Insulti dei politici italiani: i casi più famosi

Insulti dei politici italiani: i casi più famosi

Da Grillo a Berlusconi, passando per De Luca e Salvini

da in Politica, Politici italiani, Umberto Bossi
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    Insulti dei politici italiani: i casi più famosi


    Ai politici italiani gli insulti piacciono tanto. Molti i casi in cui gli onorevoli hanno usato espressioni poco gentili per demolire gli avversari. C’è chi ha preferito il sarcasmo (come Silvio Berlusconi), chi affonda diretto con il turpiloquio (come Beppe Grillo), e chi si lascia andare a insulti sessisti. Se pensiamo alla cattiveria a cui sono riusciti ad arrivare i politici di oggi, viene quasi da sorridere a ripensare a quando Palmiro Togliatti annunciò: “Voglio comprarmi un paio di scarponi chiodati per dare un calcio nel sedere a De Gasperi”. Abbiamo provato a scegliere i più famosi casi di insulti tra politici. Consapevoli che ricordarseli tutti è arduo, e che la lista è destinata ad aggiornarsi da qui alla fine dei tempi.

    Partiamo con il “grande amore” tra Romano Prodi e Silvio Berlusconi. Alla vigilia delle elezioni politiche del 2006 (vinte per un soffio dalla coalizione di centrosinistra), ci fu un tenero scambio di messaggi tra i due contendenti. Il professore, durante il secondo faccia a faccia televisivo con il Cavaliere, gli diede velatamente dell’ubriaco: “Berlusconi si attacca alle cifre come gli ubriachi si attaccano ai lampioni”. Insulto che garantì a Prodi un posto nella top ten dei più celebri insulti politici stilata dal giornale inglese Times. La risposta arrivò nelle settimane successive, quando il leader di Forza Italia paragonò gli elettori di sinistra, sempre velatamente, ai testicoli: “Ho troppa stima dell’intelligenza degli italiani per pensare che ci siano in giro così tanti coglioni che possano votare contro i propri interessi“.

    Non dimentichiamo che Prodi da molti avversari era stato chiamato “Mortadella”. Come dal senatore di An Nino Strano che, tra l’altro, una aveva urlato contro il collega Salvatore Cusumano definendolo “cesso corroso”.

    Celebri altri insulti di Berlusconi. Memorabile quello alla povera Rosy Bindi. Ottobre 2009, in diretta dal salotto di Porta a Porta: “È più bella che intelligente”. Indimenticabile anche quando diede implicitamente del nazista al tedesco Martin Schulz: “So che stanno girando un film sui campi di concentramento nazisti, la suggerirò per il ruolo di kapò. Lei è perfetto”. Una figuraccia europea.

    Torniamo alla Bindi, insultata (e pesantemente) anche dall’ex sindaco di Salerno Vincenzo De Luca: “Bindi infame, da uccidere”. De Luca in quanto a insulti merita un capitolo a parte. Ricordiamo quello al “trio di pippe” pentastellate: “Nei 5 Stelle è emerso un trio: Di Battista, Di Maio e Fico. Luigino il chierichetto, Fico il moscio, e l’emergente Dibba, il gallo cedrone. E l’Italia dovrebbe essere diretta da questi tre giovanotti? Sono tre mezze pippe, falsi come giuda, miracolati.

    Questi tre si odiano, si baciano, ma sono falsi come Giuda”.

    Passiamo agli insulti sessisti: sono stati tanti. Ricordiamo quello ad opera del grillino Felice De Rosa, che si rivolse alle deputate del Partito Democratico accusandole di non essere arrivate in Parlamento per meriti curriculari: “Voi donne del Pd siete qui perché siete brave solo a fare i pompini”. Indimenticabile anche il leader della Lega Nord Matteo Salvini che, ricevuta sul palco una bambola gonfiabile durante un evento leghista, annunciò: “Sul palco anche Laura Boldrini”.

    Dagli insulti sessisti al sarcasmo omofobo. “Quando guardo le belle donne perdo il filo, non sono mica come Marrazzo….”, disse il celebre latin lover Silvio Berlusconi una volta. Riferimento allo scandalo con i trans che investì l’ex governatore del Lazio. E Umberto Bossi, quando era a capo della Lega e faceva il ministro delle Riforme per il Federalismo: “Meglio noi del centrodestra che andiamo con le donne, che quelli del centrosinistra che vanno con i culattoni”.

    Sempre Lega Nord. Bossi ebbe l’ardire di apostrofare gli eredi della Democrazia Cristiana con la caratteristica espressione “lumaconi bavosi e schifosi”. Salvini ha definito Renzi un “verme”: “Un presidente del consiglio che usa un bambino per la sua campagna elettorale è un verme”. Riferimento alla fotografia di Aylan, il bimbo di 3 anni trovato morto sulla spiaggia di Bodrum.

    Torniamo a oggi. Il sempre pacato ex sindaco di Roma Ignazio Marino una volta non fu proprio così pacato nel definire gli avversari: “La destra torni nelle fogne invece di dare lezioni di democrazia”. Matteo Renzi, alla vigilia delle Europee del 2014, invitò gli italiani a non votare i 5 stelle: “Votate per chi vi pare ma non mandate buffoni il 25 maggio”.

    E Beppe Grillo? Non ci siamo mica scordati di lui. Il leader del M5S, padre del “vaffa day” (e il nome dice tutto), è sempre stato un artista degli insulti. Li ha anche subiti. Tempo fa Berlusconi disse: “Il comico Grillo non fa più ridere, fa solo paura. È una persona violenta e anche pericolosa. In un delirio di onnipotenza, si definisce oltre Hitler”. Ricordare tutti gli insulti di Grillo è impresa ardua. Alla vigilia del referendum costituzionale del 4 dicembre ha definito “serial killer” Renzi e coloro che vogliono il Sì. Ha quindi paragonato il premier a una “scrofa ferita”. Una volta lo aveva ribattezzato “l’ebetino di Firenze”.

    Questi gli epiteti più gentili di Grillo agli avversari: “Aledanno” (a Gianni Alemanno); “Psiconano”, “uomo di 74 anni senza prostata” (a Berlusconi); “Gargamella”, “zombie”; “fallito” (a Pier Luigi bersani); “Problemi di convivenza con il vero amore non ne ha probabilmente mai avuti” (a Rosy Bindi); “A furia di frequentare salme si diventa salma. Tanto più che lui ha già quella faccia lì” (a Piero Fassino); “Forminchioni” (a Roberto Formigoni); “Rigor Montis”, “mendicante” (a Mario Monti); “salma” (a Giorgio Napolitano); “Alzheimer” (a Romano Prodi); “Assassino”, “Cancronesi” (a Umberto Veronesi).

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