Referendum costituzionale 2016

Cosa prevede le riforma costituzionale? La spiegazione dei pro e dei contro

Cosa succede se vince il Sì al referendum: tutte le ipotesi e le previsioni

Cosa succede se vince il Sì al referendum: tutte le ipotesi e le previsioni

Tra gli scenari possibili, elezioni anticipate nel 2017

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    Cosa succede se vince il Sì al referendum: tutte le ipotesi e le previsioni


    Cosa succede se vince il Sì al referendum costituzionale? Il 4 dicembre è alle porte: mancano pochi giorni al verdetto della partita che ha spaccato l’Italia in due, neanche fosse la contrapposizione tra il Bene e il Male. Ne abbiamo sentite di tutti i colori riguardo le conseguenze della eventuale vittoria del Sì.

    Tralasciamo volutamente le analisi complottistiche e da social di coloro che intravedono l’inizio della dittatura di Renzi e la fine della democrazia, e vediamo quello che potrebbe davvero succedere se vince il Sì. Analizziamo le possibili conseguenze politiche.
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    Diciamo la verità: una buona fetta di italiani non andranno a votare a favore o contro la riforma costituzionale, ma a favore o contro il premier. È stato lui, mesi fa, a trasformare il voto del 4 dicembre in un plebiscito personale, promettendo dimissioni in caso di vittoria del No. Poi si è rimangiato tutto, ma le opposizioni se la sono legata al dito. I 5 Stelle hanno fatto sapere a Sergio Mattarella che, se vince il No, il 5 dicembre busseranno al Quirinale per chiedere la testa di Renzi. Cosa succede se vince il Sì? Che Renzi gongolerà e brinderà: a livello politico ne uscirà enormemente rinforzato. Ne uscirà un premier che si sentirà ancor più legittimato ad andare avanti con le riforme. Allo stesso tempo, darà uno schiaffone in faccia a chi, Beppe Grillo e Matteo Salvini in testa, ha passato gli ultimi mesi a urlare “votate No” per cacciare Renzi. La cui posizione si rafforzerebbe anche all’interno dello stesso Pd, per buona pace dei D’Alema e dei Bersani.

    Se Renzi resta in sella, di nuove elezioni se ne parlerà alla scadenza naturale del mandato, nel 2018? Non è detto.

    Michele Ainis, su Repubblica, avverte: si voterà comunque nel 2017, forse già in primavera. Per due motivi, spiega il giurista: “Per una ragione politica: a quel punto, il presidente del Consiglio passerà all’incasso, come farebbe chiunque altro nei suoi panni. Per una ragione istituzionale: si può tenere in vita, per un paio d’anni ancora, un Senato abrogato dal voto popolare?”. Solo fantapolitica? Il ministro dell’Interno Angelino Alfano esclude l’ipotesi, “perché credo che la responsabilità di Renzi sarebbe di portare avanti le cose che abbiamo avviato”. Eppure la grande sorpresa potrebbe essere proprio questa: elezioni anticipate anche se vince il Sì.

    Se vince il Sì la legge elettorale verrà cambiata. Innanzitutto perché Renzi deve rispettare i patti presi alla Leopolda con Gianni Cuperlo: lui e i cuperliani hanno annunciato di votare Sì ma solo in cambio della promessa di modificare l’Italicum. Cuperlo a parte, sarà inoltre inevitabile scrivere la legge elettorale per il nuovo Senato.

    L’Europa, intesa come istituzione, tirerà un sospiro di sollievo. A Bruxelles tifano Sì perché temono la caduta del governo, la fine della stagione di riforme che piacciono alla UE, e la possibile ascesa di partiti antieuropeisti come 5 Stelle e Lega Nord. Il Financial Times ha avvertito che la vittoria del No potrebbe condurre a una nuova crisi dell’Eurozona, con l’Italia fuori dall’euro. Stesso ragionamento dell’Ocse che si è schierato per il Sì. L’eventuale vittoria di Renzi tranquillizzerà quindi i mercati.

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