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I 15 tipi di commentatori su Facebook quando la Raggi (o un grillino) sono indagati

I 15 tipi di commentatori su Facebook quando la Raggi (o un grillino) sono indagati

Dal complottista all'anti-pidiota, passando per il disilluso e l'URLATORE

da in Movimento 5 Stelle, Politica, Virginia Raggi
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    I 15 tipi di commentatori su Facebook quando la Raggi (o un grillino) sono indagati

    Quali sono i 15 tipi di commentatori su Facebook quando Virginia Raggi, o un grillino, vengono indagati? Cosa succede quando i militanti, o simpatizzanti, del partito più giustizialista di tutti devono giudicare uno dei loro “portavoce” finito sotto le grinfie della giustizia? Abbiamo scelto i commenti più emblematici della pagina Facebook del Fatto Quotidiano (il giornale meno ostile nei confronti dei 5 Stelle) per un post ironico. Premessa: Virginia Raggi è innocente fino a prova contraria, non vogliamo sorridere di lei ma delle reazioni sul web, catalogando i commentatori, dal complottista al grillino duro e puro, dall’ironico all’URLATORE. Senza dimenticare il riflessivo e quello che se la prende a prescindere con i giornalisti. Anzi, con i giornalai.

    Ogni occasione è buona per litigare con gli elettori, veri o presunti, del Pd. Ecco l’anti-pidiota, colui che, provocato da un “piddino” o da un malcapitato che aveva avuto l’infelice idea di criticare il Movimento 5 Stelle, parte con l’invettiva anti-Renzi e contro il Partito Democratico. In questo caso è stato scomodato il termine “webete” (copyright di Enrico Mentana) usato come sinonimo di “piddino”.

    Gli esemplari più diffusi sono i complottisti, quelli per cui la colpa è dei poteri forti che vogliono far fuori la Raggi e allora escogitano qualsiasi cosa per cacciarla dal Campidoglio. Il complottista ama fare dietrologia e parlare di macchina del fango a prescindere.

    La Raggi o uno del Movimento 5 Stelle risultano indagati? Eh, ma gli altri sono peggio e mica si sono dimessi! Se Roma è in ginocchio, accusano, è colpa di Pd e Pdl (e, obiettivamente, non hanno tutti i torti: la Raggi si è trovata una città disastrata).

    Simili a quelli sopra i vittimisti, quelli secondo cui tutti infieriscono contro la Raggi e i grillini ma degli altri non ne parla nessuno.

    Il militante grillino resta a prescindere accanto al “portavoce” indagato: ha fiducia in lui, crede nella sua buonafede e lo invita a non mollare. Il grillino duro e puro può arrivare, ovviamente, ad attaccare gli avversari politici che sono sempre più ladri.

    Il grillino riflessivo non condanna la Raggi ma pensa che, per il bene del Movimento, vada allontanata. Guarda lontano e, con perspicacia politica, pensa a numeri ed elezioni.

    L’ironia è il sale della vita. L’ironico non può, in questo caso, non citare la casa ricevuta all’insaputa da Scajola e la Raggi che informa Beppe Grillo.

    E qua il pensiero corre alla parodia della sindaca di Vittorio Sgarbi: “L’ho detto a Beppe, l’ho detto a Beppe”.

    A contrastare il grillino duro e puro arriva, puntuale, l’anti-grillino. Colui che non aspetta altro che un passo falso del Movimento per attaccare i “grillotti”, dimostrando che sono “disonesti” come gli altri.

    Il disilluso è colui che una volta credeva nella diversità dei 5 Stelle ma che è tornato con i piedi per terra. O colui che dei politici proprio non si fida e sa che, prima o poi, lo deluderanno.

    L’indignato non è altro che il disilluso arrabbiato nero, colui che invita senza giri di parole la sindaca a sloggiare: “Vattene”, “vergognati”.

    IN OGNI DISCUSSIONE SU FACEBOOK CHE SI RISPETTI GLI URLATORI NON MANCANO MAI. IL TASTO MAIUSCOLO SULLA TASTIERA PER LORO È UN FEDELE COMPAGNO DI BATTAGLIA CONTRO I POLITICI.

    Il lucido analista spicca in mezzo al marasma perché non si mostra né fazioso né indignato: lui studia la questione (spesso è un esperto), la analizza e cerca di spiegarla agli altri, senza scadere in accuse e giudizi affrettati.

    Ci sono poi coloro che preferiscono minimizzare l’accaduto perché, in fondo, non è successo nulla di che.

    Immancabili sono coloro che sputano veleno a prescindere contro i giornalisti, definendoli “pennivendoli” o “giornalai”, responsabili della “dittatura mediatica” che, puntualmente, prende di mira sempre e solo i 5 Stelle.

    Quelli che definiscono gli “italiani pecoroni” sono infine una sottocategoria dei complottisti. Quelli che invitano gli altri a “svegliarsi”, perché i problemi più importanti non ce li raccontano mica.

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