Ministro Fedeli: polemiche sulla laurea e la cultura del Gender

Ministro Fedeli: polemiche sulla laurea e la cultura del Gender

Gandolfini: 'E' l'ennesima offesa nei confronti del popolo del Family Day'

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    Ministro Fedeli: polemiche sulla laurea e la cultura del Gender

    Valeria Fedeli, neo eletta ministro dell’istruzione del nuovo governo Gentiloni, prende il posto che fu di Stefania Giannini, nel precedente governo Renzi. ‘Onorata di ricoprire un ruolo così importante per il Paese, lavorerò per una scuola di tutte e di tutti’, non sono passati nemmeno due giorni da questa dichiarazione, che già sono scattate le polemiche: innanzitutto pare che la sindacalista non abbia affatto una laurea, poi è emersa la questione della proposta per l’introduzione di una cultura gender nelle scuole, firmata dalla Fedeli, che ha fatto adirare i cattolici del Family Day.

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    Dando un rapido sguardo al suo sito personale, riguardo alla sua formazione scolastica, si legge: ‘Finite le scuole mi sono trasferita a Milano dove ho conseguito il diploma di laurea in Scienze Sociali, presso UNSAS’, ovvero la Scuola per assistenti sociali di Milano, che non consente di conseguire una laurea.

    Immediato l’attacco dell’ex Pd cattolicissimo Mario Adinolfi: ‘La Fedeli mente sul proprio titolo di studio, niente male per un neo ministro dell’Istruzione’ e aggiunge, ‘non solo una che non è laureata, ma una che spaccia per laurea in Scienze sociali, un semplice diploma della scuola per assistenti sociali’.

    I collaboratori della Fedeli hanno subito riconosciuto che non si tratta di una vera e propria laurea, non essendo l’UNSAS un ateneo, tuttavia sottolineano che quel genere di diploma sarebbe stato poi equiparato a una laurea breve, triennale. Sembra non ci sia stata la volontà di mistificare il proprio titolo di studio, si è trattato soltanto di un problema di tipo ‘lessicale’, niente di più, soprattutto la neo ministra ha agito con assoluta buona fede.

    L’altra questione che sta facendo discutere la candidatura di Valeria Fedeli come ministro dell’Istruzione, riguarda l’ideologia del gender, il ‘nemico più grande’ del mondo cattolico. Tutto è nato dal fatto che la Fedeli, nel 2014, ha firmato la proposta di legge sull‘introduzione dell’ideologia nelle scuole. Questa dottrina sostanzialmente nega differenze sostanziali, sessuali e psichiche, tra maschi e femmine.

    La questione è esplosa in particolare in alcuni istituti scolastici in cui era stato adottato un programma costruito secondo l’ideologia gender, che prevedeva ad esempio l’uso del femminile per professioni di solito declinate al maschile e l’utilizzo del pastello rosa per i maschietti e di quello azzurro per le femminucce.

    Secondo il popolo del Family Day, la scelta del governo Gentiloni di affidare il ministero dell’Istruzione a Valeria Fedeli è ‘una dichiarazione di guerra’. Massimo Gandolfini, animatore delle manifestazioni e presidente del comitato Difendiamo i nostri figli, oltreché oppositore delle adozioni per le coppie gay, ha dichiarato: ‘La nomina della Fedeli, visto il suo orientamento culturale per l’identità di genere a ispirazione gender, non può non essere letta come l’ennesima offesa nei confronti del popolo del Family Day’ e ha aggiunto ‘una provocazione, se non una vendetta’. Gandolfini si appella al capo dello Stato, sostenendo che esiste un reale ‘pericolo per i nostri figli, cavie di sperimentazioni ideologiche’.

    Dal canto suo e al di là delle polemiche, il ministro Valeria Fedeli ha già dichiarato quelli che saranno i suoi obiettivi, ovvero la lotta al bullismo e alle discriminazioni: ‘Lavorerò per una scuola di tutte e di tutti’, inoltre porterà avanti la trasformazione al femminile del linguaggio parlamentare sostenuta da Laura Boldrini, presidente della Camera. Il neo ministro, voluto dall’ex premier Matteo Renzi, con l’intento di ricucire i rapporti con la Cgil, non piace a molti cattolici nella scuola, tuttavia trova l’appoggio dei sindacati che d’ora in poi potranno confrontarsi con una di loro. Segni di approvazione arrivano anche dall’Arcigay, il segretario nazionale Gabriele Piazzoni ha dichiarato: ‘Confido che questa novità porti un rinnovato impegno nel contrasto al bullismo e alle discriminazioni nelle nostre scuole’.

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