Italicum: come funziona la nuova legge elettorale dopo la sentenza della Consulta?

Italicum: come funziona la nuova legge elettorale dopo la sentenza della Consulta?

Passo per passo, cosa dice la riforma del governo Renzi

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    Italicum: come funziona la nuova legge elettorale dopo la sentenza della Consulta?

    Come funziona l’Italicum, e come cambia dopo la sentenza della Consulta? La legge elettorale italiana partorita dal governo Renzi era entrata ufficialmente in vigore il primo luglio 2016, anche senza l’appoggio di Forza Italia come chiedeva il Patto del Nazareno, e pur tra polemiche che non sono mai cessate. Dopo i ricorsi presentati da cinque tribunali, che avevano sollevato dubbi sulla costituzionalità, il 25 gennaio 2017 è arrivata la sentenza della Corte Costituzionale che ha bocciato il ballottaggio e le candidature multiple con i capilista bloccati, salvando il premio di maggioranza per chi supera il 40%. Di fatto, la Consulta ha reso proporzionale un sistema elettorale strutturato per essere maggioritario.

    Prima di entrare nello specifico, bisogna considerare che questa legge elettorale vale solo per l’elezione alla Camera, visto che il Senato, secondo la riforma costituzionale Renzi-Boschi poi bocciata, sarebbe dovuto diventare ineleggibile.

    L’Italicum è un sistema elettorale proporzionale, ciò significa che il numero di seggi viene assegnato in proporzione alla quantità di voti ricevuti. Per l’assegnazione, il calcolo viene effettuato su base nazionale e non tenendo conto dei risultati delle province. I partiti possono presentarsi in lista singola o in coalizione.

    PRIMA DELLA CONSULTA L’Italicum prevede una soglia di sbarramento: accedono alla Camera tutti i partiti che superano il 3%. In origine c’erano diverse soglie (l’8% per la lista singola, il 12% per l’intera coalizione e il 4,5% per i singoli partiti all’interno delle coalizioni).
    DOPO LA CONSULTA La soglia di sbarramento resta al 3%.

    PRIMA DELLA CONSULTA L’Italicum introduce il doppio turno con il ballottaggio. Vince chi, al primo turno, coalizione o lista singola, supera il 40% delle preferenze (il 37% nella prima versione della legge). In caso contrario, le due liste o coalizione che hanno ottenuto il maggior numero di voti, si sfidano al ballottaggio.
    DOPO LA CONSULTA La Corte Costituzionale elimina il ballottaggio con l’annesso premio di maggioranza, che resta al primo turno per chi supera la soglia del 40%.

    PRIMA DELLA CONSULTA L’Italicum ha introdotto un premio di maggioranza di 340 seggi (54%) alla lista in grado di superare il 40% dei voti. La soglia minima per evitare il ballottaggio al secondo turno e vincere le elezioni.
    DOPO LA CONSULTA Resta il premio di maggioranza.

    Essendo però molto improbabile che una lista possa superare la soglia del 40% dei voti, la sentenza “condanna” l’Italicum a rimanere un sistema proporzionale puro.

    PRIMA DELLA CONSULTA L’Italicum prevede una revisione delle circoscrizioni, che passano dalle 27 attuali a 100 collegi di dimensioni minori: in media si eleggono 6-7 deputati per circoscrizione tramite un algoritmo. Valle d’Aosta e Trentino-Alto Adige sono invece escluse dal sistema proporzionale con nove collegi uninominali. Le liste presentano solo i capolista bloccati, mentre dal secondo in poi valgono le preferenze. Viene introdotta la doppia preferenza di genere: si possono votare due candidati di sesso diverso, altrimenti vale solo il voto dato al primo candidato. Attenzione in particolare alla composizione delle liste: i capilista non devono essere più del 60 per cento dello stesso sesso e nella composizione ci deve essere alternanza di sesso nella presentazione delle candidature. Le candidature multiple valgono solo per i capilista che possono essere candidati in 10 collegi.
    DOPO LA CONSULTA La Consulta dichiara illegittima la disposizione dell’Italicum che consentiva al capolista eletto in più collegi di scegliere il proprio collegio d’elezione a sua discrezione, imponendo il criterio del sorteggio.

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