Renzi: “L’Italia perde uno dei grandi protagonisti del teatro, della cultura, della vita civile del nostro Paese”. E anche un No al Referendum

Renzi: “L’Italia perde uno dei grandi protagonisti del teatro, della cultura, della vita civile del nostro Paese”. E anche un No al Referendum

L'ultima battaglia di Dario Fo contro la riforma costituzionale

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    Renzi: “L’Italia perde uno dei grandi protagonisti del teatro, della cultura, della vita civile del nostro Paese”. E anche un No al Referendum


    Matteo Renzi, appresa la morte di Dario Fo, ha voluto omaggiarlo così: “Con lui l’Italia perde uno dei grandi protagonisti del teatro, della cultura, della vita civile del nostro Paese. La sua satira, la ricerca, il lavoro sulla scena, la sua poliedrica attività artistica restano l’eredità di un grande italiano nel mondo. Ai suoi familiari il cordoglio mio personale e del governo italiano”. L’Italia perde anche un NO al Referendum Costituzionale del 4 dicembre. L’ultima battaglia Dario Fo, morto a 90 anni, l’ha combattuta infatti a difesa della Costituzione.

    L’artista è stato uno dei più convinti sostenitori del NO, arrivando a dare del “venduto” a Roberto Benigni, dopo che si era schierato pubblicamente per il SÌ. Più volte il Premio Nobel, così come altri artisti e intellettuali, aveva espresso il suo disappunto verso Renzi, la riforma costituzionale e l’Italicum. Riportiamo le parti salienti del tagliente e ironico monologo con cui, a metà settembre, attaccava il premier e urlava il suo NO.

    “I nostri governanti sono dei bugiardi patentati. Oggi propongono programmi che l’indomani smentiscono, ma in ogni momento dimostrano un senso del comico esilarante”, le parole dell’attore e scrittore, da sempre vicino al Movimento 5 Stelle. Fo si è quindi lanciato nella feroce parodia del premier: “Miei cari sudditi, pardon cittadini, la legge elettorale della Camera è indipendente dalla riforma del Senato, quindi si può cambiare quando ci pare.

    Beccatevelo in quel posto. L’Italicum viene alla luce perché la Corte costituzionale dichiara incostituzionale quella prima. E in questo ci siamo pappati un Parlamento non di eletti, ma di nominati. Che in forma avanzata si traduce in questo dialogo: io nomino senatore te e insieme nominiamo altri trentatré. Tutto ciò altera i principi di rappresentanza e libertà”.

    Fino alla conclusione. La riforma? “Questa è una catastrofe che stravolge un terzo della Carta ad opera di un parlamento che discende da un porcellum grasso e puzzolente. Ovviamente il giochino funziona se la riforma passerà indenne dal referendum”.

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