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Cosa prevede le riforma costituzionale? La spiegazione dei pro e dei contro

Come votano i vip al Referendum Costituzionale del 4 dicembre?

Come votano i vip al Referendum Costituzionale del 4 dicembre?

La posizione di artisti e intellettuali e il caso Benigni

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    Come votano i vip al Referendum Costituzionale del 4 dicembre?

    Come votano i vip al Referendum Costituzionale del 4 dicembre? A pochi giorni dalla consultazione popolare sulla riforma costituzionale di Matteo Renzi, molti personaggi famosi hanno preso posizione.

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    Tra i primi vip a schierarsi per il SÌ è stato l’attore e comico Roberto Benigni, finito per questo in un polverone. Durante l’intervista a “Le iene” del 4 ottobre Benigni ha vantato la Costituzione, sostenendo però che un miglioramento sia necessario: “La Costituzione è stata un miracolo, resta la più bella del mondo. I padri costituenti sono stati dei giganti perché hanno illuminato le macerie. Ma ora è necessaria una revisione, nonostante nella riforma qualche cosa sia da rivedere”. Poi, sornione: “Se vince il NO sarà peggio della Brexit. È indispensabile che vinca il SÌ. Bisogna pensare al bene degli italiani”. Apriti cielo! L’attore fiorentino ha sollevato una marea di polemiche e ha subìto attacchi dai colleghi intellettuali e insulti sui social. Un po’ perché i sostenitori del NO non accettano che uno nato facendo satira contro il potere possa schierarsi a favore di un’iniziativa del governo, un po’ per la sua giravolta: qualche mese prima aveva infatti fatto capire di essere contrario alla riforma.
    A favore del SÌ anche l’attrice Stefania Sandrelli, tra i testimonial della campagna “Basta un sì”: “Indipendentemente dalla politica, il referendum è un’occasione che non va persa: fidiamoci di chi almeno qualcosa fa”.

    Stessa posizione per gli scrittori Susanna Tamaro e Federico Moccia, lo psicanalista Paolo Crepet e il filosofo Umberto Galimberti.

    A un paio di settimane dal voto altri vip hanno preso posizione a favore della riforma, lanciando un appello a votare SÌ: “I cambiamenti proposti ci paiono nel merito sensati e orientati a creare per la politica condizioni operative più chiare e responsabili: permettendo così ai cittadini una maggiore visibilità dei processi e una maggiore chiarezza dei ruoli decisionali”. Tra i firmatari artisti come Paolo Sorrentino, Stefano Accorsi, Roberto Bolle, Carla Fracci, Andrea Bocelli, Luca Zingaretti, Ferzan Ozpetek e Gabriele Salvatores.

    Per il SÌ anche lo chef Massimo Bottura: “Il referendum è una questione culturale prima che politica. Se vince il NO, mi viene voglia di mollare tutto e andare all’estero: ringrazio il mio Paese che mi ha dato moltissimo, chiudo e riapro a New York. Il punto non è Renzi, o Grillo. È la logica per cui ‘in Italia non si può fare’. Se passa questa logica, è finita”.

    Roberto Benigni, dicevamo, ha sollevato un polverone con la sua giravolta in favore del SÌ. Attacchi pesanti sono arrivati dal compianto Dario Fo e da Andrea Scanzi, ovviamente contrarissimi alla riforma costituzionale. L’intellettuale e premio Nobel si è detto “sconvolto” della scelta di Benigni, dandogli del traditore: “Io penso stia tradendo se stesso. Non voglio nemmeno arrivare a immaginare perché lo abbia fatto”.

    D’accordo con lui il giornalista del Fatto Quotidiano: “Come Dario Fo io credo che, quando sei un artista che ha fatto del dileggio del potere la tua cifra, nel momento in cui diventi governativo c’è qualcosa che non torna. Se stai dalla parte del più forte, c’è qualcosa che non va”. Scanzi ha quindi infierito, arrivando tra le righe a dargli del “venduto”: “C’è una parabola bizzarra nel suo percorso: prima definisce la Costituzione ‘la più bella del mondo’, poi dice di votare SÌ, poi dichiara che voterebbe NO. Un mese dopo, guarda caso, torna in Rai, viene ritrasmessa ‘La Costituzione più bella del mondo’, lo pagano 200mila euro e improvvisamente decide di votare SÌ”.
    “Questa non è una riformina, ma una catastrofe che stravolge la carta del ’48″, ha dichiarato Dario Fo a proposito del ddl Renzi-Boschi.
    Contrari alla riforma anche il direttore del Fatto Quotidiano Marco Travaglio (che da mesi sul quotidiano porta avanti la battaglia contro la riforma) e il costituzionalista Gustavo Zagrebelsky.

    A marzo diversi intellettuali e artisti “di robusta Costituzione” hanno firmato un appello contro la riforma, con l’obiettivo di “firmare per il referendum” e poi andare “al voto per bocciare le modifiche della Costituzione e la legge elettorale”. Tra le firme quelle degli attori Monica Guerritore, Toni Servillo e Leo Gullotta, della cantante Fiorella Mannoia e dell’artista Moni Ovadia. Per il NO anche il comico Maurizio Crozza, che si è espresso con il linguaggio che conosce meglio, l’ironia: “L’Italia è spaccata in due sul referendum, quelli che votano SÌ e quelli che hanno capito”.

    Appelli contro il referendum di Renzi da Paolo Flores d’Arcais. No anche da Sabina Guzzanti, J-Ax, Alba Parietti, Rosita Celentano, Piero Pelù, Giorgia, Ficarra e Picone. Sulla stessa lunghezza d’onda lo scrittore Andrea Camilleri: “Pur di votare mi sottoporrò a due visite oculistiche, obbligatorie per entrare nella cabina elettorale accompagnato. Io le riforme le voglio: il Senato deve controllare la Camera, non esserne il doppione. Ma questa riforma è pasticciata. E non ci consente di scegliere i nostri rappresentanti”.

    Curiosa, infine, la posizione di Fiorello che ha deciso di non svelare se e come voterà, per evitare di subire gogne mediatiche: “In Italia non puoi esprimere serenamente il tuo parere: se dici come voti vieni lapidato, come è successo a Benigni, se non lo dici sei un qualunquista. Allora, perché dovrei schierarmi? E poi, a chi può interessare”. Roberto Saviano ha deciso invece di non schierarsi, almeno pubblicamente: “Questo referendum non mi riguarda. Non mi avrete mai”.

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