Matteo Renzi torna a casa: ‘Dimissioni vere ma non lascio la politica’

Matteo Renzi torna a casa: ‘Dimissioni vere ma non lascio la politica’

In un lungo post su Facebook il segretario dem parla del suo futuro

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    Matteo Renzi torna a casa: ‘Dimissioni vere ma non lascio la politica’

    Matteo Renzi torna a casa, nella sua Pontassieve, e affida a un lungo post su Facebook le riflessioni riguardo gli ultimi giorni, le dimissioni e quello che sarà il suo futuro. Lasciato Palazzo Chigi con gli scatoloni, Renzi ha ancora un ruolo di primo piano nella politica italiana: è ancora il segretario del Partito Democratico che anche nel prossimo governo Gentiloni sarà il partito di maggioranza relativa. L’idea di lasciare la politica, come aveva detto più volte in passato, sembra sempre più lontana: intorno al suo nome è riuscito a raccogliere consensi numerici importanti, come dimostrano i 13 milioni e mezzo di voti per il sì al referendum. Non saranno tutti suoi, certo, ma è innegabile che la sua avventura politica non potrà finire così. L’idea è quella di capitalizzare quei voti e mettere le cose in chiaro all’interno del PD, con congresso e primarie. “Ai milioni di italiani che vogliono un futuro di idee e speranze per il nostro Paese dico che non ci stancheremo di riprovare e ripartire”, assicura.

    Chi aveva sperato di non vedere più un Renzi protagonista sulla scena politica dovrà ricredersi. Chiusa la crisi di governo in tempi rapidissimi grazie all’azione incisiva del presidente Sergio Mattarella, l’ormai ex premier può guardare al suo futuro.

    Il post su Facebook è l’occasione di togliersi qualche sassolino dalle scarpe. “Ho chiuso l’alloggio del terzo piano di Palazzo Chigi. Torno a casa davvero“, scrive. L’esperienza di governo non è stata inutile a suo dire. “Sono stati mille giorni di governo fantastici. Qualche commentatore maramaldo di queste ore finge di non vedere l’elenco impressionante delle riforme che abbiamo realizzato”, continua, elencando una serie di iniziative portate a compimento.

    Riguardo alla riforma costituzionale su cui aveva puntato tutto, c’è “tanta delusione”, ma, continua, “quando il popolo parla, punto. Si ascolta e si prende atto. Gli italiani hanno deciso, viva l’Italia”.

    Renzi rimarca la differenza con il passato e rivendica la decisione di aver lasciato l’incarico di premier. “Io mi sono dimesso. Sul serio. Non per finta. Lo avevo detto, l’ho fatto. Di solito si lascia Palazzo Chigi perché il Parlamento ti toglie la fiducia. Noi no. Noi abbiamo ottenuto l’ultima fiducia mercoledì, con oltre 170 voti al Senato. Ma la dignità, la coerenza, la faccia valgono più di tutto. In un Paese in cui le dimissioni si annunciano, io le ho date”.

    Con una spallata a chi cavalca l’anti politica, Renzi ricorda che ora è uno qualunque, senza privilegi.

    Torno semplice cittadino. Non ho paracadute. Non ho un seggio parlamentare, non ho uno stipendio, non ho un vitalizio, non ho l’immunità. Riparto da capo, come è giusto che sia. La politica per me è servire il Paese, non servirsene”.

    È un passaggio chiave questo. Tolti i panni del presidente del Consiglio, può indossare quelli del segretario di partito e dare il via alla vera battaglia politica che si svolgerà su due fronti: una interna al PD, tra correnti e minoranze dem, e una esterna, con il M5S come primo obiettivo.

    “Ai milioni di italiani che vogliono un futuro di idee e speranze per il nostro Paese dico che non ci stancheremo di riprovare e ripartire. Ci sono migliaia di luci che brillano nella notte italiana. Proveremo di nuovo a riunirle. Facendo tesoro degli errori che abbiamo fatto ma senza smettere di rischiare: solo chi cambia aiuta un Paese bello e difficile come l’Italia”, conferma.

    L’annuncio è chiaro. “Noi siamo quelli che ci provano davvero. Che quando perdono non danno la colpa agli altri. Che pensano che odiare sia meno utile di costruire. E che quando la sera rimboccano le coperte ai figli pensano che sì, ne valeva la pena. Sì, ne varrà la pena. Insieme. Ci sentiamo presto, amici”, conclude. Insomma, di Matteo Renzi se ne parlerà ancora.

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