Le piroette politiche di Dario Fo: il fascismo della Repubblica Sociale Italiana, il comunismo e il Movimento 5 Stelle

Le piroette politiche di Dario Fo: il fascismo della Repubblica Sociale Italiana, il comunismo e il Movimento 5 Stelle

E' stato un lucido attivista politico fino all'ultimo giorno di vita

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    Le piroette politiche di Dario Fo: il fascismo della Repubblica Sociale Italiana, il comunismo e il Movimento 5 Stelle

    Il premio Nobel per la Letteratura Dario Fo è morto a Milano il 13 ottobre 2016, a 90 anni. Senza mai abbandonare la politica ‘dal basso’, l’attore, drammaturgo, regista e scrittore, vinse il Premio Nobel per la letteratura nel 1997 “perchè, seguendo la tradizione dei giullari medievali, dileggia il potere restituendo la dignità agli oppressi“. “Dario Fo”, si legge nel comunicato ufficiale della Fondazione Nobel, “con un misto di riso e di serietà ci apre gli occhi sugli abusi e le ingiustizie della società, aiutandoci a collocarli in una prospettiva storica più ampia“.

    Ma Dario Fo fu anche un tenace attivista politico insieme alla rimpianta moglie Franca Rame. I due si sposarono nel 1954, un anno dopo ebbero Jacopo, e vissero insieme tutto il resto delle loro vite, fino al 2013, anno della morte dell’attrice e autrice. Nel corso degli anni Dario Fo è diventato una bandiera per il movimento della sinistra antagonista, e nell’ultimo periodo aveva strizzato l’occhio ai Cinque Stelle di Beppe Grillo. Ripercorriamo di seguito la storia politica di Dario Fo.

    Il premier Matteo Renzi ha così voluto ricordare l’uomo e l’artista: “Con Dario Fo l’Italia perde uno dei grandi protagonisti del teatro, della cultura, della vita civile del nostro Paese. La sua satira, la ricerca, il lavoro sulla scena, la sua poliedrica attività artistica restano l’eredità di un grande italiano nel mondo. Ai suoi familiari il cordoglio mio personale e del governo italiano“.

    Dato che esistono oratori balbuzienti, umoristi tristi, parrucchieri calvi, potrebbero anche esistere politici onesti” (Dario Fo).

    Nato il 24 marzo 1924, Dario Fo cresce in una famiglia profondamente antifascista, ma dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943, si arruola giovanissimo volontario nelle file dell’esercito fascista della neonata Repubblica Sociale Italiana, prima nel ruolo di addetto alla contraerea a Varese e successivamente come paracadutista nelle file del “Battaglione Azzurro” di Tradate. ”A Fo non conviene ritornare a Romagnano Sesia dove qualcuno lo potrebbe riconoscere: rastrellatore, repubblichino, intruppato nel battaglione Mazzarini della Guardia Nazionale della Repubblica di Salò”, scriveva Gianni Cerruti ai tempi.

    Il trascorso repubblichino di Dario Fo, volontario nei parà e sottufficiale delle Brigate Nere, che secondo i detrattori dell’epoca si distinse per i rastrellamenti casa per casa nei centri vicini al Lago di Como, scatenò polemiche, querele e processi da parte di Fo, che nel frattempo era diventato attivo rappresentante artistico della cultura della sinistra italiana.

    Fo dichiarò al proposito: ”Io repubblichino? Non l’ho mai negato. Sono nato nel ’26. Nel ’43 avevo 17 anni. Fino a quando ho potuto ho fatto il renitente. Poi è arrivato il bando di morte. O mi presentavo o fuggivo in Svizzera. Mi sono arruolato volontario per non destare sospetti sull’attività antifascista di mio padre, quindi d’accordo con i partigiani amici di mio padre”.

    Negli anni Settanta e Ottanta oltre che nella produzione artistica, Fo era impegnato nell’attivismo politico di sinistra e fu tra i difensori degli ex membri di Lotta Continua accusati dell’omicidio Calabresi: Adriano Sofri, Giorgio Pietrostefani e Ovidio Bompressi. Sulla vicenda scrisse la commedia Marino libero! Marino è innocente!

    Poi nel 1973 un gruppo di fascisti legati alla destra eversiva e ad ambienti militari sequestrò e stuprò la moglie Franca Rame che subì ‘ogni tipo di violenza’, come forma di ritorsione per l’impegno suo e del marito. La compagnia teatrale Fo-Rame ebbe numerosi processi e querele, nonché intimidazioni e minacce, compreso il posizionamento di bombe artigianali inesplose nei luoghi dove si esibiva. Durante i cosiddetti anni di piombo, da attivisti del Soccorso Rosso Militante, Dario Fo e Franca Rame difesero poi pubblicamente anche Giovanni Marini, Achille Lollo (entrambi poi condannati), Giambattista Lazagna e Pietro Valpreda.

    Ricorrente nelle sue opere furono anche l’antiproibizionismo e un certo anticlericalismo. Nel 1980 venne negato a Dario e Franca il visto d’ingresso negli Stati Uniti, e Arthur Miller porse loro la sua solidarietà (egli fu vittima, negli anni cinquanta, del maccartismo, poiché accusato di essere comunista), insieme a Bernard Malamud, Richard Foreman, Martin Scorsese e altri. Poi il 9 ottobre 1997 Fo riceve il Premio Nobel per la letteratura ‘soffiandolo’ a Mario Luzi e creando scompiglio in Italia e all’estero.

    Nel 1999 Dario Fo, insieme a Franca Rame, si schierò contro Silvio Berlusconi e il suo secondo governo, realizzando una serie di opere satiriche sulla figura dell’allora Cavaliere, da Ubu rois, Ubu bas a L’Anomalo Bicefalo (scritta insieme alla moglie): in quest’ultima commedia, incentrata sulle vicende giudiziarie, politiche, economiche di Berlusconi, Fo impersona il premier che, persa la memoria in seguito ad un incidente, riesce a riacquistarla confessando la verità sulle proprie vicende (non mancarono le querele di Marcelo Dell’Utri di alcune sue vicende giudiziarie citate nell’opera).

    Nel 2006 Fo partecipò alle elezioni primarie dell’Unione per scegliere il candidato a sindaco di Milano, ottenendo il 23,3% dei voti e piazzandosi perciò secondo, dopo il vincitore Bruno Ferrante, che però poi perse le elezioni municipali: fu eletta Letizia Moratti. Alle consultazioni comunali del capoluogo lombardo, quello stesso anno, Fo lanciò una propria lista civicaUniti per Fo“, che ottenne il 2,12% dei consensi, sufficienti comunque a farlo eleggere consigliere comunale, anche se non svolse mai tale attività poiché si dimise prima dell’insediamento del Consiglio, affermando di non avere tempo sufficiente da dedicare alla carica pubblica per cui si era candidato.

    Per le elezioni politiche italiane del 2013 appoggiò la lista Rivoluzione civile di Antonio Ingroia, simpatizzando per il Movimento 5 Stelle di Beppe Grillo, insieme al quale e a Gianroberto Casaleggio, scrisse anche il libro “Il Grillo canta sempre al tramonto – Dialogo sull’Italia e il Movimento 5 Stelle” (Chiarelettere). Durante un comizio di Grillo a Piazza Duomo a Milano, paragonando il percorso politico dei 5 Stelle alla guerra di liberazione, disse: “L’ultima guerra mondiale: ci fu una festa come questa e c’era tanta gente come siete voi, felici, pieni di gioia. Si sarebbe rovesciato tutto, e non ci siamo riusciti. Fatelo voi per favore, fatelo voi. Ribaltate tutto per favore. Non mollate per favore. Non mollate. Si ricomincia da capo!“. Dopo la proposta di Grillo di candidarlo come possibile successore di Giorgio Napolitano alla Presidenza della Repubblica, lui rispose “Fare questo lavoro è duro e sarebbe disastroso per i miei interessi fondamentali cui tengo molto: tenere lezioni ai ragazzi, incontrarmi coi giovani, avere rapporti creativi, scrivere, tenere conferenze“.

    Nell’ultimo periodo della sua vita il premio Nobel ha continuato a sostenere battaglie di civiltà e a parlare di lavoro e di diritti, proseguendo attivamente nella sua passione politica senza schierarsi mai coi vincitori ma, sempre e orgogliosamente, con chi sta dall’altra parte.

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