Referendum costituzionale, Renzi vs Landini a In Mezz’Ora

Referendum costituzionale, Renzi vs Landini a In Mezz’Ora

Acceso faccia a faccia televisivo per il referendum costituzionale tra il premier Renzi e il segretario Fiom Landini:

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    Referendum costituzionale, Renzi vs Landini a In Mezz’Ora

    Un confronto – scontro acceso quello tra il premier Matteo Renzi e il segretario generale della Fiom Maurizio Landini sul referendum costituzionale avvenuto nella puntata del 20 novembre di In Mezz’Ora su Rai 3. La conduttrice del programma Lucia Annunziata si è trovata a mediare un botta e risposta pungente seppur garbato nei toni. “Ho il sospetto che la riforma non l’abbia letta, Landini – attacca il premier- Glielo dico con rispetto. Bisogna cambiare le cose, non difendere la casta come fate voi. Per 70 anni non si è fatto nulla e chi guida il fronte del no al referendum ha promesso riforme che non sono mai state fatte. L’Italia è ferma, per aiutare i poveri e il ceto medio non bisogna difendere la casta ma bisogna fare le cose”. “Non è vero, la Cgil era per un Senato vero delle autonomie, questa cosa invece è un animale bicefalo che non si capisce se verrà eletto. Io sono contro il doppio lavoro sempre e non capisco come si possa fare il sindaco o consigliere e il senatore. Questa riforma è malfatta“, ribatte Landini.

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    “Capisco la solidarietà tra colleghi sindacalisti – continua Renzi -, ma difendere il Cnel è impensabile per chiunque”. Il segretario generale della Fiom ribatte “Sul Cnel non ho problemi ma la Costituzione non può essere cambiata all’ingrosso, siete voi a far votare 40 articoli insieme”.

    “Non dica che la procedura legislativa è incomprensibile perché basta leggerla”, controribatte Renzi.

    “I titoli sono giusti, il problema è lo svolgimento”, afferma Landini argomentando meglio la posizione e le proposte della Cgil- Fiom riguardo la riforma del Costituzione: “Noi siamo per il superamento del bicameralismo. Ma non in questo modo. Questo è malfatto. Non si capisce come viene eletto il Senato. Si modifica il titolo quinto della Costituzione: prima si decentralizza e ora si centralizza. Ci vuole una via di mezzo. Allora meglio eliminarlo del tutto il Senato.

    Non si capisce chi lo elegge e chi lo vota. Si dice che dopo ci sarà un regolamento, ma non va bene”. Insito nella riforma costituzionale Landini vede anche il “rischio Trump” che si potrebbe presentare in Italia: “Personalmente trovo che se si andasse a una riforma della Costituzione con una legge elettorale che da’ un potere ad un partito di grandi dimensioni, il mio problema allora, è che vorrei mantenere una Costituzione in cui si possano cambiare i governi senza il rischio che mi arrivi il Trump di turno che modifica tutto”.

    Il premier sottolinea l’incomprensibilità della posizione dei sindacati, sostenitori del No al referendum costituzionale, che vogliono voler difendere uno “status quo che non ha funzionato”: “Pensare di mantenere un sistema immobile, pagare i rimborsi ai consiglieri regionali e ai gruppi al Senato, lo trovo incomprensibile. Pensavo che compito di un sindacalista fosse difendere i lavoratori, non i consiglieri regionali”.

    “Il mio no – ribadisce Landini – non è contro Renzi, è sulla riforma della costituzione che è malfatta e non va fatta così, non è voto su governo o su Renzi”. Infine il segretario della Fiom imputa a Renzi di avere strumentalizzato il referendum costituzionale: “Non si può trasformare una riforma su un voto a favore o contro il governo, è un errore grave così si divide un Paese”.

    Renzi si difende affermando di non aver strumentalizzato il referendum, ma di aver fatto insieme ad altri partiti delle riforme (“la riforma del mercato del lavoro, i diritti civili, il terzo settore, la pubblica amministrazione”) perché questo era il mandato del governo. “La principale riforma era quella costituzionale per semplificare, tagliar via un po’ di poltrone, questa non è una strumentalizzazione ma il nostro mandato: siamo andati lì per fare le riforme, non per passare del tempo a Palazzo Chigi. Ai cittadini voglio dire che sono in gioco i privilegi di chi da decenni difende con le unghie e con i denti le proprie poltrone. Io, a 41 anni, non sto a vivacchiare come hanno fatto quelli che mi hanno preceduto, non sto agli inciuci”.

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