Referendum Costituzionale: chi vota SÌ e chi vota NO alla riforma Boschi-Renzi

Referendum Costituzionale: chi vota SÌ e chi vota NO alla riforma Boschi-Renzi
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Ultimo aggiornamento: Giovedì 01/12/2016 10:06

    Senato Voto finale su ddl Riforme

    Sul Referendum Costituzionale del 4 dicembre 2016 è stato subito acceso il dibattito tra chi vota SÌ e chi vota NO. Si tratta del referendum confermativo della riforma costituzionale che porta la firma del premier Matteo Renzi e del ministro delle Riforme Maria Elena Boschi. Il 12 aprile 2016 la Camera ha dato il via libera al ddl Boschi. Ora spetta ai cittadini decidere se confermarne l’entrata in vigore. Vediamo chi si è già schierato tra politici, imprenditori e giuristi. LEGGI ANCHE: Referendum in Italia, come funziona e quanti ce ne sono

    Comizio a Termoli Movimento 5 Stelle con luigi Di Maio, Alessandro Di Battista e Beppe Grillo

    In prima linea per il NO, fin dall’inizio, il Movimento 5 Stelle. In estate ha addirittura organizzato il tour Costituzione Coast to Coast 2016 per spiegare nelle piazze i motivi. Protagonista Alessandro Di Battista, che a bordo del suo scooter ha girato alcune località italiane. Non sempre da solo. A Termoli, ad esempio, accanto a lui c’erano Luigi Di Maio e Beppe Grillo. Sul blog del fondatore una pagina dedicata alle ragioni del NO: “Questa riforma costituzionale è stata votata da una maggioranza di parlamentari che sono estrema minoranza nel paese, data proprio l’incostituzionalità della legge elettorale che ha determinato i rapporti di forza all’interno delle camere e soprattutto questa riforma ha determinato un’alzata di scudi da parte di coloro che si oppongono alla conferma referendaria. Questa riforma ha di fatto spaccato il paese sulla sua validità e proprio in questo risiede la sua fragilità e la pericolosità per l’armonia e la pace democratica della nazione. Una riforma così invasiva della carta costituzionale rischia di non rappresentare più il collante emotivo dei cittadini che la dovrebbero riconoscere ingenerando disaffezione nei confronti delle istituzioni che da essa prendono origine. Per queste ragioni, anche senza entrare nel merito dei contenuti della legge di riforma, intendiamo dire NO allo stravolgimento della pietra Miliare della nostra Repubblica, insieme di principi e valori ai quali tutti i cittadini si sentono di dovere rispetto e deferenza”.

    Roma, Massimo D'Alema riunisce i comitati per il No al referendum

    Renzi deve far fronte al fuoco (si fa per dire) amico all’interno del Pd. Massimo D’Alema, insieme alla minoranza PD, si è infatti schierato per il NO al referendum, lanciando un vero e proprio comitato per il NO: “Fonderemo un comitato nazionale per il NO. La maggioranza non ha il mandato per modificare la Costituzione. È una maggioranza trasformista, formata grazie alla trasmigrazione di parlamentari eletti sulla base di una legge incostituzionale”. L’ex premier ha lanciato l’iniziativa il 5 settembre, al Cinema Farnese di Roma.

    Ignazio Marino ospite della trasmissione "In 1/2 ora"

    Voterà NO Ignazio Marino, nemico giurato di Renzi dopo la questione dimissioni da sindaco di Roma per un’inchiesta giudiziaria da cui è uscito assolto. Marino girerà l’Italia per spiegare le ragioni del NO: “Ho inviti in oltre 20 città italiane. Dirò quel che penso sulla riforma: che il Senato va totalmente abolito e che la revisione non è stata studiata e votata come avevano fatto all’assemblea costituente”.

    Milano, inaugurazione dell'anno accademico della Bocconi

    NO convinto anche quello dell’ex premier Mario Monti: “Non mi convince un Senato così ambiguamente snaturato, nella composizione e nelle funzioni. Meglio sarebbe stato abolirlo. Ci possono essere risparmi nel costo della politica in senso stretto, ma il vero costo della politica non è quello, che pure si deve ridurre, per il personale della politica. È nel combinato disposto fra la costituzione, attuale o futura, e metodo di governo con il quale si è lubrificata da tre anni l’opinione con bonus fiscali, elargizioni mirate o altra spesa pubblica perché accettasse questo. Ho riflettuto a lungo in proposito”.

    Matteo Salvini presenta il suo libro "Secondo Matteo"

    Per il NO il leader della Lega Nord Matteo Salvini: “La riforma della Costituzione è una pessima riforma perché riporta tutto nelle mani dello Stato centrale e impedisce agli italiani di pronunciarsi sulle tematiche europee l’appuntamento è al referendum di ottobre per mandare a casa Renzi col voto degli italiani”.

    Silvio Berlusconi ospite di Porta a Porta

    Contrario alla riforma anche Silvio Berlusconi. L’ex premier non ha dubbi: “Se dovesse venire malauguratamente approvata la riforma costituzionale del Senato, con il combinato disposto della legge elettorale, potrebbe davvero introdursi un sistema che non posso che chiamare altro che regime”.

    Gustavo Zagrebelsky

    Gustavo Zagrebelsky, giurista italiano, giudice costituzionale dal 1995 al 2004, presidente della Corte costituzionale nel 2004, è uno degli avversari più battaglieri della riforma. Ecco alcune dichiarazioni rilasciate a Repubblica per spiegarlo: “Vedo un progressivo svuotamento della democrazia a vantaggio di ristrette oligarchie. Per ora le forme della democrazia reggono, ma si svuotano. Si parla di post-democrazia e, se subentra l’autoritarismo, di ‘democratura’. Ripeto: non c’è da preoccuparsi?”. Sul legame con la riforma elettorale: “A me pare di vedere il sogno di ogni oligarchia: l’umiliazione della politica a favore di un misto di interessi che trovano i loro equilibri non nei Parlamenti, ma nelle tecnocrazie burocratiche”. Il giurista parla poi di riforma incomprensibile, scritta male, e mostra perplessità sulla riforma del Senato: “È ridotto, ma non abolito. Il bicameralismo rimane per una serie di materie che possono innescare seri conflitti. Non si capisce da chi saranno scelti i nuovi senatori: se sono designati dagli elettori non possono essere eletti dai Consigli regionali”.

    Giorgia Meloni

    NO deciso anche da parte della leader di Fratelli d’Italia Giorgia Meloni: “La vera domanda del referendum costituzionale è: volete continuare ad essere governati da chi non è stato scelto dal popolo ma imposto dalle burocrazie europee per fare gli interessi della grande finanza contro gli interessi del popolo italiano? È su questo che gli italiani debbono dare una risposta. Renzi, Verdini, Alfano, Napolitano e Monti votano Sì. Fratelli d’Italia vota no. Decidete da che parte stare”.

    ANPI

    L’Anpi (Associazione Nazionale Partigiani d’Italia) si è schierata ufficialmente contro la riforma del Senato e al referendum costituzionale voterà quindi NO. Ufficialmente, perché ci sono anche partigiani che hanno dichiarato di votare per il sì (alla pagina successiva). Questo il commento del ministro Boschi: “Il direttivo dell’Anpi si è espresso chiaramente per il no, ma dentro l’associazione ci sono molti partigiani, quelli veri, quelli che hanno combattuto, che diranno sì alle riforme”. Immediata la polemica per quel “partigiani veri” e la reazione della stessa Anpi. L’Associazione ha comunque precisato: “Ovviamente, non sarà punito nessuno per aver disobbedito, ma è lecito chiedere, pretendere, comportamenti che non danneggino l’Anpi e che cerchino di conciliare il dovere di rispettare le decisioni, con la libertà di opinione”.

    Romano Prodi

    “Anche se le riforme proposte non hanno certo la profondità e la chiarezza necessarie, tuttavia per la mia storia personale e le possibili conseguenze sull’esterno, sento di dovere rendere pubblico il mio Sì, nella speranza che questo giovi al rafforzamento della nostre regole democratiche soprattutto attraverso la riforma della legge elettorale“: a pochi giorni dal voto ha preso ufficialmente posizione anche l’ex presidente del Consiglio e fondatore dell’Ulivo Romano Prodi.

    Roma, manifestazione del PD in Piazza del Popolo

    Gianni Cuperlo, esponente della minoranza Pd, alla fine voterà SÌ. A convincerlo l’accordo con il premier sulle modifiche all’Italicum. L’annuncio alla Leopolda: “Voterò Sì. Ho sottoscritto il documento della commissione perché contiene un passo in avanti su alcuni punti che io stesso avevo indicato nella discussione di questi mesi. Parlo della elezione diretta dei senatori sulla base della proposta Fornaro-Chiti, del superamento del ballottaggio, di un premio ragionevole di governabilità e collegi per riavvicinare i cittadini ai loro rappresentanti. È chiaro che da ora in avanti la prova di coerenza e lealtà rispetto a questo impianto spetta a tutti, a partire da chi è alla guida del governo”.

    Senato Camera ardente di Carlo Azeglio Ciampi

    Voterà SÌ Emma Bonino, donna simbolo dei Radicali Italiani: “Non è drammatico dire che a volte si sceglie il meno peggio. È quello che una forza di governo come la nostra ha fatto spesso in Parlamento. È probabile che se vince il NO ci sarà un cambio di quadro politico, si dice così in politichese. E ho l’impressione che i temi che stanno a cuore a noi radicali non riceverebbero maggiore ascolto da Salvini, Brunetta e perfino Grillo”.

    Inaugurazione della mostra Intesa Sanpaolo "Gramsci. I quaderni del carcere ed echi in Guttuso”

    Giorgio Napolitano, presidente emerito della Repubblica, nonché senatore a vita in quanto ex capo dello Stato eletto due volte, al referendum voterà SÌ. Per lui si tratta di una riforma necessaria: “Se ci fosse una sconfitta al referendum sulla riforma costituzionale è chiaro che il presidente Renzi, senza poter dire che sia stata sua responsabilità, si troverebbe in una condizione difficile. Ma non vorrei che si parlasse ogni giorno di quello che farà Renzi. Noi ora dobbiamo parlare della riforma, di quello che è del perché è necessaria all’Italia”.

    Washington, il presidente Obama riceve il premier italiano Matteo Renzi

    Quello di Barack Obama è un SÌ simbolico. Queste le sue dichiarazioni durante la visita ufficiale di Renzi alla Casa Bianca: “Non voglio parlare del referendum né influenzare, ma le riforme fatte da Matteo sono giuste. Io faccio il tifo per Renzi, dovresti rimanere al timone ancora per un po’. Noi sosteniamo il referendum per un sistema politico più responsabile”. Anche il ministro delle Finanze tedesco Wolfgang Schauble si è schierato per il SÌ.

    Sergio Marchionne Fiat

    Favorevole alla riforma l’amministratore delegato di Fca Sergio Marchionne: “Quello che interessa a noi come azienda è la stabilità del sistema. Non voglio prendere una posizione, ma personalmente condivido alcune delle scelte che sono state fatte per cercare di alleggerire il costo di gestione di questo Paese. Non voglio giudicare se la soluzione è perfetta, ma è una mossa nella direzione giusta. Marchionne a livello personale è per il SÌ”.

    Fedele Confalonieri

    Fedele Confalonieri, presidente di Mediaset, voterà SÌ distaccandosi dall’amico di sempre Silvio Berlusconi. Queste le dichiarazioni sibilline: “Magari mi sbaglio, ma penso che sul referendum oggi faccia fino dire ‘io voto no’. Ma quelli che stanno in Parlamento sono davvero convinti che vinca il NO al referendum? Sono sicuri dei sondaggi che danno Matteo Renzi per perdente?”

    Assemblea Confindustria

    Confindustria è favorevole alla riforma. Il nuovo presidente Vincenzo Boccia ha fatto capire che l’intenzione è quella di votare SÌ: “Confindustria si batte fin dal 2010 per superare il bicameralismo perfetto e riformare il Titolo V della Costituzione. Con soddisfazione vediamo che questo traguardo è a portata di mano. La nostra posizione e le conseguenti azioni sul referendum verranno decise nel Consiglio generale convocato per il 23 giugno”.

    giuristi

    La riforma ha diviso i giuristi italiani. Alcuni, come Zagrebelsky, sono contrari. Altri sono favorevoli. In quasi 200 hanno sottoscritto un manifesto per il sì. Si tratta di professori ordinari, associati, ricercatori, protagonisti della vita universitaria italiana. Ecco qualche nome: Franco Bassanini, Tiziano Treu, Guido Enrico Tabellini, Stefano Ceccanti, Pasquale Pasquino e Salvatore Vassallo. La ragione principale del SÌ, secondo il manifesto: “Viene superato l’anacronistico bicameralismo paritario indifferenziato, con la previsione di un rapporto fiduciario esclusivo fra Camera dei deputati e Governo. Pregio principale della riforma, il nuovo Senato delinea un modello di rappresentanza al centro delle istituzioni locali. È l’unica ragione che oggi possa giustificare la presenza di due Camere. Ed è una soluzione coerente col ridisegno dei rapporti fra Stato-Regioni. Ne trarrà vantaggio sia il rapporto fiduciario fra Governo e Parlamento, che rimane in capo alla sola Camera dei deputati, superando così i problemi derivanti da sistemi elettorali diversi, sia l’iter di approvazione delle leggi”.

    Corteo dell'ANPI per la Liberazione dal Nazifascismo

    Molti partigiani iscritti all’Anpi si sono dissociati dalla posizione ufficiale di contrarietà alla riforma costituzionale dell’Associazione. Giancarlo Grazia, 88 anni, che prese parte alla battaglia di Porta Lame a Bologna, spiega: “La Costituzione non è immutabile, e credo sia arrivato il momento di svecchiarla”. E non fa mancare una frecciata all’Anpi: “Un conto è prendere posizione sul referendum, un conto è vincolare gli associati a un voto preciso. Così si limita la libertà di scelta delle persone, che poi è ciò per cui tutti noi partigiani abbiamo combattuto”.

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