Silvio Berlusconi compie 80 anni e si racconta a Chi: ‘Scesi in campo per fermare i comunisti’

Silvio Berlusconi compie 80 anni e si racconta a Chi: ‘Scesi in campo per fermare i comunisti’

Malattia, famiglia, politica e Milan: il leader di Forza Italia si confessa

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    Silvio Berlusconi compie 80 anni e si racconta a Chi: ‘Scesi in campo per fermare i comunisti’


    Silvio Berlusconi si racconta al settimanale Chi alla vigilia dei suoi 80 anni. Giovedì 29 settembre è il compleanno del controverso leader di Forza Italia che ha dominato la scena politica italiana degli ultimi vent’anni. A leggere l’intervista concessa in esclusiva ad Alfonso Signorini si nota come l’età abbia preso il sopravvento su uno stanco, ma ancora orgoglioso, Berlusconi. La malattia ha segnato un uomo che oggi dice di pensare più alla famiglia che alla politica. Quella politica che, parole sue, non lo ha mai veramente appassionato, anche se si vanta di non aver mai sbagliato un colpo.

    Berlusconi e la famiglia, innanzitutto. Quella di origine: “Ho avuto una famiglia eccezionale. Mamma e papà mi sono sempre stati vicino e mi hanno sempre sostenuto, anche quando non erano d’accordo su certe mie scelte che giudicavano troppo ardite”. E quella attuale, di cui si sente patriarca, diventata la priorità in un futuro incerto: “La cosa che ho realizzato, forse la più importante, è che passerò più tempo con i miei figli e i miei nipoti. Dedicherò più tempo alle persone a cui voglio bene. Come ho fatto questa estate. Ed è giusto così: cinque figli e dieci nipoti fanno un patriarca. E io questo mi sento”.

    Un attaccamento diventato più viscerale dopo la malattia. Quest’estate Berlusconi ha subito un delicato intervento chirurgico al cuore e ha rischiato la vita. Con il bisturi e la lunga degenza in ospedale è arrivata la consapevolezza di non essere eterno: “Nella mia vita non ho mai pensato all’età. Al contrario, ho sempre vissuto come se avessi quarant’anni, perché così mi sentivo: pieno di curiosità, di voglia di fare. Poi, improvvisa, è arrivata la malattia. Con l’operazione che ho subito è arrivata forte la consapevolezza che sono un uomo di ottant’anni”. Tanto che il 29 settembre non festeggerà come avrebbe fatto tanti anni fa, con sfarzo, champagne e magari belle donne: “Nessuna festa di compleanno. Farò solo una cena con i miei cinque figli.

    E ho pregato tutti quanti di non farmi nessun regalo. Se proprio vogliono, facciano beneficenza”.

    Dopo il Berlusconi malinconico e disarmato dall’età, ecco rispuntare il leader orgoglioso. La politica ha segnato gli ultimi vent’anni della sua (e nostra) vita. Tutto è cominciato con la discesa in campo del 1994, geniale metafora calcistica con cui ha sedotto milioni di italiani: “Se sono sceso in campo è solo per impedire l’ascesa dei comunisti al potere, visto che Tangentopoli aveva praticamente cancellato la storia e i protagonisti di tutti e cinque i partiti democratici che ci avevano governato per cinquant’anni. Non esistevano altre alternative”. Eppure “la politica non mi ha mai appassionato, mi ha fatto solo spendere un sacco di tempo e di energie”.

    “So solo che tanto in politica estera quanto in politica interna non ho mai sbagliato un colpo. Non sono caduto per colpa mia”. E a causa di chi? Degli amici, o meglio, dei finti amici che lo hanno accoltellato alle spalle: “Pensandoci bene non mi viene in mente neppure un nome di un vero amico in politica. Ma non sono tipo da portare rancore: chi ha tradito non ha tradito me, ma gli elettori che l’avevano portato in Parlamento”.

    Infine, spazio al Berlusconi romantico. Il Silvio innamorato dell’amore (e delle belle donne, ma questa è un’altra storia fatta di cene eleganti e inchieste giudiziarie): “L’amore è stato importante nella mia vita, ma, confesso, la passione e l’impegno per il mio lavoro hanno spesso preso il sopravvento”. Su l’attuale giovanissima compagna Francesca Pascale: “Non c’è alcuna crisi tra noi, come invece si ostinano a scrivere i giornali”.

    E poi il Milan, l’altro grande amore oggi in declino, ma ieri grande in Italia e in Europa: “Ho un rimpianto, quello di non aver potuto lavorare sul Milan come avrei voluto. Se negli ultimi anni il Milan non è stato come prima è solo perché non ho avuto più tempo per occuparmene personalmente”. Perché negli ultimi anni lo ha abbandonato, lasciandolo annaspare a metà classifica e lontano dai riflettori europei? Già, i magistrati e i processi: “Per anni ho lavorato almeno tre pomeriggi alla settimana con i miei avvocati per preparare le 3.600 udienze dei 73 processi politici che ho dovuto subire. Sono comunque il presidente di club che ha vinto di più nella storia del calcio”.

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