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Chi è Paolo Gentiloni, presidente del Consiglio dopo la fine del Governo Renzi

Chi è Paolo Gentiloni, presidente del Consiglio dopo la fine del Governo Renzi
    Chi è Paolo Gentiloni, presidente del Consiglio dopo la fine del Governo Renzi

    Chi è Paolo Gentiloni, il ministro degli Esteri del Governo dimissionario, nuovo premier dopo Renzi?
    “Se arrivasse la richiesta formale, non potrei dire di no” ha dichiarato prima ancora della fine delle Consultazioni al Quirinale del Capo dello Stato Mattarella. E il Presidente della Repubblica lo ha infatti convocato per le 12:30 di domenica 11 dicembre al palazzo del Quirinale per affidargli l’incarico di formare un governo. Lui ha accettato con riserva, come prevede il protocollo.
    Il suo profilo è stato giudicato da tanti come il più adatto al momento, ma non mancano critiche severe da parte dei diversi schieramenti politici. Gentiloni appartiene al Partito Democratico. Insieme a Renzi condivide il passato nella Margherita di Francesco Rutelli. Deputato dal 2001, è stato Ministro delle Comunicazioni dal 17 maggio 2006 all’8 maggio 2008, nel secondo Governo Prodi. Nel 2012 ha sostenuto il premier uscente (e attuale segretario di partito, Renzi) contro Bersani. L’anno successivo ha provato a candidarsi alle primarie per la scelta del sindaco di Roma, arrivando terzo dopo Marino e Sassoli. Un uomo destinato al comando, come dicono alcuni, o un cattolico poco carismatico, come dicono altri? Scopriamone di più.

    Paolo Gentiloni è nato a Roma il 22 novembre 1954 e, in quanto discendente della famiglia nobile Gentiloni Silverj, avrebbe anche i titoli di Nobile di Filottrano, Nobile di Cingoli e Nobile di Macerata. La formazione politica del nuovo ministro è iniziata all’Università, con una laurea in Scienze politiche. Inizia la carriera da giornalista scrivendo sul settimanale Fronte Popolare e poi su Pace e Guerra. Nel 1984 è dirittore di ‘Nuova ecologia’, il periodico di Legambiente.

    Inizialmente è stato militante del Partito di Unità Proletaria per il comunismo e nel 2001 è stato eletto deputato con la Margherita, di cui è diventato responsabile della comunicazione, occupandosi inoltre dell’organizzazione delle campagne elettorali. Ha fatto parte della Commissione trasporti, poste e telecomunicazioni e poi è stato presidente della Commissione dei servizi radiotelevisivi. Nel 2006 è stato nuovamente eletto alla Camera e poi è stato nominato ministro delle Comunicazioni dal presidente del Consiglio Romano Prodi.

    Ha partecipato, nel 2007, alla nascita del Partito Democratico, è stato presidente del Forum Commercio del PD dal 2009. Nel 2012 ha partecipato alle primarie del Centrosinistra per decidere chi dovesse essere il candidato a sindaco di Roma. In questa occasione, sostenuto soprattutto dai renziani, è arrivato al terzo posto, dopo Ignazio Marino e David Sassoli. E’ stato inoltre uno dei sostenitori di Matteo Renzi per quanto riguarda la formazione del Governo. Il 31 ottobre 2014 Gentiloni è stato nominato nuovo ministro degli Esteri e della Cooperazione Internazionale del governo Renzi, in sostituzione di Federica Mogherini, chiamata ad assumere la carica di Alto rappresentante per la politica estera dell’Unione europea. E considerato un grande conoscitore del Medio Oriente e del conflitto Israele-Palestina.

    Nel 2006 il Consiglio dei Ministri approvò un disegno di legge presentato dall’allora ministro delle Comunicazioni Gentiloni che mirava ad una riforma del sistema televisivo partendo da una sentenza della Corte Costituzionale del 1994 a favore del pluralismo tra le reti televisive. La sentenza stabiliva che le frequenze di una rete Mediaset, (si parlò allora insistentemente di Rete 4), dovevano essere affidate ad altri.

    L’idea, quindi, era quella di trasferire dall’analogico al digitale Rete 4 e un canale della Rai. In ogni caso il disegno di legge non è stato poi portato avanti. Diversi settori del centrodestra gli riconoscono – da allora – una battaglia dura ma non ideologica contro Berlusconi.

    Nonostante abbia incassato l’ok di parte della destra italiana, dei renziani (lo stesso ex premier lo ha indicato a Mattarella come suo possibile successore) e dei moderati, non sono mancate le critiche:

    Alessandro Di Battista (M5S) dopo l’annuncio del Colle ha postato su Facebook: “Dopo la sconfitta al referendum Renzi doveva lasciare la politica e invece è stato lui ad indicare a Mattarella Gentiloni, il suo ‘avatar’, l’ennesimo politicante di professione interessato a far perdere ai cittadini la loro sovranità. Saremo, come sempre, pura partecipazione e nonviolenza, ma reagiremo, il popolo italiano non può essere ancora calpestato”.

    “#Monti, #Letta, #Renzi e ora #Gentiloni?Li chiamano governi di scopo e lo scopo è distruggere la sovranità del popolo italiano. #votosubito”, scrive su Twitter la consigliera regionale campana del M5S Valeria Ciarambino.

    Il presidente di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni si è espressa così: “Gentiloni convocato da Mattarella per ricevere il mandato a formare il nuovo Governo. Tutto cambia perché nulla cambi. Siamo passati dal Governo del burattino delle lobby al Governo del burattino del burattino delle lobby. Se il Pd pensa di trascinarci a fine legislatura con il quarto esecutivo non scelto dagli elettori, sappia che il 22 gennaio ci troverà in piazza con tutti gli italiani che ancora credono che la sovranità appartiene al popolo e rivendicano il loro diritto a votare e decidere”.

    Daniela Santanchè, deputata di Forza Italia, di altro avviso: “Gentiloni si appresta a ricevere l’incarico per formare il nuovo governo. Ci auguriamo che si arrivi il prima possibile ad approvare una nuova legge elettorale e poi si ritorni al voto. Gli italiani hanno fame di democrazia”.

    Anche il senatore Renato Schifani, di Forza Italia, è speranzoso: “Al Pd spettava la responsabilità di formare un nuovo governo: ci auguriamo che il ministro Gentiloni, che si appresta a ricevere l’incarico, assuma come priorità la necessità di trovare il più largo consenso possibile sull’unico tema all’ordine del giorno: la riforma della legge elettorale. Poi toccherà agli italiani scegliere, con il voto, chi guiderà il Paese nei prossimi anni”.

    I MINISTRI DEL GOVERNO DI PAOLO GENTILONI
    Esteri: Alfano Interno: Minniti Lavoro: Poletti
    Economia: Padoan Difesa: Pinotti Giustizia: Orlando
    Cultura: Franceschini Salute: Lorenzin Istruzione: Fedeli
    Sviluppo Economico: Calenda Agricoltura: Martina Trasporti: Delrio
    Ambiente: Galletti Rapp. col Parlamento: Finocchiaro Affari regionali: Costa
    Semplificazione: Madia Mezzogiorno: De Vincenti Sport: Lotti
    Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio: Boschi

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