Referendum e spacchettamento dei quesiti: chi lo vuole e chi no

Referendum e spacchettamento dei quesiti: chi lo vuole e chi no

Facciamo il punto della situazione sull'ipotesi spacchettamento del referendum sulla riforma della Costituzione

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    Referendum e spacchettamento dei quesiti: chi lo vuole e chi no

    Spacchettamento del referendum costituzionale: si fa o non si fa? C’è chi si è schierato a favore e chi contro, in aperta polemica con le dichiarazioni del governo Renzi, ma a circa un mese dalla chiamata alle urne dei cittadini sembra chiaro che gli italiani andranno a votare in blocco rispondendo a un solo quesito riguardante l’intera riforma costituzionale. I comitati promotori per la divisione dei quesiti referendari hanno provato a raccogliere le 500mila firme necessarie per far valere i propri diritti (senza riuscirci), ma ad oggi l’unica possibilità perché sia accettato lo spacchettamento del referendum resta l’accoglimento del ricorso presentato dal costituzionalista Valerio Onida e da un gruppo di avvocati al tribunale civile di Milano. Onida, infatti, contesta la formula della domanda, giudicata ‘non chiara’ visto che è composta da diversi quesiti che riguardano temi molto diversi tra loro, e che quindi viola la libertà di voto dell’elettore che si trova a dover decidere su “un intero pacchetto senza poter valutare le sue diverse componenti”. Vediamo nel dettaglio a che punto siamo con l’ipotesi spacchettamento del quesito posto per il Referendum Costituzionale.

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    Lo spacchettamento implica la divisione del quesito referendario in più domande da sottoporre agli elettori sui vari temi trattati dalla riforma. L’obiettivo non troppo velato è quello di evitare l’effetto plebiscito che il premier Renzi potrebbe generare collegando alla vittoria del “sì” la sua permanenza al governo. Anche i diversi ricorsi presentati con l’intento di far accogliere la domanda di spacchettamento del quesito sono finalizzati a fare votare gli italiani su quesiti specifici, così da non confondere i vari ambiti della riforma. Già nel luglio scorso i radicali avevano anche depositato in Cassazione cinque categorie di domande: 1) superamento del bicameralismo perfetto; 2) modalità di elezione e composizione del Nuovo Senato; 3) l’elezione dei giudici della Corte costituzionale; 4) Il Titolo V che sancisce i rapporti Stato-Regioni; 5) l’istituto referendario. Da questo elenco mancano i quesiti parziali sul procedimento legislativo e sull’abolizione del Cnel. Ma tutto ciò non è servito a molto e di fatti la macchina referendaria è già stata azionata. A fermarla potrebbe essere il tribunale d Milano che deve decidere sul ricorso di Onida, ma a tal proposito il presidente della Prima sezione civile Gandolfi ha già spiegato che la decisione verrà presa “non prima di dieci giorni”. Insomma bisogna aspettare metà novembre, almeno.


    Lo stesso presidente del Consiglio Matteo Renzi agli albori della questione aveva dichiarato di non avere problemi ad accettare una decisione diversa da quella da lui proposta: “Un giorno leggo che sono per lo spacchettamento” dei quesiti referendari. “Il giorno dopo ‘l’ira di Renzi’ contro lo spacchettamento. Non dipende da noi, è come la data. Io credo che si voti per un sì o no alla riforma, ragionevolmente per come la vedo io si dovrà votare su una scheda.

    Ma se la Corte costituzionale darà un altro giudizio noi non abbiamo nessun problema“. Ma Renzi in fondo non ha mai avuto troppo in simpatia l’ipotesi dello spacchettamento, e ancora spera che Onida non gli metta i bastoni tra le ruote. Infatti ha utilizzato alcuni quesiti di grande appeal per l’elettorato (abolizione cnel, riduzione senatori, riduzione costi della politica) con l’obiettivo (non celato) di far passare una riforma della Costituzione italiana che aumenti i poteri dell’esecutivo rispetto a quelli del parlamento.

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    A essere contrari allo spacchettamento sono le opposizioni, così come il Movimento Cinque Stelle. La capogruppo di Sinistra italiana e presidente del Gruppo Misto al Senato Loredana De Petris, ha sostenuto che “L’ipotesi dello spacchettamento non serve a migliorare una pessima riforma ma solo a confondere e camuffare l’esito del referendum per evitare o nascondere una sconfitta che Renzi considera ormai quasi certa“. Il presidente dei deputati di Forza Italia, Renato Brunetta ha sostenuto a gran voce il no del suo partito: “In merito alla discussione in atto sull’eventualità di uno spacchettamento del quesito referendario, Forza Italia ha già detto chiaramente che non è in alcun modo disponibile ad offrire il proprio assenso a questa modalità di procedere. Questo non solo perché non siamo disposti ad accettare quello che risulta essere solo l’ennesimo imbroglio messo in campo per confondere ancora di più i cittadini, ma anche perché si tratterebbe di una gravissima violazione del dettato costituzionale“.


    A essere favorevoli allo spacchettamento sono i Radicali Italiani, i Socialisti del sottosegretario Riccardo Nencini, Scelta Civica, il comitato per il no e parte della minoranza del Pd. “L’ipotesi di uno spacchettamento del quesito referendario sulla riforma della Costituzione è fondata su argomenti che vanno presi in considerazione” dichiara in una nota Gianni Cuperlo. La deputata del gruppo di Scelta Civica, Adriana Galgano, promotrice della proposta di spacchettamento del referendum depositata alla Camera insieme ai colleghi Pier Paolo Vargiu (Sc), Mara Mucci e Aris Prodani (Misto), ha dichiarato: “Spiace apprendere dai mezzi di informazione che ci siano ancora tanti parlamentari che intendono svilire un referendum così importante per il futuro del nostro Paese, non battagliando sul merito, ma riducendolo ad uno sterile esame sull’operato del governo“. “Personalmente sostengo l’approvazione dell’intera riforma (che ho votato) e ho sempre ritenuto che il quesito da porre fosse, semplicemente, quello relativo all’approvazione o alla bocciatura del testo di revisione approvato in doppia lettura dalle Camere. Anche per assenza di precedenti, ritengo però giusto consentire di sottoporre alla Corte di Cassazione l’ipotesi dei quesiti plurimi sui differenti aspetti della riforma, e lasciare ai giudici preposti, o, nel caso fosse coinvolta, alla Consulta di pronunciarsi sull’ammissibilità della procedura“, ribadisce invece il senatore e sottosegretario agli Esteri, Benedetto Della Vedova in una lettera indirizzata a tutti i senatori, in cui invita a firmare per l’iniziativa promossa da Radicali Italiani.



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