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Ministri Governo Gentiloni: tutte le gaffe da Poletti ad Alfano

Ministri Governo Gentiloni: tutte le gaffe da Poletti ad Alfano

Ricordare le figuracce del ministro della Salute Lorenzin è come sparare sulla croce rossa

    Ministri Governo Gentiloni: tutte le gaffe da Poletti ad Alfano

    I ministri del Governo Gentiloni sono noti, oltre che per aver firmato riforme discutibili, per aver collezionato una serie di gaffe. Figuracce e cadute di stile che nei migliori dei casi hanno innescato parodie e sarcasmo sui social, nel peggiore hanno provocato polemiche e indignazione. Vi chiederete come abbiano già potuto fare riforme e gaffe se hanno appena giurato al Quirinale insieme al premier Paolo Gentiloni. Ebbene, a parte la già contestata new entry Valeria Fedeli a capo dell’Istruzione, stiamo parlando degli stessi ministri del Governo Renzi. Tra chi è rimasto e chi ha traslocato di pochi chilometri, a Palazzo Chigi si è insediato di fatto il Renzi-Bis senza Renzi.

    renzi bis

    E mentre l’ex sindaco fiorentino si è fatto beccare alle prese con i carrelli della spesa, il fidato ministro del Lavoro Giuliano Poletti ha già ricominciato a fare incavolare i giovani precari e disoccupati. Come riconquistare la fiducia di quella fetta di italiani che hanno votato in massa No al referendum anche per punire le sue politiche lavorative? Tornando a toccare il loro tasto dolente, ovviamente.

    Si parla di cervelli in fuga, quei giovani qualificati che, non accontentandosi degli spiccioli e delle pacche sulle spalle in Italia, preferiscono fare le valigie a costo di rinunciare a pasta e sole. Centomila giovani se ne sono andati dall’Italia? “Non è che qui sono rimasti 60 milioni di ‘pistola’. Conosco gente che è andata via e che è bene che stia dove è andata, perché sicuramente questo Paese non soffrirà a non averli più fra i piedi”. Ecco a voi il campione di empatia Poletti. Inutile il dietrofront: ormai la figuraccia era stata fatta. Pochi giorni prima, tra l’altro, aveva presentato la ricetta per evitare il possibile referendum sul Jobs Act: “Andare a votare prima del referendum”.

    Poletti negli ultimi anni aveva fatto infuriare anche laureandi e studenti. “Prendere 110 e lode a 28 anni non serve a un fico, è meglio prendere 97 a 21. Così un giovane dimostra che in tre anni ha bruciato tutto e voleva arrivare”, aveva sentenziato davanti a una platea di universitari. Dopo aver sollevato il polverone, aveva precisato: “Non ho mai pensato che i giovani italiani siano choosy“. Tirando in ballo così Elsa Fornero, il ministro del Lavoro e delle politiche sociali di Mario Monti, che aveva dato dei “bamboccioni” ai trentenni. Poletti aveva anche minacciato i ragazzini di fargli passare le vacanze a lavorare, proponendo progetti di alternanza scuola-lavoro: “I miei figli d’estate sono sempre andati al magazzino della frutta a spostare le casse. Invece di stare a spasso per le strade della città”, durante le vacanze i ragazzini “potrebbero fare tre o quattro ore di lavoro”. Feroci le reazioni di associazioni studentesche, sindacati e cantanti impegnate che lo avevano accusato di voler “legalizzare lo sfruttamento”.

    Quali requisiti dovrebbe possedere un ministro degli Esteri? Ottima conoscenza della lingua inglese, come minimo: del resto si tratta di uno dei requisiti richiesti ai comuni mortali alle prese con curricula e colloqui. Se si arriva in ritardo a un incontro con la commissaria UE perché la tempesta di vento ha rallentato l’aereo, bisognerebbe infatti saperglielo spiegare bene. Vero Angelino Alfano? E invece no: l’ex ministro degli Interni ha bisticciato con l’inglese, traducendo “vento” nell’alfanese “uaind” invece che nell’inglese “wind”. Aggiungendosi così alla lista dei politici italiani terrorizzati dall’inglese. Alfano era stato protagonista di altri scivoloni come quando, commentando a caldo l’arresto di Massimo Bossetti con l’accusa dell’omicidio di Yara Gambirasio, aveva sentenziato: “Le forze dell’ordine, d’intesa con la magistratura, hanno individuato l’assassino di Yara”. Facendo rivoltare sulle scrivanie i giornalisti e mandando a farsi benedire deontologia e presunzione di innocenza. Sempre a proposito di gaffe, una volta una giornalista di La7, pensando di non essere ascoltata e registrata, lo aveva ribattezzato sarcasticamente “ministro dell’Inferno“.

    In quanto a figuracce, ricordare quelle del ministro della Salute Beatrice Lorenzin è come sparare, restando in tema, sulla croce rossa.

    Con Renzi premier, era riuscita a riparare a una figuraccia con una gaffe ancora peggiore. Già la campagna pubblicitaria del Fertility Day e per la “prevenzione della fertilità” era stata demolita da tutti, perché sembrava accusasse le donne di non voler procreare ignorando il ticchettio impietoso dell’orologio biologico. La successiva “campagna sugli stili di vita corretti” sembrava essere stata ideata da un fervido sostenitore del Ku Klux Klan. Dalla padella alla brace, quindi. Il ministro, in un atto di umiltà, aveva chiesto aiuto ai giovani grafici italiani: venite a lavorare nel ministero, ma gratis. Il premio per le continue gaffe? La riconferma al dicastero sul Lungotevere, naturalmente.

    Valeria Fedeli, nuovo ministro dell’Istruzione con Gentiloni, si è fatta conoscere subito. Oltre che per i suoi riccioli fiammeggianti, ha fatto parlare di sé per il mistero della sua laurea. È laureata o no? Nonostante sul suo sito personale avesse rivendicato una laurea in Scienze sociali, in realtà aveva conseguito un semplice diploma di laurea per assistenti sociali. Nonostante l’apparente buonafede, un posto in questa lista le spetta già di diritto. Lista che, ci scommettiamo, presto si allungherà.

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