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Primarie Pd 2017: e se a vincere fosse Carlotta Salerno?

Primarie Pd 2017: e se a vincere fosse Carlotta Salerno?

Chi è la donna pronta a sfidare Renzi, Emiliano e Orlando

    Primarie Pd 2017: e se a vincere fosse Carlotta Salerno?

    Matteo Renzi, Michele Emiliano, Andrea Orlando: questi i nomi che ruotano attorno alle primarie Pd del 30 aprile 2017. Non sono tuttavia gli unici candidati alla segreteria del Partito Democratico. Accanto all’ex premier, al governatore della Puglia e al ministro della Giustizia ecco spuntare una donna, sconosciuta a livello nazionale ma, a quanto pare, molto battagliera. Da Torino arriva con furore Carlotta Salerno, segretario cittadino dei Moderati e presidente della VI Circoscrizione del comune fino a pochi mesi fa guidato da Piero Fassino.

    Chi è Carlotta Salerno e perché ha deciso di candidarsi pur sapendo di non avere (con tutto il rispetto) nessuna chance di vincere? Perdonateci, a proposito, il titolo ironico. In realtà, se consideriamo i primi sondaggi sulle primarie del Pd, nemmeno Emiliano e Orlando hanno possibilità di vincere. Secondo Ipr Marketing Renzi è destinato a stravincere con il 64% dei consensi, riprendendosi così il partito che (in parte: leggi Rossi, Speranza, Bersani, D’Alema) gli ha voltato le spalle. Vero che con l’inizio della campagna elettorale le cose potrebbero cambiare, ma due mesi sembrano obiettivamente pochi per rovesciare i pronostici, e i rivali lo sanno bene.

    Ma torniamo alla nostra Carlotta Salerno. 35 anni, è il segretario cittadino dei Moderati, formazione regionale fondata da Giacomo Portas nel 2005, di ispirazione democristiana e grande alleata del Pd. A giugno aveva infatti sostenuto Fassino alle elezioni comunali poi vinte da Chiara Appendino. La candidatura, annunciata durante il programma di Rai Radio1 “Un giorno da pecora”, appare in realtà provocatoria in quanto lei non è iscritta al Pd, il cui statuto vieta la candidatura agli appartenenti di un altro movimento politico.

    Nel 2009 lo aveva fatto, ancor più provocatoriamente, Beppe Grillo.

    Perché candidarsi? «È stato Portas a pensarci. Me ne ha parlato e poi mi ha chiesto: se proponessimo il tuo nome in questo dibattito, anche per dare importanza ai nomi femminili, al momento assenti tra i nomi dei candidati? E io ho risposto sì. Mi candido e lo faccio per vincere. Io sono a disposizione». La presidente della circoscrizione Barriera di Milano, quartiere difficile di Torino, giura di non sentirsi vicina a nessuno dei tre candidati ufficiali («perché dovrei essere vicina ad uno di questi?») e sfida Renzi. Non sta scherzando affatto, assicura: «Quando si entra in gioco, lo si fa per vincere. Spero di battere Renzi: nella vita non si sa mai…». Tanto che ha in mente già le prime mosse da segretario Pd: «Lavorerei sui territori, sulle periferie, con la base degli elettori».

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