Referendum costituzionale, Napolitano a Porta a Porta: “Voterò Sì”

Referendum costituzionale, Napolitano a Porta a Porta: “Voterò Sì”

Giorgio Napolitano sostiene il Sì al referendum costituzionale

    Referendum costituzionale, Napolitano a Porta a Porta: “Voterò Sì”

    Voterò Sì per l’approvazione della riforma costituzionale“, queste le parole del Presidente emerito Giorgio Napolitano sul referendum costituzionale, ospite nella puntata del 21 novembre di Porta a Porta. “Sono convinto della necessità di questa riforma da oltre 30 anni in cui il problema non trovava soluzione a fronte di necessità sempre più incalzanti”, aggiungendo “questa riforma consentirà al paese di fare un grosso passo in avanti, dando potere e limpidezza di funzioni al Parlamento e maggiore garanzia di speditezza nel processo legislativo”.

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    Giorgio Napolitano, coerentemente con quante sono state le sue prerogative da Presidente della Repubblica e con quanto espresso in questi anni, ha ribadito di nuovo il suo sostegno per l’approvazione della riforma costituzionale Renzi-Boschi così da non buttare al vento tutto il lavoro fatto in questi tre anni per rendere il sistema istituzionale più efficiente. L’obiettivo della riforma non è tagliare i deputati come è stato erroneamente detto, ha spiegato Napolitano, ma proprio il raggiungimento di una maggiore snellezza ed efficienza delle istituzioni con un Senato rappresentativo delle realtà territoriali e di una maggiore velocità nella promulgazione di nuove leggi. “Questa riforma consente al Paese di fare passi avanti. Non voglio avventurarmi nel discorso sulle conseguenze. È una legge importante perché può ridare potere e limpidezza di funzione al Parlamento. A partire dalla questione dei decreti legge. Il Senato della riforma composto da sindaci e rappresentanti delle Regioni è utile alla democrazia.

    Non c’è quasi più in Europa un Senato che sia eletto dalla totalità degli aventi diritto al voto”.

    “Se la nostra Costituzione a questo punto non è la più bella del mondo? Concordo con qualsiasi aggettivazione ma solo sulla prima parte di essa fino all’art. 54″, continua Napolitano. Nella seconda parte, che riguarda l’organizzazione della vita della Repubblica, invece ci sono molti punti deboli – ha rilevato Il Presidente emerito – “soprattutto nell’equilibrio dei poteri costituzionali dove fu lasciato un posto minore al governo rispetto al Parlamento e alla Costituzione e poi si creò il pasticcio del bicameralismo paritario, debolezze riconosciute dagli stessi deputati dell’Assemblea costituente”.

    La campagna referendaria per la riforma costituzionale in corso è diventata a giudizio di Napolitano una “sfida largamente aberrante”. Al referendum costituzionale del 4 dicembre si deve votare esclusivamente sulla legge e non su altro, ha sottolineato il presidente emerito: “Non si vota pro o contro questo governo. Si vota quello che è scritto nella legge. L’occasione per giudicare Renzi ci sarà con le prossime elezioni che al momento si terranno nel 2018″.

    Riguardo all’Italicum, Napolitano ha dichiarato di essere favorevole a un cambiamento della legge elettorale alla luce della trasformazione del contesto politico.

    Infine Napolitano ha commentato i possibili rischi economici paventati dal Financial Times in caso di bocciatura della riforma costituzionale che potrebbe portare addirittura l’Italia a dire addio all’euro: “L’articolo del Financial Times? I rischi di crisi finanziaria ci sono sempre e, in questa fase, possono anche accrescersi come conseguenza di eventi internazionali che conosciamo. Non vorremmo vedere elevarsi il famoso spread, dobbiamo stare molto attenti, comunque vada il referendum”. L’attenzione deve essere maggiore – ha ribadito l’ex Capo dello Stato – perché l’Italia ha grandi potenzialità e “non c’è una condanna al declino e all’emarginazione dell’Italia e dell’Europa, però le prove saranno difficili e molto dure”. L’importante sarà trovare le “adeguate convergenze” su interessi e obiettivi fondamentali, anche “mantenendo la rispettiva collocazione al governo e all’opposizione” ed evitare forti contrapposizioni e faziosità.

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