Le bugie dei politici mondiali più famose: dal Sexgate a ‘Ruby è la nipote di Mubarak’

Le bugie dei politici mondiali più famose: dal Sexgate a ‘Ruby è la nipote di Mubarak’

Vi ricordate le bufale sulle armi di distruzione di massa di Saddam?

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    Le bugie dei politici mondiali più famose: dal Sexgate a ‘Ruby è la nipote di Mubarak’

    I politici mondiali di bugie ne hanno raccontate e ne raccontano tante. Non parliamo dei dittatori, altrimenti la lista delle fandonie sarebbe infinita: del resto i regimi totalitari hanno sempre costruito le loro fondamenta su questo. Parliamo di quelle dei leader democratici che mentono sapendo di mentire. “Non ti far niuno scrupolo di mentire, ma quella menzogna, bada bene, bisogna che tu la vada ripetendo in tempo breve per due, tre, financo quattro volte e più di modo che, al fine, nelli orecchi di chi ti ascolta il falso si sarà trasformato in verità”, consigliava Il principe di Niccolò Machiavelli nel lontano 1513. Un trattato di dottrina politica preso alla lettera da troppi leader, e quasi mai per il bene della collettività. Abbiamo scelto per voi alcune bugie famose passate alla storia.

    Partiamo da quelle raccontate dall’ex presidente degli Stati Uniti Richard Nixon durante il Watergate. Stiamo parlando dello scandalo scoppiato nel 1972 dopo la scoperta di alcune intercettazioni illegali effettuate da uomini legati al Partito Repubblicano di Nixon all’interno del Comitato Nazionale Democratico. Obiettivo era il mantenimento del potere demolendo gli avversari politici (democratici ma anche i gruppi pacifisti che osteggiavano la guerra in Vietnam) attraverso attività di spionaggio e controllo. Ad accompagnare le vicende fu l’inchiesta giornalistica portata avanti due reporter, Bob Woodward e Carl Bernstein. Nixon fu accusato di abuso di potere, ostacolo al Congresso e alle indagini. Questo in particolare avvenne dopo la scoperta della cosiddetta “pistola fumante”, la registrazione di una vecchia conversazione in cui Nixon progettava con il capo dello staff della Casa Bianca H. R. Haldeman un piano per ostacolare le indagini. Inutile il tentativo del presidente di negare le sue responsabilità e insabbiare il caso: l’8 agosto 1974 si dimise per evitare l’impeachment.

    Monica Lewinsky: nel suo prossimo libro svelerà dettagli piccanti su Clinton

    Restiamo negli Stati Uniti e ricordiamo lo scandalo a sfondo sessuale che coinvolse Bill Clinton. L’ex presidente tradì la moglie Hillary Clinton (candidata democratica alle Presidenziali 2016) con la stagista Monica Lewinsky all’interno dello Studio Ovale. Ribattezzato poi sarcasticamente “studio orale”… Il Sexgate scoppiò nel 1998 ed ebbe risonanza mondiale. La Camera dei Rappresentanti sfiduciò Clinton per aver mentito sulla relazione. Il presidente fedifrago aveva infatti giurato: “Voglio dire una cosa agli americani. Ascoltatemi bene. Lo ripeto: non ho avuto rapporti sessuali con questa donna. Non ho chiesto a nessuno di mentire, non una sola volta: mai. Queste accuse sono false”. Gli avversari repubblicani avviarono la procedura di impeachment contro il presidente che però riuscì a salvarsi. Clinton in seguito ammise di avere avuto una “relazione fisica impropria” con la stagista, giustificando la menzogna con il fatto che non considerasse il sesso orale come un vero e proprio rapporto sessuale.

    Il suo successore George W. Bush giustificò la seconda guerra in Iraq, cominciata il 20 marzo 2003, con una bugia: raccontò che Saddam Hussein si stava dotando di armi di distruzione di massa. “Abbiamo ampie prove che Saddam Hussein possiede non solo armi chimiche e batteriologiche. Di che cos’altro abbiamo bisogno?” dichiarò in un vertice a Camp David in compagnia del premier britannico Tony Blair, nel settembre 2002. Bush si servì delle fantomatiche foto satellitari dei nuovi impianti atomici iracheni e di un falso dossier, quello relativo al Nigergate.

    Un dossier che rivelava un traffico di materiali nucleari tra il Niger e l’Iraq, rivelatosi però infondato.

    Bush e Blair

    Correlata alla bugia di Bush c’è quella dello stesso Tony Blair. Anche il premier inglese mentì a proposito delle armi di Saddam per giustificare l’intervento bellico accanto agli alleati a stelle e strisce. “Saddam – affermò Blair in un rapporto – farà tutto il possibile per nascondere le sue armi agli ispettori delle Nazioni Unite”. Armi inesistenti. Dodici anni dopo arrivò l’ “I’m sorry” alla CNN: “Mi scuso per il fatto che l’intelligence da noi ricevuta al riguardo fosse sbagliata. E mi scuso per alcuni degli errori che abbiamo fatto nella pianificazione e, certamente, per il nostro errore nel non comprendere cosa sarebbe accaduto in Iraq una volta che Saddam fosse stato rimosso dal potere. Ma faccio fatica a scusarmi per avere rimosso Saddam”.

    Berlusconi

    Grande amico di Bush e Blair è stato Silvio Berlusconi. E qui torniamo a casa nostra per parlare di un altro scandalo a luci rosse. Protagonista di una delle “cene galanti” nella villa di Arcore dell’ex premier fu la diciassettenne marocchina Karima El Mahroug. Meglio conosciuta come Ruby Rubacuori. La ragazza fu protagonista della clamorosa bugia di Berlusconi che la presentò come la nipote di Mubarak. Successe che la sera del 27 maggio 2010 la ragazza fu portata in questura a Milano per essere identificata, in quanto priva di documenti di riconoscimento e sospettata di furto. Berlusconi, avvertito dalla prostituta brasiliana Michelle Conceicao, telefonò al capo di gabinetto della questura insistendo affinché Ruby fosse affidata a Nicole Minetti invece che a una comunità per minorenni. Motivando la richiesta con il fatto che Ruby era nipote dell’allora presidente egiziano Hosni Mubarak e che voleva evitare incidenti diplomatici.

    Ci spostiamo infine in Spagna con la grande bufala raccontata dall’ex capo del governo José Maria Aznar all’indomani dell’attentato terroristico che colpì Madrid. L’11 marzo del 2004 i terroristi fecero saltare in aria quattro treni uccidendo 191 persone. L’attacco sconvolse il Paese proprio a tre giorni dalle elezioni politiche. Aznar, capo del Partito Popolare, imbrogliò gli spagnoli addossando le colpe dell’attacco non ai terroristi islamici di Al Qaeda ma all’ETA, l’organizzazione terroristica basca. Nonostante già nel giorno dell’attentato erano emersi troppi indizi che facevano capire chi fossero i veri responsabili. La tesi dell’ETA fu sostenuta anche da Mariano Rajoy, candidato del PP e scelto come successore di Aznar, che pagò la menzogna con la sconfitta alle elezioni. A salire al governo fu il socialista José Luis Rodríguez Zapatero, del PSOE. Sfavorito e dato per sconfitto fino al giorno degli attentati.

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