I politici italiani e l’inglese: un rapporto difficile

I politici italiani e l’inglese: un rapporto difficile

Da Renzi a Berlusconi, passando per il 'plis visit itali' di Rutelli: i video più esilaranti

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    I politici italiani e l’inglese: un rapporto difficile

    Quello tra i politici italiani e l’inglese è da sempre un rapporto difficile. Come molti connazionali, del resto. Eppure da chi deve misurarsi con i leader stranieri ci si aspetterebbe un livello perlomeno dignitoso. E invece, tranne poche eccezioni, non è così. I politici italiani l’inglese lo conoscono poco. Qualcuno lo mastica, qualcun altro ci bisticcia. C’è chi riesce a esprimersi correttamente seppur con una pronuncia maccheronica. E c’è chi, saggio, preferisce proprio evitarlo. E così, ogni volta che un politico italiano ha dovuto misurarsi pubblicamente con la lingua, ha finito per suscitare ilarità, risate e ironia. Da Matteo Renzi a Silvio Berlusconi, passando per l’indimenticabile “plis visit itali” di Francesco Rutelli e l’autoironico Ignazio La Russa, ecco a voi i video dei politici che parlano inglese più esilaranti.

    Storico il video di un baldo Silvio Berlusconi e del suo goffo tentativo di rendere omaggio alla bandiera americana. Al termine del discorso dell’allora presidente degli Stati Uniti George Bush, davanti ai giornalisti a Camp David, il Cavaliere, sorridente e sicuro di sé, prese la parola: “E aggiungo una cosa ancora: ai consider det d fleg ov iunaitid steits nos onli a fleg of e cauntri bus is an universal messag of fridom en dimocrasi”. Imperdibili gli ironici complimenti dell’amico al suo inglese.

    Volete vedere un altro video di Berlusconi alle prese con l’inglese? Basta cercare su “gogol”…

    Ecco un altro premier alle prese con l’inglese. Non potete non dedicare un minuto della vostra vita per godere del discorso di Matteo Renzi al Digital Venice nel luglio 2014. Più che un discorso pare una supercazzola. Il rapporto difficile di Renzi con l’inglese è stato oggetto di diverse parodie. Ma con la seguente perla non poteva essere altrimenti.

    “Oh, la rifacciamo tutta, la posso fare meglio in inglese. Che gli devo dire, questo il problema… Questo finisce su Striscia, vero?”. Tutto si può dire di Ignazio La Russa ma non che non sia un politico autoironico. Tanto che nel 2011, quando stava cercando di spiegare a un giornalista, in inglese, come la marina britannica avesse sconfitto i pirati somali, inciampò sullo scoglio linguistico e dovette desistere.

    Provateci voi ad arrivare puntuali all’appuntamento con la commissaria Ue con l’aereo in ritardo a causa di una tempesta di vento. Il vero problema, per Angelino Alfano, è stato però doverle spiegare, in inglese, il motivo del ritardo.

    Come si traduce “vento”? In inglese “wind”, in alfanese… “uaind“! La gaffe risale al 2014, ma è diventata virale con l’arrivo di Alfano alla Farnesina. Un interrogativo sorge spontaneo: almeno il ministro degli Esteri non dovrebbe parlare un inglese impeccabile?

    Prendete Domenico Scilipoti e mettetelo a filosofeggiare, davanti ai senatori tutti, di Bibbia, Levitico e sacre scritture. Potrà mica essere stato crocifisso solo perché non era in grado di pronunciare il nome del suo più grande spauracchio, ovvero la “stepcaild a-a-a-a-assosescion”?

    Gaffe di Scilipoti su 'Stepchild Association, risate al Senato

    Nel 2007 orde di turisti accorsero a visitare il Bel Paese grazie a Francesco Rutelli. Il portale turistico italiano fu annunciato in pompa magna dall’allora ministro per i Beni Culturali con uno spot indimenticabile, passato alla storia: “Plis… visit… d uebsait, bat… plis… visit… itali. uer… d best cauntri… in d uord”.

    Quando era sindaco di Torino, Piero Fassino decise di promuovere la città in lingua inglese. Anche il suo “You can bet on Torino” ha suscitato ilarità.

    Luigi Di Maio è stato più saggio dei suoi colleghi: per evitare di fare figuracce ha preferito evitare di parlare in inglese. E così, alle domande pungenti della Cnn sulle fake news, l’esponente dei 5 Stelle ha preferito rispondere in italiano.

    Mica come la collega di partito pentastellata e sindaca di Roma. Virginia Raggi, intervistata dalla Cbs sul referendum costituzionale 2016, ha dimostrato che l’inglese lo sa parlare, eccome. Promossa a pieni voti, almeno lei.

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