Grillo pubblica il codice di comportamento M5S: gli indagati non devono più dimettersi

Grillo: 'Svolta garantista? Falso, è un'altra bufala di giornali e tv'

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    Grillo pubblica il codice di comportamento M5S: gli indagati non devono più dimettersi

    È stato approvato il codice di comportamento del Movimento 5 Stelle, pubblicato sul blog da Beppe Grillo, che stabilisce le nuove regole per gli indagati. La novità principale è la “depenalizzazione” dell’avviso di garanzia, che non rappresenta più una condotta da sanzionare: gli indagati devono avvisare immediatamente i vertici ma non sono tenuti più alle dimissioni. A valutare i singoli casi saranno poi Grillo e il collegio dei probiviri. Le dimissioni e l’espulsione scattano nel momento della condanna in primo grado o del patteggiamento. La svolta garantista sembra pensata per le ultime vicende giudiziarie che hanno coinvolto i 5 Stelle: la storia delle firme false di Palermo e Bologna ma soprattutto il probabile avviso di garanzia che incombe sulla sindaca di Roma Virginia Raggi dopo il caso Marra. Grillo tuttavia non vuol sentire parlare di svolta garantista e lo ha fatto capire con un nuovo post sul blog: “Svolta garantista? Falso, è un’altra bufala di giornali e tv”.

    Il “Codice di comportamento del MoVimento 5 Stelle in caso di coinvolgimento in vicende giudiziarie” (così è stato definito sul blog) è diviso in sei punti. Martedì 3 gennaio è stato approvato con la votazione online con il sì del 91% degli iscritti (hanno votato in 37.360). Dopo i principi ispiratori del comportamento dei portavoce eletti (“principi di lealtà, correttezza, onestà, buona fede, trasparenza, disciplina e onore, rispetto della Costituzione della Repubblica e delle leggi”) si passa alle regole vere e proprie. L’ultima parola nei singoli casi spetta al “Garante del MoVimento 5 Stelle” (Beppe Grillo) e al “collegio dei probiviri” (la senatrice Nunzia Catalfo, i deputati Carlo Fraccaro e Paola Carinelli).

    Procedimenti penali

    Nel caso in cui un portavoce del M5S venga coinvolto in un procedimento penale, “il collegio dei probiviri o il comitato d’appello compiono le loro valutazioni in totale autonomia nel pieno rispetto del lavoro della magistratura”. La sanzione può però scattare “anche durante la fase di indagine” e “a prescindere dall’esito e dagli sviluppi del procedimento penale”, se “il comportamento tenuto” viene considerato grave da Grillo o dal collegio dei probiviri, ovvero “quando emergono elementi idonei ad accertare una condotta che sia già lesiva dei valori, dei principi o dell’immagine del MoVimento 5 Stelle”. Entra in ballo dunque il concetto di presunzione di gravità.

    Autosospensione

    Il terzo punto è dedicato all’autosospensione. In qualsiasi fase del processo, il portavoce dei 5 Stelle può decidere di autosospendersi “senza che ciò implichi di per sé alcuna ammissione di colpa o di responsabilità”. L’autosospensione, inoltre, “non vincola né condiziona né preclude il potere del Garante, del Collegio dei Probiviri e del Comitato d’appello di adottare eventuali sanzioni disciplinari”.

    Condanne e avvisi di garanzia

    Il quarto punto, che disciplina condannati e indagati, è quello più importante. L’espulsione dal Movimento scatta con la condanna in primo grado, ma anche con il patteggiamento o la prescrizione: “È considerata grave ed incompatibile con il mantenimento di una carica elettiva quale portavoce del MoVimento 5 Stelle la condanna, anche solo in primo grado, per qualsiasi reato commesso con dolo (…). A tal fine, sono equiparate alla sentenza di condanna la sentenza di patteggiamento, il decreto penale di condanna divenuto irrevocabile e l’estinzione del reato per prescrizione intervenuta dopo il rinvio a giudizio”.

    Per quanto riguarda gli indagati, coloro che abbiano quindi ricevuto l’avviso di garanzia, ecco la svolta garantista: “La ricezione, da parte del portavoce, di ‘informazioni di garanzia’ o di un ‘avviso di conclusione delle indagini’ non comporta alcuna automatica valutazione di gravità dei comportamenti potenzialmente tenuti dal portavoce stesso, sempre salvo quanto previsto al punto 5” (ovvero l’obbligo di comunicazione). Insomma, nel caso in cui Virginia Raggi dovesse ricevere l’avviso di garanzia non sarebbe più tenuta a dimettersi. A garante e collegio dei probiviri il compito di valutare la gravità di fatti su eventuali reati d’opinione.

    L’obbligo di comunicazione

    I portavoce del Movimento hanno il dovere di comunicare “immediatamente e senza indugio il gestore del sito dell’esistenza di procedimenti penali in corso nei quali assumono la qualità di indagato o imputato nonché di qualsiasi sentenza di condanna”. Ricordiamo che la mancanza di comunicazione era costata la sospensione al sindaco di Parma Federico Pizzarotti. Il sesto e ultimo punto stabilisce infine che “ogni sindaco e presidente di regione eletto nelle liste del MoVimento 5 Stelle è tenuto a far rispettare il presente codice etico ai componenti delle proprie giunte, anche se gli assessori non risultano iscritti e/o eletti nel MoVimento 5 Stelle”.

    Pizzarotti attacca Grillo

    Il sindaco di Parma Pizzarotti ha commentato così il codice di comportamento per gli indagati che mancava quando lui era stato sospeso dal Movimento: “Oggi, a distanza di ben sei mesi, è arrivata la conferma di quanto ho sempre fatto notare. Chi tace, piega la testa e non sa formulare un benché minimo pensiero critico è solo uno yesman. E oggi continuo a vedere molti yesman, ma pochi politici con una loro coerenza e una loro autonomia”.

    Grillo: “Svolta garantista? È un’altra bufala di giornali e tv”

    A Grillo non è piaciuta la definizione di ‘svolta garantista’. “Il codice di comportamento rappresenta una svolta garantista? Falso. È un’altra bufala di giornali e tv – ha attaccato in un nuovo post sul blog – Il MoVimento 5 Stelle garantisce ai cittadini che chi tra i suoi eletti non rispetta i principi a cui ha aderito come portavoce viene messo fuori dalla porta. Non aspettiamo il terzo grado di giudizio. Nel MoVimento 5 Stelle già al primo grado si prevede l’espulsione. Se nel PD si applicasse lo stesso nostro Codice, non resterebbe quasi più nessuno. Perché non lo fanno?”. L’attacco al Pd prosegue così: “Da noi, a differenza del Pd, non c’è spazio per personaggi condannati o anche solo indagati per reati gravi come associazione a delinquere, corruzione, concussione, voto di scambio politico mafioso, truffa, turbativa d’asta, reati gravi contro la PA, ecc. I nostri eletti che hanno una condotta o un comportamento politico o sociale riprovevole ed eticamente censurabile, a prescindere dall’esito di un procedimento penale, vengono sanzionati e nei casi più gravi cacciati”. Il comico genovese ha poi risposto a Mentana dopo lo scontro sulle notizie false.