Legge sul Cyberbullismo approvata alla Camera: ecco come funziona

Legge sul Cyberbullismo approvata alla Camera: ecco come funziona

Qualcuno sostiene siano provvedimenti ai limiti della censura

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    Legge sul Cyberbullismo approvata alla Camera: ecco come funziona

    Con 242 sì, 73 no e 48 astensioni, la Camera dà il via libera alla legge sul cyberbullismo. Molti l’hanno già etichettata come la più pericolosa censura, mascherata da legge, della storia europea, che in realtà non argina il problema, bensì ne genera altri di ordine logistico e anche etico.

    Era attesa da più di un anno e ora, quella approvata martedì alla Camera è una normativa piuttosto ambigua, per qualcuno un vero e proprio ‘obbrobrio legislativo’. Era nata con l’intento di contrastare il cyberbullismo e di conseguenza tutelare i minorenni, ma in un secondo momento è stata ‘contaminata’ con la scelta di applicarla anche al mondo degli adulti.

    Ma come funziona quindi la nuova legge sul cyberbullismo?

    Partiamo dal primo articolo, che definisce l’identikit del bullo, che in questo caso è un cyberbullo: una persona che reiteratamente assume atteggiamenti aggressivi o compie vere e proprie molestie nei confronti di un soggetto, ovvero la vittima, che a causa dell’ansia generata dalle continue minacce, dai ricatti, dai furti o da altri danneggiamenti fisici o psicologici, è spinta all’isolamento.

    Nell’articolo 2, si definisce l’atto del cyberbullo: ‘Ai fini della presente legge, con il termine «bullismo» si intendono l’aggressione o la molestia reiterate, da parte di una singola persona o di un gruppo di persone, a danno di una o più vittime, anche al fine di provocare in esse sentimenti di ansia, di timore, di isolamento o di emarginazione, attraverso atti o comportamenti vessatori, pressioni e violenze fisiche o psicologiche, istigazione al suicidio o all’autolesionismo, minacce o ricatti, furti o danneggiamenti, offese o derisioni, anche aventi per oggetto la razza, la lingua, la religione, l’orientamento sessuale, l’opinione politica, l’aspetto fisico o le condizioni personali e sociali della vittima’.

    Chi è vittima di cyberbullismo, oppure il genitore o il tutore del minorenne, con questa legge potrà richiedere al gestore del sito internet o del social media di oscurare, rimuovere o bloccare i contenuti incriminati diffusi in rete, anche quando non è stato accertato reato di stalking, diffamazione, ingiuria. Se il gestore non provvederà alla rimozione richiesta entro 48 ore, la vittima potrà rivolgersi al Garante per la privacy, che avrà il potere e l’obbligo di intervenire direttamente entro le 48 ore successive.

    In caso di mancata rimozione del contenuto, nelle 24 successive alla richiesta potrebbero essere applicate sanzioni sino a 180mila euro. In questo modo, si genera una netta distanza tra chi ha le finanze per pagarsi un contenzioso legale e chi non ne possiede i mezzi ed è quindi costretto a rimuovere i contenuti immediatamente e senza battere ciglio.

    Ma non finisce qui: secondo la nuova normativa, entro trenta giorni dalla data di entrata in vigore della legge, i gestori dei siti dovranno creare delle specifiche procedure per l’accoglimento delle eventuali richieste e la gestione degli oscuramenti, ‘dandone informazione tramite avvisi chiari e di facile individuazione pubblicati nella pagina iniziale degli stessi siti’.

    Secondo l’esperto Innocenzo Genna, consultato da La Stampa, è altamente probabile che il testo della normativa, così come redatto a oggi, si presti facilmente ad abusi e facili interpretazioni fuorvianti, inoltre parla di ‘sicura incompatibilità con la Convenzione Europea dei diritti umani, che sancisce la libertà di opinione, e anche con la Direttiva europea 2000/31 sul commercio elettronico, che prevede meccanismi diversi per la rimozione dal web di contenuti illegittimi’.

    Stefano Quintarelli ha già proposto un emendamento alla legge che mitighi la relazione automatica mancanza di intervento – multa, optando piuttosto per un contenzioso civile, in tribunale di competenza, per chi ha ignorato la notifica.

    Inoltre la nuova legge contro il cyberbullismo, affonda il coltello anche sul reato di cyber-stalking: viene infatti rafforzata l’aggravante per gli atti persecutori online. In buona sostanza, lo stalker rischierà una pena detentiva da uno a sei anni. Una condanna simile ricadrà anche su chi si macchia dei reati di scambio di identità, divulgazione dei dati sensibili, diffusione di registrazioni carpite con violenza o minaccia.

    Inoltre, in caso di condanna, verrà automaticamente confiscato il computer, il telefono o il tablet con cui è stato commesso il reato.

    Se non è ancora stata esposta una querela o una denuncia, il questore potrà convocare lo ‘stalker’, per ammonirlo verbalmente, invitandolo a rispettare la legge. Se è minorenne dovrà essere accompagnato dal genitore.

    La legge interviene anche a sostegno dell’attività della Polizia postale e prevede un finanziamento di 220.000 euro per il triennio 2016-2018 a favore del Fondo per il contrasto alla pedo-pornografia su Internet.

    Infine, l’articolo 4 affida al Miur, l’onere di creare delle linee guida per combattere il fenomeno nelle scuole, attraverso la formazione del personale scolastico, forme di sostegno e rieducazione dei ragazzi coinvolti e l’elezione di un docente per ogni istituto, quale referente per le iniziative legate al bullismo e al cyberbullismo.

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