Massimo D’Alema lascia la politica dopo la vittoria del NO al referendum?

Nessuna battaglia per le poltrone, solo qualche consiglio al Pd

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    Massimo D’Alema lascia la politica dopo la vittoria del NO al referendum?

    Circa un mese fa, a sorpresa, Massimo D’Alema aveva annunciato: ‘Dopo il Referendum, che vinca il sì o che vinca il no, non mi occuperò più di politica italiana’. L’ex premier e strenuo difensore del ‘no’, in un’intervista al Corriere della Sera, aveva dichiarato, con largo anticipo, quelle che sarebbero state le sue intenzioni post voto del 4 dicembre: ‘Dopo il Referendum, ho intenzione di tornare ai miei studi brusselesi, quindi non mi occuperei più di politica italiana’. Oggi, a poche ore di distanza dalla vittoria del ‘no’ e dalle dimissioni del premier Renzi, qual è lo scenario che si apre dinanzi a D’Alema?

    Massimo D’Alema, che nella sua lunga e fortunata carriera politica ha rivestito le cariche di Presidente e vice Presidente del Consiglio, Ministro degli Esteri e Segretario Ds e Pds, deputato per sette legislature ed eurodeputato, si era schierato nettamente a sostegno del ‘no’ al Referendum Costituzionale, fondando anche un comitato. Molti hanno visto in questa sua battaglia una rivincita su scala nazionale nei confronti del rottamatore Matteo Renzi.

    Non a caso, non appena sono stati resi noti i risultati del Referendum, D’Alema ha dichiarato con una certa ironia nemmeno troppo velata: ‘Spero che a Renzi gli sia passata la passione di rottamare gli altri’ e ha poi sottolineato: ‘Se non ci fosse stata una parte significativa del centrosinistra che si è battuta per il ‘no’, noi avremmo lasciato questo risultato nelle mani della destra e dei Cinque stelle. Essendoci stata questa sinistra io credo che questo risultato appartiene adesso a tutti gli italiani’.

    Massimo D’Alema, al momento, sembra riconfermare quanto dichiarato un mese fa, tuttavia non staccherà totalmente il cordone ombelicale con il Pd, al quale continuerà a offrire un proprio contributo, in termini di idee: ‘Io riprenderò il mio lavoro. In questa settimana tornerò a Bruxelles, dove ho un pochino trascurato i miei impegni. Naturalmente questo lavoro – la presidenza della Feps – non è un lavoro che sia così lontano dall’impegno politico. E’ un impegno più culturale ma a ridosso della politica. E’ chiaro che sono interessato al futuro del Pd ma se il problema è quello di incrociare le lame, competere per degli incarichi, questo non mi interessa’. Di battaglie per nuove poltrone dunque, non ne vuole assolutamente sapere.

    E poi D’Alema, vero vincitore di questo referendum, non ha perso l’occasione per tirare l’ennesima frecciatina al Premier uscente, dando tra le righe, una chiara interpretazione del risultato del Referendum e offrendo qualche spunto su ciò che ora il Pd dovrebbe fare per poter andare avanti: ‘Il risultato elettorale chiede al Pd una decisa svolta politica. Il disegno neocentrista da partito della nazione è stato battuto. Bisogna ricostruire l’unità del partito. Il Partito democratico deve tornare a fare il partito democratico. Non è il partito di Renzi’.

    Il leader del fronte del ‘no’, chiude poi con una riflessione sull’attuale instabilità del Paese: ‘Io credo che ci sia una maggioranza in parlamento che non intende favorire uno scioglimento irresponsabile del parlamento. E’ chiaro che qui ci vuole un’assunzione di responsabilità e io spero che questa maggioranza sia la più larga possibile’.

    In conclusione, D’Alema non sarà direttamente presente nello scenario politico che andrà a configurarsi nell’immediato futuro in Italia, bensì sarà una sorta di deus ex machina del Pd.