Olimpiadi Roma 2024, Malagò gelido sulla Raggi: ‘Abbiamo perso credibilità’

Olimpiadi Roma 2024, Malagò gelido sulla Raggi: ‘Abbiamo perso credibilità’
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    Olimpiadi Roma 2024, Malagò gelido sulla Raggi: ‘Abbiamo perso credibilità’

    Il giorno dopo il no a Roma 2024 la schermaglia tra Virginia Raggi e Giovanni Malagò continua. Il gelo tra i due è ormai ufficiale: all’incontro organizzato dalla Uefa per presentare la tappa di Roma per Euro 2020, il numero uno del Coni e la sindaca di Roma prima sono protagonisti di un siparietto, con tanto di baciamano, poi si sfiorano appena e si siedono distanti: nel suo intervento, la Raggi dirà di essere orgogliosa della partecipazione della capitale al torneo europeo, scatenando qualche malumore in chi credeva nella candidatura della Capitale. A fine incontro Malagò si concede ai giornalisti per chiarire cosa succederà dopo il no dell’amministrazione. “Teoricamente ci sono diversi piani B: ma non è la strada giusta. Perderemmo credibilità“, dice ai microfoni di Sky Sport. La situazione potrebbe aggravarsi se il Coni decidesse di citare per danno erariale la Giunta, decisione che ancora non è stata presa.
    IPOTESI COMMISSARIAMENTO: non tutto è perduto per Malagò: mentre pubblicamente fa un gelido baciamano a una strafottente Virginia Raggi, sottobanco il presidente del Coni nutre ancora alcune speranze di portare le Olimpiadi 2024 a Roma. Come? Commissariando la gestione dei Giochi. Malagò aspetta (im)paziente la data del 7 ottobre, scadenza entro la quale il netto NO della sindaca Raggi alle Olimpiadi dovrà passare dell’aula consiliare per essere formalizzato. In caso la Raggi non traduca il suo rifiuto in una delibera formale potrebbe scattare la mossa di Malagò: richiedere il commissariamento del Comune di Roma in merito al dossier Giochi 2024.

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    Fino a qui le ipotesi e le speranze inconfessabili, ma ora torniamo alle dichiarazioni pubbliche di Malagò: “In passato ci sono stati paesi che hanno continuato a sostenere la candidatura quando ci sono stati problemi con i comuni e hanno sostituito con un commissario le prassi tradizionali, ma io dal primo giorno ho sostenuto che questa non è la strada giusta“, continua Malagò che conferma quanto detto in diverse occasioni. Non ci sono piani B: se non sarà Roma non ci sarà un’altra candidatura. “Non è elegante. Perderemmo credibilità. Non lo vogliamo fare, ci adegueremo a una decisione che consideriamo profondamente ingiusta“, conferma.

    Sul mancato incontro spiega che “l’appuntamento era fissato da molti mesi e dobbiamo rispettare i ruoli istituzionali. Sono le curiose circostanze del calendario e della vita delle persone. Neanche uno sceneggiatore poteva immaginare una situazione del genere. È la vita. Resta un’amarezza infinita, questo è sicuro“.

    In mattinata il presidente del Coni aveva parlato ai microfoni di Radio Anch’io su Radio1, confermando quanto detto nella sua conferenza stampa di mercoledì: per fermare la candidatura bisogna attendere un atto formale da parte della Giunta per quella che sarà una “discontinuità amministrativa” che potrebbe pesare sull’amministrazione capitolina. “Formalmente non è finita, ma nella sostanza quando un’amministrazione comunale fa venire meno la candidatura è chiaro che questo non è visto bene dalla comunità internazionale“, spiega il numero uno del Coni. A rispondere non è la sindaca di Roma ma Alessandro Di Battista, forse il più convinto sostenitore del no alle Olimpiadi del M5S: su Facebook il deputato dà del “coatto” a Malagò e rivendica la scelta, sostenuta, scrive, dal 67 percento dei romani.

    raggi malago

    Nel suo intervento radiofonico, Malagò spiega di aver chiesto all’amministrazione grillina di assumersi la responsabilità della realizzazione del progetto olimpico per guidarlo secondo i loro principi di trasparenza e onesta. “Oggi qualsiasi opera pubblica richiede un investimento, questa amministrazione comunale aveva il diritto e il dovere di supervisionare, alla Raggi abbiamo detto ‘assumiti la governance e governa il processo’“, ricorda.

    Nel pomeriggio i due protagonisti potrebbero incrociarsi a una conferenza stampa con la Uefa in vista di Euro 2020, quando il torneo (che sarà itinerante) farà tappa anche a Roma. Nel corso dell’intervento telefonico, il presidente del Coni ha poi ribadito che si sta valutando l’ipotesi di far causa al comune per danno erariale e rimanda al mittente le accuse di poca trasparenza.

    Noi siamo un ente pubblico, tutte le spese sono online, e si tratta di fondi del Governo. Dico che se qualcuno chiede, e qualcuno potrebbe chiederlo, perché questi soldi sono stati spesi è chiaro che dovremo rimandare la domanda a chi sta bloccando una candidatura, visto che tuttora siamo ufficialmente candidati con il sostegno formale di tutti. In ogni caso, se si vuole controllare come sono stati spesi fin qui i soldi in qualsiasi momento si può fare” ha detto Malagò.

    Dura la replica firmata da Di Battista su Facebook. “Malagò ha detto alla Raggi: “le consiglio di non presentare la mozione” perché “gli amministratori che firmeranno quella delibera dovranno assumersi le loro responsabilità”. Se non sapessimo che si tratta di parole di un semplice coatto potremmo quasi scambiarle per un minaccia“, scrive il deputato

    Virginia Raggi e il M5S sono stati votati al ballottaggio dal 67% dei romani. La stessa Raggi dichiarò in campagna elettorale che “oggi pensare ai giochi è da criminali”. Malagò andò su tutte le furie, pare che abbia detto a un suo collaboratore “aho areggime er giacchetto”, continua, confermando che la linea sul no alle Olimpiadi non è mai cambiata.


    Virginia Raggi

    Nel primo pomeriggio di mercoledì 21 settembre è arrivato il NO definitivo di Virginia Raggi alle Olimpiadi Roma 2024: “No alle Olimpiadi del mattone“. La sindaca, dopo aver saltato l’incontro con il presidente del Coni Giovanni Malagò, che l’ha aspettata invano per più di mezzora, ha ufficializzato la decisione in una conferenza stampa in Campidoglio. A cui è seguita quella di Malagò: “Avremmo meritato più rispetto”. Eppure la posizione contraria alla candidatura ai Giochi Olimpici non sembra univoca all’interno della giunta Raggi. L’assessore all’Urbanistica Paolo Berdini, ad esempio, sembra favorevole. Con il NO, inoltre, Roma potrebbe andare incontro a una richiesta di risarcimento milionaria da parte della Corte dei Conti.

    La sindaca ha ufficializzato il NO alle Olimpiadi appena iniziata la conferenza: “È da irresponsabili dire sì a questa candidatura”. Parole accolte da applausi in sala. “Non abbiamo cambiato idea, anzi, l’abbiamo rafforzata. Con le Olimpiadi ci chiedono di assumere altri debiti: noi non ce la sentiamo. Si investirebbe in progetti lontani dagli interessi dei cittadini. Noi italiani stiamo ancora pagando i debiti delle vecchie Olimpiadi. Non abbiamo nulla contro sport e Olimpiadi, ma non vogliamo che lo sport sia il pretesto per ulteriori calate di cemento in città. Ricordate i mondiali di nuoto? Siamo pieni di impianti inutilizzati e abbandonati. Non è questo che devono essere le Olimpiadi. No alle Olimpiadi del mattone”.

    “Queste Olimpiadi non sono sostenibili, portano solo ulteriori debiti. Tuttavia siamo propositivi. Amiamo lo sport - ha aggiunto – Vogliamo che Roma sia all’altezza delle altre capitali europee, noi siamo propositivi, noi vogliamo lavorare sul quotidiano non sulle emergenze. Un disabile le olimpiadi le fa tutti i giorni, Roma è invivibile, i romani ci hanno chiesto di occuparci della città e, non di fare cattedrali nel deserto. I romani ce lo hanno chiesto. Gli impianti comunali saranno risistemati e promuoveremo lo sport tutti i giorni: questo è il nostro impegno”.

    Poco prima della conferenza era saltato l’incontro della sindaca con Malagò e con il presidente del Comitato paralimpico Luca Pancalli.

    I due, arrivati all’appuntamento insieme a Diana Bianchedi, ex oro olimpico e coordinatrice generale del comitato promotore di Roma 2024, hanno deciso di lasciare il Campidoglio dopo 35 minuti di inutile attesa. “Io la Raggi non l’ho vista. Ce ne andiamo perché 35 minuti di attesa sono troppi. Abbiamo stravolto le nostre agende per essere puntuali e per più di mezzora abbiamo aspettato, è troppo”, ha sbottato Malagò prima di infilarsi in automobile. “Abbiamo aspettato e aspettato, non si è presentato nessuno”, ha aggiunto Pancalli. Non erano mancate delle schermaglie già in mattinata, con Malagò che aveva chiesto la diretta streaming dell’incontro, per “poter documentare un momento importante per il futuro del paese e della città”. Richiesta rispedita al mittente dal Campidoglio: “Nella conferenza stampa la sindaca parlerà pubblicamente ai cittadini e alla stampa. Rincresce che un incontro privato voglia essere utilizzato per alimentare soltanto confusione nell’opinione pubblica proprio a ridosso dell’incontro con la stampa”.

    Malagò ha indetto una conferenza stampa al Coni in risposta a quella della Raggi. Ha cominciato spiegando perché l’incontro è saltato: “Dopo 37 minuti di attesa, alle 15.07, anche in considerazione del fatto che la sindaca aveva convocato una conferenza stampa per le 15.30, abbiamo deciso di andare via. Forse avremmo meritato più attenzione e anche più rispetto per quello che rappresentiamo”. Poi è entrato nel merito della questione Olimpiadi: “Siamo candidati perché sono cambiate le regole del gioco. Mi è dispiaciuto che Raggi non lo abbia ricordato. Questo è il punto centrale. Se non ci fosse stata Agenda 2020 nessuna città d’Italia poteva aspirare a candidarsi. Il budget della candidatura era meno di un decimo del budget di Sochi 2014. Era l’occasione, è l’occasione per dimostrare che c’è la possibilità di sistemare quelle cose che non c’è possibilità di risolvere se non si interviene con progetto come quello della candidatura. Perché la sindaca non si è seduta attorno a un tavolo con noi per capire le cose come stavano. Su tante cose, come nello sport, bisogna sapere di che cosa si parla. Ben venga chi ha il vessillo della trasparenza ma noi non dobbiamo organizzare le Olimpiadi ma decidere se sperare di organizzarle o staccare la spina. Consiglio alla sindaca di non presentare quella mozione in consiglio comunale. Non si vogliono fare le Olimpiadi ma non c’è un motivo vero. Se il motivo erano le ruberie noi diciamo gestitele voi. Quale migliore garanzia per chi è un baluardo della legalità? Vi sembra normale organizzare un incontro alle 14.30 su un tema così importante con una conferenza stampa già annunciata per le 15.30? Siamo seri, è tutto pretestuoso, tutto già scritto”.

    All’interno della giunta Raggi spicca la posizione dell’assessore Berdini che, in un’intervista al Corriere della Sera, si è detto favorevole ai Giochi: “Perché non accettare la sfida? Finalmente lo Stato ha messo un presidio per gli appalti pubblici. Dunque non capisco più quali siano le remore ad accettare che ci siano appalti pubblici anche importanti, come un’Olimpiade. Questa città ha un enorme bisogno, per uscire dal baratro di Mafia Capitale, di dimostrare che ha chiuso quel periodo e che invece guarda al futuro”.

    L’ennesimo problema politico per la Raggi potrebbe arrivare dalla Corte dei Conti. Se la sindaca decidesse di sconfessare le decisioni ufficiali a favore delle Olimpiadi prese dall’ex sindaco Ignazio Marino e dal commissario straordinario Francesco Paolo Tronca, entrerebbero in ballo i soldi. Tanti soldi: 15 milioni di euro. Per i preliminari alla candidatura erano stati stanziati 35 milioni, di cui circa 15 già spesi da quando Marino aveva detto sì. Insomma, se la Raggi dovesse ufficializzare il passo indietro potrebbe arrivare la richiesta di risarcimento da parte della Corte dei Conti. Che andrebbe a gravare ulteriormente sulle casse già disastrate della Capitale.

    Vediamo quali sono le ragioni principali di chi osteggia le Olimpiadi e di chi invece le appoggia. Spesso si tratta di considerare il rovescio della stessa medaglia.

    OLIMPIADI A ROMA: PERCHÉ NO
    - Saranno troppo dispendiose per una città con almeno 13 miliardi di debito pubblico. I costi delle nuove infrastrutture ricadranno sui cittadini e rischiano di ampliare la voragine del debito.
    - C’è un rischio concreto di speculazioni e infiltrazioni mafiose negli appalti, come spesso avviene in Italia. I precedenti di Mafia Capitale parlano chiaro.
    - A Roma mancano i servizi pubblici essenziali di una città moderna, in primis raccolta dei rifiuti e trasporto pubblico. Una città in queste condizioni, che già non è in grado di accogliere il normale turismo, come può reggere il flusso di gente legato alle Olimpiadi?
    - Troppo spesso le infrastrutture legate alle Olimpiadi (e a tutti i grandi eventi sportivi) degli anni passati si sono trasformate in costosissimi ruderi dismessi e inutilizzati.

    OLIMPIADI A ROMA? PERCHÉ SÌ
    - In caso di rifiuto alle Olimpiadi Roma potrebbe essere costretta a pagare una penale di minimo 15 milioni di euro.
    - Una giunta guidata da un sindaco serio e capace non impedisce grandi lavori pubblici per il rischio di speculazioni e infiltrazioni mafiose, ma approva i progetti vigilando affinché tutto resti limpido e legale.
    - Rifiutare le Olimpiadi è un danno per tutta l’Italia: Roma è stata scelta facendo cadere la candidatura di altre città italiane.
    - La creazione di nuove infrastrutture per le Olimpiadi potrebbe risolvere alcuni problemi strutturali della città. Potrebbe essere l’occasione, ad esempio, per strutturare un sistema di trasporto pubblico finalmente degno di una Capitale europea.

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