno comunque diritto al rimborso degli straordinari, dei pasti e dell’eventuale alloggio. Costi che inevitabilmente ricadono sulle tasche del cittadino». E ancora: «Un volo per Tunisi o Bucarest si paga anche 500 euro a persona, quando se ne potrebbero spendere molti meno. Un grande dispendio di soldi, visto che ogni anno vengono rimpatriate centinaia di persone. Per i cinesi si sborsano anche 3-4000 euro per un volo diretto, ad esempio, a Pechino. E questa gente parte con al seguito anche 20mila euro senza che nessuno chieda loro il rimborso del biglietto. Che non si requisiscano questi soldi è una vera vergogna perché non possono essere gli italiani a pagare, magari con l’aumento delle tasse».

    Un articolo risalente al 2012 del sito Terrelibere.org afferma infine che l’Italia tra il 2008 e il 2012 aveva speso oltre cento milioni di euro per rimpatriare poche migliaia di cittadini stranieri. Tra i costi sostenuti dall’Italia (anche con fondi europei) vanno ricordati quelli dei voli (i biglietti aerei per gli espulsi e quelli, di andata e ritorno, per chi li scorta), ma anche quelli per gestire i vari centri di identificazione e di espulsione, dove vengono reclusi i migranti fino al momento del rimpatrio.

    Chi paga questi soldi?

    Insomma, l’Italia spende un sacco di milioni ogni anno per rimpatriare i migranti. Molti di questi soldi arrivano, per fortuna, dall’Europa. La Commissione Europea ha infatti approvato, per il periodo 2014-2020, 2,4 miliardi di euro per i paesi membri, con l’obiettivo di aiutarli ad affrontare l’emergenza immigrazione. All’Italia spettano, in sei anni, quasi 560 milioni di euro. Di questi, 313.355.777 euro serviranno, tra le altre cose, a gestire proprio i programmi di rimpatrio.