Scissione Pd, quali conseguenze sulle elezioni amministrative 2017?

Tensione in alcune città come Palermo e Genova

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    Scissione Pd, quali conseguenze sulle elezioni amministrative 2017?

    La scissione del Pd, ormai scontata, potrebbe avere delle conseguenze sulle elezioni amministrative 2017. Lo strappo, imminente, potrebbe avere infatti delle ripercussioni anche a livello locale. In Sicilia, Liguria e Toscana ci sono già discussioni in merito. Le comunali di giugno, secondo i piani del dimissionario Matteo Renzi, si terranno subito dopo il congresso e le primarie del Pd.

    Partiamo dalla Sicilia, dove il presidente della Regione Rosario Crocetta prova a ricompattare i democratici almeno nell’isola. Il presidente, eletto nel 2012 con il gruppo Alleanza Progressista dei Socialisti e dei Democratici e sostenuto, tra gli altri, dal Pd, ha dichiarato di voler tenere unito il partito ma pretende chiarezza: «Io lavorerò per tenere compatto il Pd in Sicilia, sono stato fuori da tutti gli incontri proprio per dare un segnale. All’Ars però la maggioranza deve essere chiara. Chi non sostiene il governo in Aula, ritiri gli assessori dalla giunta».

    L’Ars, l’Assemblea regionale siciliana, dal 1947 è l’organo legislativo della Sicilia, come previsto dal suo statuto speciale. È l’unica assemblea regionale all’interno dello Stato italiano i cui componenti sono definiti deputati. È bene, sostiene Crocetta, che continuino a remare tutti dalla stessa parte, altrimenti dovrebbero lasciare la giunta. Il messaggio è rivolto in particolare a Bruno Marziano, assessore alla Formazione, e ai deputati Mariella Maggio e Pino Apprendi. Così come ad altri politici del Pd siciliano, dall’ex presidente della Regione Angelo Capodicasa al siracusano Pippo Zappulla, che strizzano l’occhio alla minoranza di D’Alema, Bersani, Rossi, Speranza ed Emiliano.

    Palermo, Pd già spaccato

    Se alla Regione Crocetta chiede chiarezza, il Pd palermitano pare già spaccato a pochi mesi dalle elezioni. A sfasciarlo è stato il sindaco in carica e ricandidato Leoluca Orlando che ha proposto di togliere il simbolo del Pd sulla scheda a favore di un listone. Il diktat non è piaciuto a 250 ribelli, come racconta Palermotoday, a partire dall’assessore regionale all’Agricoltura Antonello Cracolici, il deputato nazionale Giuseppe Lauricella e la vicepresidente del Consiglio comunale Nadia Spallitta. «C’è un valore a cui non intendo rinunciare: la dignità – ha dichiarato Cracolici -. Se la prospettiva a Palermo per il sostegno a Orlando, a cui da mesi avevo offerto un’alleanza, è di cancellare il Pd azzerandolo in una lista civica dico non sono interessato».

    Pd in crisi in vista delle comunali di Genova e La Spezia

    La scissione del Pd rischia di avere effetti devastanti in Liguria: le comunali di Genova e La Spezia sono alle porte e il rischio è quello di non trovare candidati che mettano d’accordo tutti. A Genova, ad esempio, i bersaniani sono molto numerosi e il rischio di perdere voti e militanti presentando un candidato renziano è molto alto: «Ci sono pochi margini di manovra a questo punto, ed è chiaro che se ci sarà la scissione, un po’ di erosione nel partito ci sarà», ha spiegato il senatore Vito Vattuone. Tanto che il renziano Simone Regazzoni, uno dei probabili candidati, sminuisce la scissione e pensa alla grande coalizione: «Se Forza Italia rompesse con la Lega si potrebbe pensare a una grossa coalizione, il partito della nazione va all’ordine del giorno». Sia a Genova che a La Spezia, se non si trova un candidato che metta d’accordo tutti si andrà alle primarie, e a quel punto sarebbe subito sfida tra renziani e ribelli.

    In subbuglio il Pd di Lucca

    In Toscana è invece in subbuglio il Pd di Lucca, in vista delle prossime elezioni amministrative. Alessandro Tambellini, sindaco che tenterà il bis, è preoccupato infatti dalle possibili ripercussioni della eventuale scissione sulla campagna elettorale. Scissione a Lucca già, di fatto, avvenuta, con lo sfidante Matteo Garzella (del Pd ma a capo di una lista tutta sua) che lo ha attaccato pesantemente: «Tambellini non è il candidato del Pd e del centrosinistra ma contro il Pd». Tambellini, inoltre, è un grande estimatore del governatore della Toscana Enrico Rossi, uno dei ribelli a Renzi. La cosa, ovviamente, non lascerà indifferenti alleati ed elettori renziani.