Vincenzo De Luca e gli insulti, tutte le volte che il governatore della Campania è andato oltre

Vincenzo De Luca e gli insulti, tutte le volte che il governatore della Campania è andato oltre

Tra i suoi bersagli prediletti la Bindi e Luigi Di Maio ma anche i giornalisti

da in PD – Partito Democratico, Politica, Rosy Bindi, Vincenzo De Luca
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    Vincenzo De Luca e gli insulti, tutte le volte che il governatore della Campania è andato oltre

    Vincenzo De Luca non è nuovo a insulti ed espressioni al limite del politicamente scorretto. L’ex sindaco di Salerno, già noto come “‘o sceriff”, lo sceriffo, ha fatto dell’insulto la sua cifra stilistica in politica, un marchio di fabbrica che non ha risparmiato nessuno negli anni di carriera, dagli immigrati a leader storici come Ciriaco De Mita, arrivando fino ai giorni nostri dove sono il M5S e Rosy Bindi i suoi bersagli prediletti. Anche l’ultimo affondo contro la presidente della Commissione Antimafia rientra a pieno titolo nel suo stile, scuse comprese (arrivate comunque troppo tardi e dopo una girandola di giustificazioni di vario genere). Come abbiamo detto, non è la prima e, temiamo, non sarà neanche l’ultima: ecco a voi i migliori insulti di Vincenzo De Luca.


    L’ultimo in ordine di tempo è quello rivolto a Rosy Bindi. Il Presidente della Regione Campania viene intervistato da Matrix sulla vicenda degli “impresentabili”, quando la presidente della Commissione antimafia lo iscrisse in quella lista per una condanna in primo grado per abuso d’ufficio, venendo poi assolto in secondo grado. “Quello che fece la Bindi è stata una cosa infame, da ucciderla. Ci abbiamo rimesso l’1,5%, il 2% di voti”, ha detto all’inviato. Secondo De Luca si è trattato di “atti di delinquenza politica. E non c’entra niente la moralità, era tutto un attacco al governo Renzi”. Immediata la solidarietà per la Bindi da parte di tutto lo schieramento politico, tardiva quello del premier e segretario del PD che parla solo in serata. Alla fine arrivano le scuse e una precisazione che colpisce un altro bersaglio prediletto, la stampa. “È l’ennesimo atto di delinquenza giornalistica“, ha dichiarato, annunciando di essere pronto a querele.


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    Altro bersaglio tra i più colpiti è il Movimento 5 Stelle. In particolare, De Luca si era scagliato contro Luigi Di Maio, Alessandro Di Battista e Roberto Fico, membri di spicco del Direttorio che aveva definito “mezze pippe” nel corso di un suo intervento a Lira Tv. “Abbiamo visto emergere un trio, il Di Battista, il Luigino Di Maio e il Fico oggi si rivelano nelle vesti proprie tre “mezze pippe”, dei miracolati. (…) Questi tre si odiano, si baciano, ma sono falsi come Giuda. Ognuno vorrebbe accoltellare l’altro alla schiena. Che vi possano ammazzare tutti quanti”.



    De Luca non guarda in faccia a niente e nessuno, anche al suo partito. Così, nello spiegare la definizione di “mezze pippe” affibbiata ai tre esponenti del M5S, si scaglia anche contro il PD. “Il circo equestre dei grillini è nato e va avanti perché gli altri partiti, anche il PD, non hanno saputo interpretare la speranza di rinnovamento”, dice, dando poi l’affondo finale. “Il fenomeno grillino è emerso perché gran parte della politica tradizionale è costituita anch’essa da mezze pippe e da pippe intere, gente che quando parla ti fa venire una crisi depressiva. Anche nel PD ho trovato pippe e fior di farabutti“.


    È però contro il vicepresidente della Camera che De Luca dà il meglio (o forse il peggio) di sé. “È come Charlie Brown“, dice in un intervento sempre a Lira TV, ricordando che alle elezioni di Pomigliano, dove si era candidato, aveva preso 60 voti. “Non l’hanno votato neanche i familiari’. L’attacco è duro e diretto, senza sconti. “L’ho sfidato a un dibattito pubblico sulla trasparenza amministrativa e sto ancora aspettando”, dice il presidente della Regione che passa poi a elencare i lavori svolti prima di essere eletto in Parlamento e vice presidente della Camera. “Vuole fare il candidato premier e nella vita cosa ha fatto? Il webmaster, che è una forma elegante di sfaccendato”, continua. “Ha fatto lo steward presso la tribuna autorità dello stadio San Paolo, il manovale. Forse questa era la sua vocazione, dopo un anno sarebbe sicuramente diventato carpentiere”.



    De Luca: 'Raggi è una bambolina' e Cuperlo replica: 'Merita rispetto'

    Anche la sindaca di Roma, Virginia Raggi, finisce nel mirino di De Luca. Appena eletta, la prima cittadina aveva fatto alcune dichiarazioni su presunti poteri forti che le avrebbero messo i bastoni tra le ruote. Occasione troppo ghiotta per l’ex sindaco di Salerno che approfitta della direzione PD di luglio per rivolgerle un suo pensiero. “Ho visto la Raggi affacciata al balcone del Campidoglio, una bambolina, mi faceva tenerezza. Ora la vedo bambolina imbambolata”, dice, scatenando le prime reazioni già tra i colleghi di partito. Due mesi dopo, la giunta Raggi è nel caos dopo l’ondata di dimissioni, ha detto no alle Olimpiadi ma ha chiesto lo stesso i fondi al governo e De Luca rincara la dose. “Sembra essere sindaca a sua insaputa“, dirà ai cronisti.


    De Luca se la prende molto spesso anche con i giornalisti ma è contro Report, storica trasmissione di Rai 3 condotta da Milena Gabanelli, e Presa Diretta, che tocca l’apice, definendo alcuni servizi mandati in onda che lo riguardano direttamente “camorrismo giornalistico“. Parole pesantissime ma non le uniche riservate alla rete pubblica. “RaiTre…dicono puttanate incredibili. Voi vi sintonizzate su Rai Tre e avrete atti di camorrismo giornalistico, di aggressioni personali, di imbecillità. La terza Rete Rai è la più grande fabbrica di depressione al mondo”, dice. A sua giustificazione, dirà poi che “si viola la Costituzione definendo qualcuno condannato in assenza di una sentenza definitiva o considerando un criminale chi apre un cantiere. Oppure da un’intervista di 30 minuti si estrapolano solo 30 secondi strumentalmente”.


    Apertura campagna elettorale Valeria Valente

    Fedele alla sua nomea di sindaco sceriffo, De Luca si scaglia anche contro gli immigrati. Appena eletto presidente della Campania, l’ex primo cittadino commenta a caldo la vicenda delle molestie sessuali di Capodanno a Colonia nel consueto appuntamento a Lira Tv. “Prepariamoci alla repressione poiché chi governa non può avere paura di reprimere questi delitti“, tuona dal web. “Capisco la Caritas che ha il dovere di accogliere tutti. Ma chi governa ha il dovere di far rispettare le regole e garantire sicurezza alle nostre donne e alle nostre famiglie. Io resto intollerante nei confronti dei delinquenti, degli ambulanti abusivi e delle molestie ai semafori che si registrano nelle nostre città. Ai radical chic che nei loro salotti TV predicano tolleranza dico: iscrivetevi all’albo dei caritatevoli e ospitate nelle vostre case famiglie rom e nigeriane. Magari anche qualcuno di questi che ha agito a Colonia contro donne indifese”.



    Tra i suoi avversari diretti c’è il Fatto Quotidiano, che spesso lo prende di mira, e in particolare Peter Gomez, direttore della versione online e firma di punta. Le stoccate che il giornalista gli ha riservato non sono mai passate sotto silenzio e De Luca non si è risparmiato. “Un giornalista dal nome equivoco e improbabile, tedesco, un superfluo come lo chiamo io, un consumatore abusivo d’ossigeno“, lo definisce nel corso di una direzione PD. “Un danno ecologico permanente, si avventura in questa considerazione: “Voi se aveste rinunciato in Campania a Cosentino forse perdevate però… Somaro, su 5 province della Campania ho perso solo nella provincia di Cosentino”.


    Rimanendo in casa Il Fatto Quotidiano, il primo bersaglio di De Luca rimane Marco Travaglio, direttore del quotidiano. Lo è almeno dal 2010, quando da sindaco di Salerno e già uomo di spicco del PD campano, si rivolse al giornalista con frasi molto pesanti, per le quali verrà condannato per diffamazione. “Quel grandissimo sfessato di Travaglio che aspetto di incontrare per strada al buio qualche volta a Roma… questo pipì… è scorretto… parla in televisione dieci volte di cose che non capisce e su cui io non c’entro niente”, disse allora. Non contento, nel 2015, dopo un intervento di Travaglio alla trasmissione tv “Di Martedì” su La 7, risponde da Lira TV con altre frasi nel suo stile. “È stato anche un giornalista pistolino che mi tiene nelle sue grazie e ha raccontato un sacco di stupidaggini. Io ormai ho raggiunto il Nirvana”.



    Le sue affermazioni sulla Bindi, che definisce “impresentabile”, scatenano le reazioni di molti esponenti del PD, ma in particolare quella di Miguel Gotor. Il senatore finisce così nel mirino di De Luca. “L’unico momento veramente di commozione ed emozione me lo ha determinato tale Miguel Gotor. Pensavo fosse un ballerino di flamenco, un tanguero. Mi hanno detto che era un parlamentare. Ha lanciato il grido di dolore più straziante, mi hanno detto che vuole dichiararsi prigioniero politico: a lui solidarietà e cristiana comprensione”.



    Uno dei primi contro cui si è scagliato è stato però Ciriaco De Mita, l’uomo simbolo della DC in Campania e non solo. Siamo nel 2007, De Luca è sindaco di Salerno, tra l’altro con un consenso enorme, e in una trasmissione di Lira TV si rivolge a De Mita, definendolo “un dannoso folklore” e rincarando la dose: “In Campania da 40 anni più o meno, forse più di 40 anni, siamo alle prese con un problema politico che si riassume in un nome e un cognome: Ciriaco De Mita”. L’ascia di guerra viene sotterrata nel 2015, in occasione delle elezioni regionali, quando l’UDC dell’ex democristiano lascia la coalizione del centrodestra di Stefano Caldoro e si allea con De Luca.



    Dal vecchio al nuovo, nessuno sfugge al mirino di De Luca che se la prende anche contro l’UE e i parlamentari, definendoli “pinguini“. Il casus belli riguarda l’uso di fondi UE per la promozione che la Regione sotto di lui usa anche per la gestione dei social. “Abbiamo utilizzato 10mila euro per questo e siamo passati da ultimi in Italia a primi, attingendo da un fondo destinato alla promozione. Alcuni sedicenti parlamentari europei hanno trovato il tempo di un’interrogazione sul tema: cerchiamo di non fare i pinguini a Bruxelles”.

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