Referendum costituzionale, l’abolizione delle Province

Referendum costituzionale, l’abolizione delle Province

Nel testo della riforma è prevista l'eliminazione del termine dalla Carta

    Referendum costituzionale, l’abolizione delle Province

    Una delle voci centrali del testo del referendum costituzionale 2016 riguarda il futuro degli enti locali, a partire dalle Province: il referendum cancella definitivamente le Province ed elimina il termine da tutti gli articoli della costituzione che le riguarda (il Titolo V della II parte).
    È un passaggio obbligato di cui ci si è dimenticati negli ultimi due anni quando si sbandierava la fine delle province come le abbiamo sempre conosciute: scendiamo un po’ nel dettaglio.

    Come avevamo visto nell’affrontare la riforma del Titolo V, le Province sono riconosciute dalla Costituzione. Nello specifico, sono citate nell’articolo 114 che recita: “La Repubblica è costituita dai Comuni, dalle Province, dalle Città metropolitane, dalle Regioni e dallo Stato. I Comuni, le Province, le Città metropolitane e le Regioni sono enti autonomi con propri statuti, poteri e funzioni secondo i princìpi fissati dalla Costituzione“.

    Il fatto che qualcosa sia inserito nella Costituzione rende necessario un intervento sul testo per ogni cambiamento che lo riguarda. Così, la riforma costituzionale tocca anche le Province: nella parte che riguarda il Titolo V, il ddl Boschi prevede l’eliminazione del termine dagli articoli che le riguardano. L’articolo 114 cambia e diventa il seguente: “La Repubblica è costituita dai Comuni, dalle Città metropolitane, dalle Regioni e dallo Stato. I Comuni, le Città metropolitane e le Regioni sono enti autonomi con propri statuti, poteri e funzioni secondo i princìpi fissati dalla Costituzione“.

    In pratica, viene eliminata la parola “Province”, rendendo reale la cancellazione degli enti. A prima vista c’è qualcosa che non quadra. L’Italia ha già una legge che le ha cancellate ed è la legge Delrio, entrata in vigore nell’aprile 2014. In realtà, come avevamo spiegato qui a suo tempo, la legge non le ha abolite ma trasformate in “enti territoriali di area vasta”, svuotandole di competenze, modificando il modo per eleggerle e molto

    Questo perché è solo eliminandole dalla Costituzione che le Province vengono abolite davvero. La legge Delrio era solo un primo passo necessario ma non sufficiente, un modo per accelerare il processo, ma la parola finale è sempre quella Costituzione.



    Portare a compimento quanto già iniziato e snellire la macchina burocratica dello Stato: sono queste le ragioni dei sì all’eliminazione delle Province. Come la cronaca giudiziaria e politica spesso ha raccontato, sottolineano i comitati, anche le Province hanno avuto costi e sprechi enormi e la loro presenza ha creato più costi e problemi che vantaggi ai cittadini. La legge Delrio è servita per iniziare il processo di smantellamento ma solo con il voto favorevole al referendum le Province saranno abolite: votare no significa mantenere tutto come prima e non volere un taglio ai costi della politica e agli sprechi.


    Chi sostiene il no ricorda che è tutto l’impianto da “neo-centralismo statale” a non esser positivo. Il togliere autonomia e potere legislativo alle Regioni toglie lo spazio alle autonomie locali che è riconosciuto dalla Costituzione. Il no è tanto per l’abolizione delle Province, ma per il modo con cui viene fatta. Le Province sono “un elemento marginale
    nell’impianto della legge Renzi-Boschi. Una parte persino non necessaria, come è provato dal fatto che la riforma delle province è stata già da tempo avviata
    “, si legge nel manifesto del no.

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    SCRITTO DA PUBBLICATO IN Maria Elena BoschiNews PoliticaPoliticaReferendumReferendum Costituzionale 2016Riforma del Titolo VTagli ai costi della politica
     
     
     
     
     
     
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