Berlusconi fa 80 anni: la Generazione Silvio lo racconta a NanoPress

Berlusconi fa 80 anni: la Generazione Silvio lo racconta a NanoPress

Quattro trentenni ci hanno detto cosa pensano degli anni del Berlusconismo

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    Berlusconi fa 80 anni: la Generazione Silvio lo racconta a NanoPress


    Nel giorno in cui Berlusconi compie 80 anni, anche chi appartiene alla Generazione Silvio si sente invecchiato. Ebbene sì, esiste una Generazione Silvio: i nati negli anni 80, cresciuti con lui protagonista assoluto della politica italiana. Sentono il tempo che avanza, inesorabile: erano bambini, sono diventati adulti. Guardavano Bim Bum Bam quando, nel 1994, Berlusconi annunciò la discesa in campo e dopo appena due mesi trionfò alle elezioni. Lui che con quel sorriso rassicurante si presentò come l’uomo nuovo e pulito che avrebbe risollevato l’Italia dalle ceneri di Tangentopoli e dalla minaccia dei comunisti mangia-bambini.

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    I trentenni di oggi lo hanno visto diventare il politico italiano più controverso di sempre, venerato o detestato, tra promesse, contratti con gli italiani, slogan, barzellette, gaffe, corna in foto e alle mogli, leggi ad personam, conflitti di interesse, cene eleganti, bunga bunga, rogne giudiziarie, inchieste, processi, attacchi ai giudici, prescrizioni, assoluzioni, condanne, trapianti di capelli e bianche bandane. Spesso incollati alla tv per assistere ai leggendari scontri con Michele Santoro e Marco Travaglio. Roba che in confronto quelli di oggi con Matteo Renzi sembrano bisticci da parrocchia. La generazione che il 12 novembre 2011, nelle piazze romane o davanti al tg, è stata testimone dell’inizio della sua decadenza: dimissioni e fuga in mezzo agli insulti di una folla festante e arrabbiata. La serata che scrisse le prime righe dell’epilogo del Berlusconismo. Nonostante il colpo di coda alle successive elezioni (altro che giaguari smacchiati da Bersani), era infatti cominciato il declino di Berlusconi e del centrodestra.

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    Vogliamo raccontarvi il Berlusconismo con gli occhi di questa generazione. Abbiamo intervistato due ragazzi e due ragazze, appassionati di politica e interessati all’attualità, ognuno con una visione diversa dell’ex Cavaliere, chiedendo loro di raccontarci il personaggio rispondendo a una serie di domande: chi è per te Berlusconi? ha fatto del bene o del male all’Italia? colpevole o vittima della magistratura? la cosa migliore e peggiore fatta? ne senti la mancanza ora che è finito ai margini della politica? cosa pensi della Generazione Silvio? quali sono stati gli avvenimenti legati a lui che ricordi con più affetto, simpatia o rabbia?

    “Silvio è stato l’ultimo grande leader del novecento, il primo che ha fatto uscire l’Italia dalla pozza cattocomunista nella quale era impantanata da 50 anni, il primo a svecchiare e scardinare i preconcetti arteriosclerotici dell’arco costituzionale e ad aumentare il livello di accountability dei nostri governi. Per questo c’è da ringraziarlo. Come servirebbe ringraziare l’introduzione, parziale, dei criteri di merito nella Pubblica Amministrazione”.

    “In merito ai processi posso solo dire che delle decine di processi nei quali è stato imputato solo per uno è risultato colpevole: non c’è altro da aggiungere”.

    “La cosa migliore che abbia mai fatto è stata battere la litigiosa e boriosa compagine di sinistra alle elezioni del ’94. Se parliamo di atti dell’esecutivo dico la politica estera: non abbiamo mai più avuto una politica estera di quel livello dopo.
    La sua mancanza si sente ogni volta che i suoi fanno l’occhiolino al Governo in carica fornendoci una riedizione delle grandi ammucchiate pentapartitiche che tanto male hanno fatto ai conti del Paese”.

    “L’episodio che ricordo con più simpatia è quel confronto, nel corso di un’assemblea di Confindustria, nel quale dal palco ha invitato Diego Della Valle a rivolgersi a lui dandogli del lei e non del tu, con un imbarazzatissimo Ferruccio de Bortoli alle sue spalle e la platea dei piccoli e medi imprenditori che gli faceva la ola”.

    “Apparteniamo alla generazione Silvio? Sì, ma ce ne siamo dimenticati troppo in fretta se qualcuno di noi lo ha avvicinato all’attuale premier”.

    “Berlusconi per me è uno dei tanti furbetti italiani che ce l’ha fatta, in un modo più che in un altro. Se ha fatto del bene o del male all’Italia? Ha fatto entrambe le cose. Del bene poiché con il suo modo di fare politica, ha fatto aprire gli occhi a tantissime persone riguardo il suo dubbio operato. Ha riacceso in molti giovani quella passione verso la politica che lui stesso voleva sopire, rincoglionendo generazioni intere con Grande Fratello e Ciao Darwin. Del male poiché è stato espressione massima della politica italiana post trattativa, al fianco di Dell’Utri, in un partito nato evidentemente a motivo di questa”.

    “Colpevole o vittima della magistratura? Anche qui, credo entrambe le cose. Ha avuto colpe conclamate per un impero non del tutto trasparente ma, essendo un pupazzo di una delle tante correnti, ha trovato lo scoglio di un altro pupazzo di altre correnti, che è la magistratura italiana”.

    “La miglior cosa fatta è stata l’aver trattato tutti gli altri politici suoi pari come dei pagliacci, poiché tali sono. La peggior cosa è stata la conduzione sanguinosa del servizio d’ordine pubblico del G8 di Genova in un clima di totale sospensione della democrazia”.

    “No, non ne sento la mancanza. Non si può sentire la mancanza di uno statista della sua caratura non tanto politica quanto morale. L’esempio che si dà al proprio Paese, per un governante, dev’essere il primo requisito”.

    “Cosa penso del fatto che apparteniamo alla generazione Silvio? Penso che prima di noi c’era la generazione Craxi, prima ancora quella Andreotti, oggi c’è quella Renzi. Insomma, siamo in tanti nella stessa barca. Soltanto che Silvio ci fa vedere le Coppe dei Campioni, i cartoni animati e i film con Bud Spencer e Terence Hill”.

    “Sono tanti gli avvenimenti simpatici che ricordo con lui: le corna alla foto di rito con personaggi internazionali, i Bunga Bunga, Emilio Fede direttore di un TG, le barzellette, Bertolaso candidato sindaco di Roma, 25 milioni di euro per portare al Milan Romagnoli”.

    “Gli avvenimenti che ricordo con rabbia sono tanti. Forse troppi.

    Uno su tutti il baciamano a Gheddafi. Il livello più basso che la Repubblica Italiana abbia mai raggiunto. Secondo solo al mito del bacio tra Totò Riina e Andreotti”.

    “Berlusconi è l’uomo pubblico che ha contrassegnato tutta la mia vita. Sono nato e cresciuto a Milan e Bim Bum Bam. Non so quanto ancora sarebbe stata triste la mia infanzia, segnata da numerose malattie e ricoveri ospedalieri, senza i cartoni animati Fininvest e senza le vittorie del Milan di Sacchi e di Capello”.

    “Dal punto di vista politico bisogna distinguere tra il Berlusconi imprenditore, il Berlusconi politico e il Berlusconi capo del governo. Berlusconi imprenditore ha fatto senza dubbio del bene, dando molti posti di lavoro a tanta gente e favorendo, nel bene e nel male, la nascita della tv commerciale. Sul Berlusconi capo del governo non mi esprimo, mentre sul Berlusconi politico posso dire che è stato, senza ombra di dubbio, geniale. Si è inventato il centrodestra, un’area politica che prima non c’era. Ha dato legittimità governativa a quella che fino a qualche anno prima era definita l’estrema destra (Msi – An) e ha messo la Lega Nord al governo, impedendone di fatto le derive estremiste”.

    “Non sono uno di quei berlusconiani scesi in piazza contro i magistrati ma mi rendo conto che un certo accanimento giudiziario c’è indubbiamente stato. Basti pensare al processo Ruby. Il processo d’appello assolve Berlusconi con formula piena perché per quanto riguarda l’accusa di concussione “il fatto non sussiste”, e perché, in riferimento all’accusa di prostituzione minorile, “il fatto non costituisce reato” (cit. wikipedia). Eppure da qui è nato il cosiddetto Ruby ter. E cioè: siccome l’hanno assolto, i testimoni devono essere stati corrotti. Per la magistratura Berlusconi è sempre colpevole, anche quando viene assolto”.

    “La cosa migliore, dal punto di vista imprenditoriale: la nascita di Fininvest. Calcistico: portare il Milan sul tetto del mondo. Politico: creare il centrodestra. La cosa peggiore dal punto di vista calcistico: affidare il Milan a Galliani (soprattutto negli ultimi anni). Dal punto di vista politico: non aver portato a termine il programma con cui si presentava alla elezioni. E quello di mettere Tremonti come ministro dell’Economia”.

    “Silvio mi manca ogni giorno di più. Se penso che gli unici avversari ‘seri’ di Renzi sono Grillo e Salvini, mi vien da piangere”.

    “Cosa penso della Generazione Silvio? Penso che sia semplicemente magnifica, come credo di averlo lasciato intuire fin qui. La nostra generazione è stata rovinata dai troppi dipendenti statali assunti nella Prima Repubblica, dalle pensioni baby e dalle società a partecipazione pubblica. Silvio ha solo commesso l’errore di annunciare la rivoluzione liberale, senza portarla a termine e, ora, ci tocca pagare il canone tv in bolletta. Provo felicità a ripensare alle vittorie del Milan e all’espressione di sollievo che provavo quando vedevo i risultati elettorali che lo vedevano vincente. Un governo con Prodi, D’Alema e Rosy Bindi mette di cattivo umore solo a citare i loro nomi”.

    “Provavo rabbia quando non capiva che Forza Italia doveva strutturarsi territorialmente e creare una nuova classe dirigente. Ora ne paghiamo le conseguenze e il più degno erede di Berlusconi sta a Palazzo Chigi con la tessera del Pd ma, come sappiamo, la copia dell’originale è sempre una brutta copia rispetto all’originale”.

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    “Pensando a Berlusconi, mi sovviene, in primis, un aggettivo: calciofilo”.

    “Ha avuto, a parer mio, il merito di stagliarsi nel grigiore democristiano, scegliendo il momento perfetto. Alla decadenza dei partiti tradizionali provati (disintegrati) da Tangentopoli ha contrapposto la vitalità e le abilità comunicative di chi la politica non l’aveva mai vista (a suo dire) come una professione, ma era pronto a mettere la propria esperienza al servizio del paese Italia (come fosse una qualunque azienda da risanare)”.

    “Fondamentalmente, però, più che alle debolezze altrui e al caro amico Craxi, è al calcio che deve il suo successo: ne ha saccheggiato il lessico (‘discesa in campo’, ‘Forza Italia’) e lo stile, competitivo, battagliero. Si è reso protagonista di uno dei primi fenomeni virali, divulgando un inno (volenti o nolenti) indimenticabile, ritmato e orecchiabile al pari di quelli intonati dalle tifoserie negli stadi”.

    “Ha saputo investire in tutto ciò che, almeno dal 1954, è stato ed è ancora in grado di fare presa sugli italiani: la tv e il calcio (quella finale di Champions League del 2003, da juventina, non gliela perdonerò mai)”.

    “I processi? Per carità, dei processi parlassero storici, giuristi e giudici”.

    “Tante luci, ma anche moltissime ombre: Berlusconi, giornali (e atti giudiziari) alla mano, si è circondato di nani e ballerine da circo, rendendosi vulnerabile e condannandosi a lasciare un segno nella storia più per le trovate propagandistiche e pubblicitarie che per quelle governative. Ma da un bomber, in fondo, ci si poteva aspettare qualcosa di diverso?”.

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