Lettera di Matteo Renzi agli italiani all’estero: cos’è e perché ha scatenato polemiche

Lettera di Matteo Renzi agli italiani all’estero: cos’è e perché ha scatenato polemiche

Lo scontro per il referendum si sposta sui connazionali iscritti all'Aire

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    Lettera di Matteo Renzi agli italiani all’estero: cos’è e perché ha scatenato polemiche

    Nuovo capitolo dello scontro sul referendum costituzionale del 4 dicembre. Questa volta a innescare le polemiche è la lettera inviata ai 4 milioni di italiani all’estero annunciata dalla ministra Maria Elena Boschi e firmata da Matteo Renzi. I toni sono caldissimi, con il fronte del No compatto contro il premier e segretario del PD, pronto a una battaglia in Parlamento e a denunce in tribunale contro quello che ritengono un abuso. La lettera è stata inviata ma al momento non risulta sia stata ricevuta dagli italiani all’estero: anche i dettagli su cosa ci sia realmente scritto sono nebulosi, ma tanto è bastato per scatenare una vera e propria battaglia politica. Da dove nascono tutte queste polemiche?

    A meno di un mese dal voto, la nuova polemica getta benzina sul fuoco delle polemiche che continuano a infiammare la campagna elettorale. Il fronte del No ha dichiarato di essere pronto a una battaglia legale, con tanto di denuncia in tribunale, mentre il fronte del Sì parla dell’ennesimo attacco ingiustificato: ma cosa è successo davvero?

    LA LETTERA: Al centro delle polemiche ci sarebbe una lettera inviata agli italiani residenti all’estero e iscritti all’Aire (Anagrafe degli Italiani Residenti all’Estero) contenente una brochure esplicativa su come votare e perché votare sì. Parte del testo è stato riportato dalla stampa: si tratta di un appello per il voto a favore della riforma, accompagnato da una breve spiegazione della stessa e da alcune foto di Renzi insieme ad altri leader internazionali, a partire da Barack Obama.

    “Sarete voi a decidere se questa Italia deve andare avanti oppure deve tornare indietro… Oggi siamo a un bivio. Possiamo tornare ad essere quelli di cui all’estero si sghignazza, quelli che non cambiano mai, quelli famosi per l’attaccamento alle poltrone e le azzuffate in Parlamento. Oppure possiamo dimostrare con i fatti che finalmente qualcosa cambia, e che stiamo diventando un Paese credibile e prestigioso”, si legge nella lettera.

    Da un primo nostro controllo, la lettera risulta inviata ma non è ancora arrivata in almeno nei due paesi europei che ospitano la più grande comunità di italiani (la Germania e l’Inghilterra).

    LE POLEMICHE: Non appena la notizia è rimbalzata sui media, sono arrivate le reazioni del fronte del No. Il primo a reagire è stato il Comitato Popolare per il No presieduto da Alessandro Pace, poi il coordinamento dei Comitati che fa capo a Francesco Saverio Marini. “Il ricorso alla magistratura in tutte le sedi possibili è a questo punto inevitabile per cercare di ottenere giustizia e il ripristino della parità di condizioni per il Sì e per il No in campagna elettorale”, ha dichiarato il vice presidente del Comitato per il No, Alfiero Grandi. Sono arrivate anche richieste di incontro con il Capo dello Stato e con il ministro degli Esteri per avere chiarimenti.

    Il fronte politico non è rimasto a guardare. Forza Italia ha parlato di “un reato, roba da Procura”, come dichiarato da Renato Brunetta, Beppe Grillo ha inviato a “distruggere la lettera di #SpamPd”, mentre l’onorevole Danilo Toninelli del M5S ha creato ancora più confusione parlando di “lettera che arriva insieme alle schede“, come fa anche Sinistra Italiana, mentre si prepara la battaglia in Parlamento. Anche la minoranza PD attacca il segretario per questa mossa.

    Le accuse sono diverse. La prima è la disparità di trattamento tra i due fronti: il governo avrebbe dato solo al fronte del sì gli indirizzi dei residenti all’estero, di fatto favorendo una parte. L’invio della lettera andrebbe a colpire anche il ruolo di Renzi che da premier fa campagna elettorale per il sì. Stampare e inviare 4 milioni di lettere ha avuto un costo enorme: i rappresentanti del no si chiedono con che soldi siano state pagate.

    LA REPLICA: Le polemiche sono state così violente da rendere necessario una nota ufficiale del Viminale in cui si chiariva che i dati sono stati resi noti a tutti, compreso il Comitato del no, e che in ogni caso non ci sono dati sensibili come la email e il numero di cellulare ma solo l’indirizzo di residenza. “I dati disponibili sono stati consegnati a chi lo ha richiesto: “Comitato Basta un Sì’, ‘Comitato Popolare x il NO’, ‘Maie’, nonché all’onorevole Renata Bueno (solo Brasile e Uruguay)”, si legge nella nota ufficiale. In particolare, fa sapere il ministero, il comitato del No li aveva dal 12 ottobre.

    Dalla maggioranza fanno notare che Renzi ha inviato la lettera in qualità di segretario del PD, che non ha firmato come premier ma come capo di un partito e che le spese dell’invio sono tutte a carico dei dem. Inoltre, sottolinea il capogruppo del PD alla Camera, Ettore Rosato, la lettera è perfettamente legale, in base alle leggi “pubblicate sulla Gazzetta Ufficiale n. 71 del 2014″: si tratta del provvedimento del Garante della privacy con cui l’elenco dei cittadini italiani residenti all’estero aventi diritto al voto è accessibile e utilizzabile da parte di partiti e singoli candidati a fini di propaganda elettorale. Inoltre, l’invio delle schede elettorali è già partito e in molti paesi europei le hanno già ricevute.

    I PRECEDENTI: La lettera di Renzi agli iscritti Aire per il referendum ha dei precedenti illustri. Forza Italia e la minoranza PD oggi si scagliano contro il premier, ma anche i loro leader hanno fatto la stessa cosa. Pier Luigi Bersani scrisse una lettera agli italiani all’estero in occasione delle elezioni politiche del 2013 (qui il link al testo pubblicato online sul sito del PD), ma lo fece anche Silvio Berlusconi nel 2008 in occasione delle politiche del 2008 (qui un link con il testo della missiva).

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